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lunedì 15 febbraio 2016

Il sorteggio: un contributo al rinnovamento democratico



Nel precedente articolo “Sorteggio qualificato, garanzia di competenza” , pubblicato il 26 dicembre 2015,sono state messe in evidenza le analogie e le differenze esistenti fra le realtà statuali di oggi e quelle dell’antica Atene democratica  nonché i necessari adattamenti che ciò comporta nei meccanismi partecipativi.
In questo scritto vogliamo  chiarire perché gli Stati odierni dell’Occidente non possono essere definiti democrazie  e cosa sta “bollendo in pentola” per rivitalizzare i sistemi rappresentativi.
Nei 2300 anni compresi fra il quinto secolo a.c. , che ha visto la nascita della democrazia ateniese , e la fine della Repubblica veneziana nel 1797, tutti gli stati almeno parzialmente democratici hanno sempre combinato le elezioni con il sorteggio,in quanto le prime consentono di scegliere i detentori di particolari incarichi secondo un procedimento necessariamente elitario (la “ferrea legge dell’oligarchia” enunciata da Robert Michels  nel lontano 1911),  mentre il secondo doffre a tutti i cittadini  coinvolti una chance di partecipare alla gestione della cosa pubblica.
E’ solo con le rivoluzioni antimonarchiche del settecento (americana e francese) che tale principio venne interrotto, in quanto l’emergente borghesia intese sottrarre il potere agli aristocratici ed attribuirselo, escludendo totalmente il popolo. Basta leggere cosa scrisse l’abate Syeyes dal cui pamphlet ”Cos’è il terzo Stato” ha preso le mosse la rivoluzione francese per capire le intenzioni dei rivoluzionari: “ La Francia non è e non deve essere una democrazia… il popolo, ripeto, in un Paese che non è una democrazia ( e la Francia non deve diventarne una) il popolo non può parlare e non deve agire se non attraverso i suoi rappresentanti”.
Oggi in Italia ci lamentiamo della “casta” ma la casta è esattamente il risultato che i rivoluzionari si ripromettevano di ottenere e quindi  si può ben dire che il loro disegno è andato a buon fine. Tale disegno è poi stato arricchito quando, a seguito dell’espansione del suffragio a categorie più ampie della popolazione, i politici hanno avuto l’ingegnosa trovata di etichettare e vendere  come “democrazia” un sistema di rappresentanza puramente elettivo che era stato concepito come antidoto alla stessa. Si è poi raggiunto il capolavoro quando si è riusciti a far inserire nella Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo il principio per cui la democrazia consiste “in libere elezioni tenute a scadenza periodica”. Da qui è nato il “fondamentalismo elettorale” che identifica le elezioni con la democrazia mentre il risultato che esse, da sole, ottengono è esattamente l’opposto.
Ma l’imbroglio ormai è evidente: l’unico potere democratico che hanno i cittadini è quello di mettere una crocetta su una scheda;  con tale azione inizia e contestualmente finisce il loro potere  che, da quel momento,  è completamente delegato ai “rappresentanti” ,  i quali in realtà rappresentano solo se stessi e l’elite di cui fanno parte.
Come ha ben scritto il filosofo francese Jacques Ranciére  nel libro “L’odio per la democrazia” gli Stati moderni non sono democrazie ma “stati oligarchici di diritto” i cui cittadini posseggono indubbi diritti politici, civili e sociali,  che peraltro non cambiano  di un millimetro la loro sostanziale impotenza di incidere sulle scelte politiche.
Negli ultimi decenni  vi sono state, in molti Paesi, numerose ed efficaci  esperienze di partecipazione sia a livello locale che nazionale. Solo per citare due esempi:  a New York una “giuria “ composta da cittadini sorteggiati ha discusso la destinazione da dare  a “Ground Zero”, cioè lo spazio su cui sorgevano le torri gemelle e le sue proposte sono state adottate dalla Città di New York. In Irlanda  un gruppo misto, composto di 66 cittadini sorteggiati e da 33 politici, ha elaborato una parziale riforma della Costituzione che ha comportato forti innovazioni rispetto alla tradizione culturale del Paese, come ad esempio  il riconoscimento delle unioni omosessuali. La riforma è stata approvata tramite un referendum tenuto nell’agosto 2015  con oltre il 70% dei voti.
In Italia  la Regione toscana si è dotata di un’apposita legge per favorire la partecipazione dei cittadini  ed ha già supportato vari progetti, attivando un dibattito pubblico su grandi interventi infrastrutturali e  finanziando processi partecipativi a livello  locale, basati sull’autoselezione dei partecipanti o sul sorteggio di un campione stratificato della popolazione di riferimento.
E’ stato anche proposto da alcuni studiosi, durante la discussione sulla riforma del Senato ,di valutare l’inserimento di una quota di cittadini sorteggiati in tale assemblea. Anche se la proposta non è stata accolta, essa indica una crescente legittimazione del sorteggio  che potrà avere interessanti sviluppi.

