Lanciare invettive contro i politici, comportamento assai diffuso in Italia, è come sparare alla Croce Rossa: è facile da farsi ma non aiuta a vincere le guerre. Se gli italiani vogliono vincere la guerra contro la crisi e contro il degrado della politica, devono lasciar perdere le invettive e valutare razionalmente i pro e i contro della situazione politica.
Contrariamente a quello che molti pensano, io ritengo che il bilancio postelettorale, per le forze della "strana maggioranza", sia sostanzialmente positivo per i seguenti motivi:
- Bisogna, anzitutto, dare atto a Berlusconi, Epifani e Monti di aver avuto coraggio nel rendere possibile il governo di larghe intese dopo venti anni di “guerra civile” fra le forze politiche e sotto la minaccia del “ciclone Grillo”. La loro azzardata scommessa è stata vincente: i più recenti sondaggi sulle intenzioni di voto dimostrano inequivocabilmente che le forze di maggioranza si sono complessivamente rafforzate e quelle di opposizione indebolite, il che significa che gli italiani hanno condiviso, sia pure “obtorto collo”, questa scelta.
- Occorre poi riconoscere che Berlusconi ha saputo tenere i nervi saldi a fronte della sentenza Ruby, il che ha consentito di evitare il coinvolgimento del governo nelle questioni giudiziarie. Anche chi, come me, considera abominevole lo stile di vita del Cavaliere e lo ritiene, per questo motivo, moralmente responsabile di una gravissima e forse irreversibile lesione dell’immagine internazionale del nostro Paese, non può non constatare che la predetta sentenza è una chiara provocazione: dare sette anni di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici ( più di quanto chiesto dalla pubblica accusa) per i reati di concussione e prostituzione minorile a fronte, per fare un esempio, degli otto anni inflitti agli assassini di Marta Russo, significa che c’è una parte, fortunatamente minoritaria, della magistratura che pretende di fare politica a suon di sentenze senza neppure rendersi conto che così facendo, ottiene l’effetto esattamente opposto a quello voluto: invece di abbattere il Cavaliere, ne ha fatto, a vita, il dominus della politica italiana.
- Va poi riconosciuto a Letta di aver ben operato, sul fronte europeo, per ottenere maggiore flessibilità a seguito della chiusura della procedura d'infrazione nei confronti del nostro Paese e di aver saputo interpretare al meglio la classica prassi democristiana del rinvio che non è, come molti pensano, sempre esecrabile ma è, in circostanza come le attuali, un’autentica virtù: lasciar decantare la situazione e far calmare le acque è servito a far comprendere anche ai “falchi “del PDL che, se i soldi per tagliare l’IMU e non aumentare l’IVA non ci sono, non si può crearli dal nulla con sparate demagogiche.
Sul piano dei “contro” vanno messi i seguenti aspetti:
- I tagli alla spesa pubblica non sono iniziati e i ministeri con portafoglio (11 su 13) non hanno ancora presentato i dati necessari per iniziare la “spending review”, tanto che la Presidente della Camera ha dovuto sollecitarli. Su questo punto Letta deve abbandonare i suoi toni felpati, in altri casi molto utili, e assumere un piglio più decisionista, imponendo il rispetto dei tempi.
Essendo escluso, pena una vera rivoluzione, un ulteriore inasprimento fiscale, questa è l’unica strada da battere per reperire le risorse necessarie al rilancio del sistema produttivo e, su questo piano, dobbiamo provvedere da soli, senza poter ricorrere ad aiuti esterni, come è avvenuto, invece, per le misure sul lavoro giovanile. Non ci si può comunque nascondere la difficoltà del compito, che non dipende solo dalle resistenze, spesso citate, della burocrazia statale, ma dal fatto che i tagli alle spese implicano necessariamente minori servizi erogati ai cittadini e minore occupazione, almeno nel breve termine.
- Anche i tagli ai costi della politica latitano: per quanto essi siano solo una frazione della spesa pubblica, hanno un alto valore simbolico che i politici non possono sottovalutare pena essere travolti dall’onda moralizzatrice del Movimento 5 Stelle che si appresta a restituire larga parte dei proventi dei parlamentari, dopo aver già rinunciato ai rimborsi elettorali.
- La riforma della legge elettorale è ancora in alto mare. il ministro Quagliariello ha detto parole chiare al riguardo: se non si modifica il meccanismo che ci ha portato al disastro e che può rendere illegittime, perché incostituzionali, elezioni fatte con il porcellum, non si può andare al voto nè ora né più avanti. Sono del tutto ingiustificate, invece, le condizioni poste da altri esponenti del PDL di legare necessariamente tale riforma alla preventiva definizione della forma di governo. Gli italiani non sono sciocchi: se dovesse prevalere questa logica strumentale, il PDL ( o Forza Italia, se questa sarà l’evoluzione) ne pagherà le conseguenze.
- La pressione delle lobby non è stata ancora contenuta: il disagio manifestato dal Ministro Cancellieri a propostito delle iniziative della classe forense ne è un indicatore. Un altro è la scandalosa pressione dei costruttori per imporre il "Far West" edilizio, denunciata nei precedenti post di questo blog.
- La pressione delle lobby non è stata ancora contenuta: il disagio manifestato dal Ministro Cancellieri a propostito delle iniziative della classe forense ne è un indicatore. Un altro è la scandalosa pressione dei costruttori per imporre il "Far West" edilizio, denunciata nei precedenti post di questo blog.
A mio avviso solo una decisa azione sui punti predetti può giustificare e garantire il permanere del governo di larghe intese. Ha ragione, a questo riguardo, il Senatore Monti a chiedere un cambio di passo alle forze di maggioranza ed ha torto chi lo critica dicendo che mette a repentaglio la tenuta del governo perché, anche senza i parlamentari di Scelta Civica, il governo godrebbe sempre di un’ampia maggioranza.
Il periodo di “rodaggio” delle larghe intese è concluso: ora serve un altro atto di coraggio che porti ad affrontare con determinazione almeno i nodi essenziali che ho ricordato: gli elettori sapranno premiarlo, anche se ne dovranno pagare il prezzo.
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