Molti commentatori politici sottolineano le contraddizioni esistenti nell’attuale maggioranza, sia fra i Partiti maggiori (ad esempio le posizioni molto divergenti assunte inizialmente sulla vicenda IMU), sia all’interno degli stessi (ad esempio la surreale richiesta di ineleggibilità di Berlusconi fatta dal Capogruppo PD al Senato Zanda “ a titolo personale” (sic!), dopo che su questo punto non si è eccepito per 20 anni e appena dopo aver fatto un governo con Berlusconi) e nel PDL ( le iniziative di piazza contro la magistratura con la presenza di ministri).
Queste contraddizioni, a detta di tali osservatori, potrebbero logorare rapidamente il fragile equilibrio che si è creato con l’”assunzione di responsabilità” che i maggiori partiti hanno dichiarato per dare vita al governo di larghe intese.
Non si può certo negare che esistano fibrillazioni e che queste rendano il percorso del Governo Letta più “in salita” di quanto inizialmente previsto, ma da qui a pensare che tali malesseri possano mettere seriamente a repentaglio la sopravvivenza del Governo ce ne corre e parecchio.
La situazione in cui si trovano attualmente PD e PDL ricorda “in piccolo” ( molto in piccolo) il rapporto fra URSS e USA ai tempi della Guerra Fredda: malgrado le fortissime tensioni, nessuna possibilità concreta di superare il “punto di non ritorno” perché entrambe in possesso di un deterrente micidiale.
Ma qual è il deterrente di cui dispongono i due contendenti nostrani?
Nel caso del PDL è il rilevante e crescente consenso che questa forza ha ( malgrado tutti processi in corso e forse anche a causa di essi) in base all’unanime valutazione delle intenzioni di voto fatte dai diversi Istituti che producono sondaggi politici. Se il PD volesse sfidare il PDL in una prova elettorale in tempi brevi e medi potrebbe uscirne frantumato, soprattutto se si votasse ancora con il porcellum.
Nel caso del PD il fatto che il Presidente Napolitano non consentirebbe mai una conclusione del Governo Letta prima del raggiungimento degli obiettivi di minima che sono stati i motivi della sua nascita. Se Napolitano si dimettesse, vi sarebbe la quasi certezza che, nell’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica, il PD e il M5S non ripeterebbero i clamorosi errori di strategia che li ha portati a far vincere Berlusconi. E per lui sarebbe davvero la fine.
C’è poi un altro potente fattore che lavora contro l’ipotesi di una caduta del Governo ed è la “pubblica opinione”, cioè quei molti milioni di cittadini di diversi orientamenti politici che, pur contestando la corruzione e la intrinseca debolezza della classe politica, hanno compreso e accettato, sia pure a malincuore, la necessità di dare il “via libera” alle larghe intese, in un contesto in cui sono presenti tre forze politiche di peso quasi equivalente, di cui una ha deciso di tenersi fuori dai giochi, sperando nel fallimento delle altre due.
In effetti se i partiti tradizionali fallissero anche in questo ultimo tentativo, il Movimento 5 Stelle potrebbe ottenere un successo elettorale travolgente che cambierebbe in modo radicale il quadro politico nazionale, con rilevanti ricadute anche a livello internazionale, e con i rischi che sono connaturati ad una forza politica nuovissima, che presenta rilevanti elementi di interesse ma non ha ancora compiuto il processo di maturazione necessario per guidare la “Nave Italia” nel mare procelloso che stiamo attraversando.
Data l’estrema consistenza e serietà di questi argomenti, i partiti che supportano il Governo hanno l’assoluta convenienza a far cessare una volta per tutte i toni stucchevolmente preelettorali che tuttora permangono nelle loro comunicazioni pubbliche, adottare un approccio di “basso profilo” e concentrarsi nel trovare soluzioni sostenibili. Non c’è dubbio che il cumulo di attese che si è creato e si è scaricato sul governo ( IMU, cassintegrati in deroga, esodati, precari, rimborsi alle imprese, ecc) comporta il rischio di far saltare i vincoli e gli impegni presi in sede europea. Come ha detto giustamente Letta “non possiamo fare miracoli”.
Se invece prevalesse la logica del’ “assalto alla diligenza”, la pagherebbero carissima.