mercoledì 3 febbraio 2016

Dove sbaglia Angela Merkel



Chi legge da tempo il mio blog sa che, nel 2011-2012, ho scritto alcuni articoli favorevoli alla politica di rigore nei bilanci propugnata da Angela Merkel  che è servita, a mio avviso,  ad evitare il default del nostro Paese e, di conseguenza, la disgregazione della Zona Euro, anche se la ricetta è stata per noi  molto dolorosa e non sono mancati gli errori anche gravi (vedi: esodati).
Nel periodo successivo ho notato però  che tale politica veniva mantenuta, con rigidità teutonica,  anche a fronte di evidenti variazioni nel contesto economico-finanziario e in particolare della situazione deflattiva che rischiava di portare ad un avvitamento dell’economia della Zona Euro e in particolare dei paesi ad alto debito come il nostro.  Ciò mi ha insinuato dubbi sulla capacità della Cancelliera di governare una situazione complessa che richiede prontezza di reazione e unità d’intenti. Invece di condividere con i partner europei le mosse da fare, la Cancelliera ha fatto sua l’indicazione data alcuni anni fa da un esponente politico tedesco in un dibattito parlamentare sull’Europa: “Wir mussen fuhren”, cioè  “noi dobbiamo comandare”. E lo ha fatto, volta a volta, in solitudine o con l’appoggio ancillare della Francia o con improvvisati ed improvvidi vertici a tre o a quattro: si veda ad esempio il vertice sull’immigrazione con Hollande /Juncker e senza l’Italia, che in quel momento stava sopportando l’onere maggiore della pressione migratoria.
Altro punto critico del rapporto della Germania con i partner è il modo come è stata gestita la crisi bancaria a seguito dello shock iniziato nel 2008: questo Paese ha messo a disposizione risorse pubbliche pari a 260 miliardi di euro per salvare il dissestato sistema delle Landesbanken ma, dopo aver compiuto questa operazione ha fatto adottare da Bruxelles norme che vietano il ricorso ad aiuti di Stato per le banche e non solo, il che mette in difficoltà il nostro Paese che ha speso appena  4 miliardi per il Monte dei Paschi ed ora si trova alle prese con il problema ILVA sul quale non abbiamo margini di manovra.
Altro provvedimento sponsorizzato dalla Cancelliera è stato il famigerato “bail-in” che comporta il concorso nel salvataggio delle banche non solo degli azionisti e dei creditori possessori di obbligazioni  di tali istituti ma addirittura dei correntisti che non sono affatto dei creditori, ma solo dei depositanti come i detentori di un deposito titoli e che non possono pertanto essere penalizzati in una grande ammucchiata.
C’è poi il macroscopico errore compiuto sul tema dell’immigrazione: poco dopo aver detto ad una giovane profuga siriana che stava per essere espulsa “non possiamo accogliere tutti”, ha cambiato totalmente direzione dicendo “accoglieremo tutti i profughi siriani” il che ha messo in moto in Siria e in altri  Paesi dove regnano guerre e instabilità, una corsa verso l’Europa che potrebbe travolgere, oltre al trattato di Schengen già sospeso in vari  Paesi, anche l’intera costruzione europea. Mentre un leader religioso può, appellandosi alle coscienze, predicare un’accoglienza senza limiti, un leader politico deve tenere in conto le possibili conseguenze di quanto afferma. Cosa che non è avvenuta.
E si potrebbe continuare.
A fronte di questa situazione bene ha fatto il premier Renzi a mettere dei paletti che ripristinino quella condivisione che è indispensabile in una aggregazione di Stati sovrani e  a ribadirli nell’incontro bilaterale con la Cancelliera tedesca del 29 gennaio. La Germania può e deve esercitare l’influenza che deriva dalla sua dimensione e dalla sua potenza economica, ma non può e non deve comandare da sola, neppure con le buone  maniere come suggerito  in un articolo della Frankfurter Allgemeine Zeitung del giugno 2015  “La Germania deve pertanto comandare da sola in Europa , con dolcezza e senza ostentazione” .

giovedì 21 gennaio 2016

Sindaca di Colonia: un esempio da non imitare



http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/large/public/foto/2016/01/06/1452093382-ansa-20160106161038-16913729.jpg


Di seguito sono riportati due articoli, tratti da Il Giornale e da Huffington Post, riguardanti le incredibili misure predisposte dalla sindaca di Colonia dopo le molestie sessuali di capodanno. Invece che contrastare i molestatori si chiede alle donne di  rinunciare alle proprie libertà.. Il fatto che, dopo violente critiche ricevute, abbia compiuto un passo indietro sulla questione è ininfluente: ciò che conta non è quello che dice ora per convenienza, ma quello che sente e che l’ha indotta all’improvvida decisione.
E' questo abnorme cedimento psicologico che va strenuamante combattuto in Europa perchè, dopo l'implicita  sottomissione, c'è solo la resa senza condizioni ai violenti e agli eventuali mandanti.
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Colonia: introdotto un codice di comportamento per le donne per evitare gli stupri
Il sindaco della città annuncia una serie di regole per evitare il ripetersi delle violenze di Capodanno: vietato girare da sole e dare confidenza agli stranieri
Luca Steinmann - Mer, 06/01/2016 - 19:02
L’amministrazione della città di Colonia ha annunciato che, a seguito delle violenze della notte di Capodanno, introdurrà un codice di comportamento per le donne e le bambine per scongiurare la possibilità che queste siano vittime di stupri o violenze.
Ad annunciarlo è il sindaco della città Henriette Reker, che si è riunita ieri con i massimi esponenti delle forze dell’ordine locali, con i quali ha stabilito di introdurre nuove misure di sicurezza e dichiarato lo stato d’emergenza. La decisione è stata presa dopo che, durante la notte di San Silvestro, la stazione della città è caduta sotto il controllo di circa mille persone di origine mediorientale, che hanno importunato e derubato oltre 100 ragazze. “E’ importante prevenire questi incidenti” ha detto il sindaco.
Il nuovo pacchetto sicurezza prevede anche l’introduzione di un codice di comportamento al quale le donne si devono attenere. Esso verrà presto reso disponibile su internet e le esorterà a mantenersi a “distanza di sicurezza da persone dall’aspetto straniero, di non girare per le strade da sole ma sempre in gruppo, di chiedere aiuto ai passanti in caso di difficoltà, di informare immediatamente la polizia in caso notino persone sospette e di non assumere in pubblico atteggiamenti che possano essere fraintesi da persone di culture altre (andere Kulturkreise)”.
Durante le celebrazioni del Carnevale, uno degli eventi più celebri e tradizionali della città che si terrà a febbraio, verrà aumentata la presenza delle forze dell’ordine sul territorio, il cui compito principale sarà quello di monitorare le persone che si ritiene possano agire nuovamente come a Capodanno. Un occhio di riguardo verrà dato alle persone di origini mediorientali.
Il sindaco ha sottolineato che le misure introdotte non hanno alcuno sfondo razzista o xenofobo. “Non tutti gli aggressori sono dei rifugiati giunti da poco in Germania. Alcuni di loro erano già da tempo conosciuti alle forze dell’ordine. Se alcuni richiedenti di asilo sono colpevoli verranno presi provvedimenti, ma ciò non deve indurre a reazioni discriminatorie nei loro confronti”.
Heriette Beck è da sempre un’attiva sostenitrice e fautrice delle politiche di accoglienza dei migranti. Per questo lo scorso ottobre era stata gravemente ferita da un estremista di destra, che l’aveva accoltellata alla gola lasciandola in fin di vita per diverso tempo.
15 gennaio 2016 Huffpost Italy

Il consiglio anti-stupro della sindaca di Colonia è roba da Medioevo

Pubblicato: 06/01/2016 15:44 CET Aggiornato: 06/01/2016 15:44 CET
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A volte succede. Quando accadono episodi bestiali come le molestie sessuali di massa a Colonia nella notte di Capodanno, la tentazione di rispondere con misure medievali è molto forte.
Eppure sorprende che a cadere in questa tentazione sia la sindaca di Colonia, Henriette Reker, avvocata e donna certamente di aperte vedute. Probabilmente scossa per quanto accaduto nella sua città, Reker ha annunciato un codice anti-stupro per le donne che verrà messo online sul sito del Comune: "E' importante prevenire questo tipo di incidenti", ha detto.
Tra i consigli che andranno a formare il "codice di condotta" c'è anche quello di tenersi lontane dagli sconosciuti "a una distanza equivalente a un braccio", oltre a rimanere vicine al proprio gruppo di amici, chiedere aiuto ai passanti se necessario e denunciare alla polizia qualsiasi tipo di molestia sessuale.
Sembrano suggerimenti di buon senso, in realtà potrebbero essere stati pensati a Raqqa, oppure a Teheran. Perché invece di stigmatizzare gli uomini che hanno commesso questi atti di molestia, in gruppo come le fiere, la sindaca preferisce focalizzare la propria attenzione sulle probabili vittime di queste aggressioni, e cioè le donne, dando a loro il compito di prevenire in parte le possibili violenze. Fortunatamente la Reker non suggerisce alle ragazze di evitare le minigonne, ma poco ci manca.
Henriette Reker è appena stata eletta, e proprio alla vigilia della sua vittoria è stata vittima di una aggressione xenofoba poiché appoggia l'accoglienza e l'integrazione dei rifugiati. Probabilmente per evitare pericolose sovrapposizioni tra gli stupratori di Capodanno e i profughi, ha deciso di eliminare dal discorso gli autori delle violenze sessuali.
Ma in questo modo ha compiuto un errore culturale madornale, solitamente attribuito alle persone meno civilizzate e meno avanzate in materia di diritti delle donne: l'errore è quello di pensare che deve essere prima di tutto la donna a evitare qualsiasi atteggiamento o comportamento che potrebbe metterla nel pericolo di subìre una molestia.
Questo tipo di atteggiamento culturale sta alla base del burqa e delle limitazioni che in molti paesi di cultura musulmana sono la normalità per le donne: perché l'uomo è considerato incapace di trattenere gli impulsi, esattamente come è accaduto nella notte di Capodanno a Colonia, e dunque deve essere la controparte femminile a prendere sensati e razionali provvedimenti.
Purtroppo è un sostrato culturale ben presente anche in Occidente, e lo dimostrano le accuse "di popolo" che a volte vengono rivolte alle donne stuprate, prese poco seriamente o comunque accusate di una certa complicità con i carnefici.
La sindaca Reker forse pensa che stare lontane dagli sconosciuti - bianchi, arabi o neri che siano - faciliterà le cose. Forse pensa che negli autobus all'ora di punta ci saranno meno mani morte e meno abusi sessuali perché le ragazze saranno più accorte - oh, come non averci pensato prima! Forse spera che nessun potenziale stupratore si avvicinerà, se vedrà la reticenza e l'accortezza della vittima. Non stupisce che in Germania il "consiglio" sia subissato di critiche e venga già ridicolizzato ovunque.

giovedì 14 gennaio 2016

Fatti di Colonia: ci vuole chiarezza


Criminalizzare intere categorie di persone (i rifugiati, gli immigrati, i mussulmani) per quanto accaduto la notte di Capodanno, come fanno alcune forze politiche, è indecente.
Ma altrettanto indecente è il sistematico tentativo di minimizzare l’accaduto, forse nel vano tentativo di non allarmare ulteriormente l’opinione pubblica, ma ottenendo nei fatti l’esatto opposto.
Ci ha tentato, all’inizio, il capo della polizia della città tedesca (poi rimosso), la cui reticenza ha impedito alla notizia di emergere sui media per quasi una settimana. Poi il testimone è stato preso dalle autorità politiche che, pur riconoscendo e stigmatizzando la gravità delle aggressioni subite da centinaia di donne  in oltre dieci città europee ( più di 500 solo a Colonia), hanno sostenuto per un certo tempo l’inverosimile tesi che le aggressioni non sarebbero state organizzate. Solo dieci giorni dopo i fatti il Ministro della Giustizia tedesco ha affermato, in contrasto alla posizione fin lì dominante. “ non credo non ci sia stato un accordo o che la cosa non sia stata preparata”.
Se ci domandiamo il perché di tale reticenza, possiamo trovarlo nel fatto che dietro alla spiegazione ora emergente (un’azione organizzata attraverso i social network e poi diventata virale all’interno di una o più comunità) , potrebbe esservene  un’altra assai più preoccupante e cioè l’avvio di un nuovo fronte nella guerra dichiarata dall’Islam radicale contro l’occidente, che si avvarrebbe – secondo la teorizzazione fatta oltre dieci anni fa da uno degli ideologi più estremisti – di tre armi: quella demografica, per l’espansione crescente della componente mussulmana della popolazione europea ( nel 2050 la maggioranza degli svedesi  apparterrà a questa comunità), ora spinta anche dalla politica  della Merkel; quella terroristica che, con i fatti di Parigi ha fatto un salto di qualità e quella psicologica, iniziata con gli sgozzamenti in diretta TV. Il fatto preoccupante è che, pur essendo le aggressioni di Colonia assai meno gravi di quelle cruente di Parigi, potrebbero inscriversi nel filone della guerra psicologica mirante a instillare incertezza e paura in strati diffusi della popolazione.
C’è da augurarsi che l’ipotesi fatta non sia confermata e che si sia trattato soltanto di una specie di gigantesco “rave party” finito male.  Ma quello che è certo è che non bisogna più indulgere, in omaggio ad un risibile “politically correct”, nell’autocensura per non “mancare di rispetto” ad una o più comunità straniere. Se si insistesse in questo demenziale atteggiamento, quello che può essere stato solo un grave incidente, potrebbe diventare lo stimolo per nuove e magari più pericolose provocazioni.
Il nocciolo del problema, come ha ben detto Ernesto Galli della Loggia in un editoriale sul Corriere della Sera è che, accertato il totale fallimento del multiculturalismo, cioè della convivenza in uno stesso Stato di più comunità fra loro  separate (che ha portato ad esempio in Gran Bretagna a diffusi comportamenti illegali: infibulazione, poligamia, tribunali islamici, tollerati dalla autorità), non resta che l’integrazione degli stranieri, il che però comporta, da parte loro, di accettare i valori fondanti delle nazioni che li accolgono e di rinunciare, pertanto, ad alcuni dei propri. Senza questa rinuncia l’integrazione non esiste.
Il problema è che molte comunità straniere, provenienti da Paesi in cui religione e Stato coincidono, non sono intenzionate a mettere in discussione i propri valori, perché li ritengono non  negoziabili. E’ questo il tema che le Istituzioni e l’opinione pubblica europea dovrebbero affrontare a viso aperto e senza infingimenti. Altrimenti saranno guai.