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giovedì 27 dicembre 2012

Agenda Monti: occorre una lista unica


Il dado è tratto: con il suo tweet di Natale  Monti è  “salito in politica”  col motto “ lamentarsi non serve, spendersi sì” e non ha imbarcato i voltagabbana, come auspicato nel mio post precedente.
E’ una scelta coraggiosa perché Monti non può contare su una propria  base elettorale di partenza, ma soltanto sulla volontaria adesione alla sua agenda di forze politiche e sociali variegate e deve sperare che la sua scelta di rivolgersi con chiarezza ai cittadini, già provati dalla politica di rigore, si riveli vincente, malgrado egli non li lusinghi con facili promesse.
D’altronde non è più tempo di facili promesse. In un recente sondaggio, il Corriere della sera ha chiesto ai suoi lettori se avesse ragione Berlusconi proponendo di eliminare l’IMU e ridurre la pressione fiscale : il 90% ha detto di no. Ciò segnala una diffusa consapevolezza che la demagogia ci porterebbe definitivamente alla rovina e che il difficile percorso di risanamento delle finanza pubbliche intrapreso dal Governo tecnico deve essere proseguito dal governo politico che gli succederà, in quanto il peso del nostro debito non consente cedimenti.
Scrivevo al riguardo in un post precedente (“La Grande coalizione” del 24 luglio 2012) quanto segue:
“Il rientro da una follia collettiva che è durata oltre 30 anni richiederà necessariamente tempi lunghi ed un assetto politico ben diverso da quello che ci ha portato sull'orlo del baratro. Invece di una lotta politica apparentemente esasperata sul proscenio e totalmente disattesa dietro le quinte, occorrerà un approccio meno demagogico e  più trasparente, capace di dire ai cittadini la verità: i sacrifici da fare saranno ancora molti e per molto tempo perchè il nostro Paese ha vissuto troppo a lungo al di sopra dei propri mezzi. Solo un doloroso ma salutare rigore ci porterà a risorgere.
Monti è stato criticato per aver detto che "il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni", ma io sono d'accordo con lui.
Abbiamo bisogno di statisti.”

La sfida che Monti ha lanciato alle forze politiche è  proprio da statista: uscire dalla logica del consenso a breve termine, ottenuto invariabilmente a carico del debito pubblico e, quindi, delle prossime generazioni, per costruire un consenso sulle scelte di lungo termine necessarie a riacquistare competitività e peso internazionale e garantire un futuro ai giovani. Per fare ciò ha stabilito dei “paletti” all’interno dei quali dovrebbero  porsi i partiti per poter credibilmente competere per la guida del Paese. Cito, a questo proposito due articoli: il primo di Maurizio Ferrera sul Corriere del 24 dicembre:

“Il Presidente del Consiglio non lo ha detto esplicitamente, ma ha fatto capire che c’è una “Cornice Monti” e, al suo interno, una più specifica “agenda”. La cornice definisce un perimetro di ragionevolezza programmatica di base e comprende essenzialmente due elementi: il rispetto del quadro di riferimento europeo…..e……..il mantenimento dell’IMU ….perchè è diventata un simbolo di serietà fiscale e di impegno al risanamento.”

Il secondo di Massimo Giannini su La Repubblica del 24 dicembre:

“Da ieri il quadro politico è già cambiato……….grazie a Monti il bipolarismo italiano è già diverso da quello che abbiamo conosciuto negli ultimi venti anni. Con la definitiva esclusione della destra forza-leghista dal perimetro della governabilità, cade quella “anomalia necessaria”che ha giustificato le Larghe intese di un anno fa”.

Naturalmente ora la parola spetta agli elettori: se premieranno la forza politica che si sta costruendo in relazione all’ “agenda Monti” e confermeranno quanto i sondaggi dicono circa il successo del PD, si porranno le basi per un nuovo contesto politico in cui competeranno per il governo del Paese una forza politica di centrosinistra ed una di centro, in attesa che in futuro anche la destra possa porsi all’interno del “perimetro di ragionevolezza programmatica” citato in precedenza, dal quale si è autoesclusa a seguito delle posizioni massimaliste assunte.
Per il successo della formazione di centro è però indispensabile la costituzione di una Lista unica, non solo al Senato dove essa è imposta dai meccanismi elettorali del “porcellum”, ma anche alla Camera, dove c’è più libertà di azione. Le resistenze alla lista unica vengono, in parte,  dall’UDC e da FLI  che vorrebbe mantenere la possibilità di scegliere i propri candidati e, in parte, da Italia Futura che non vorrebbe confondersi con i partiti tradizionali della coalizione.
Queste resistenze devono comunque essere superate perché solo un’identità forte e visibile del Centro può sperare di attrarre il voto degli indecisi e di coloro che sono propensi ad astenersi dal voto, nonché  di coloro che sono insoddisfatti delle posizioni assunte dai loro partiti di riferimento. Su questo punto non vi possono essere tentennamenti e non credo che Monti li avrà.


lunedì 17 dicembre 2012

Monti non imbarchi i voltagabbana

Stiamo assistendo in questi giorni a un vero e proprio "teatro dell'assurdo": dopo aver fatto cadere il Governo Monti usando, fra l'altro, espressioni molto offensive nei suoi confronti e critiche pesantissime sull'operato del Governo, al quale avevano dato peraltro supporto per quasi un anno, molti esponenti del PDL, Berlusconi in testa, si stanno spendendo in sperticate lodi del Presidente del Consiglio che viene da loro visto come l'unico in grado di "unificare tutti i moderati".
A parte il fatto che non si vede cosa vi sia di moderato nel PDL, a partire dalle tristi vicende personali del suo leader, che ha pensato tardivamente di scusarsi, addossando però la colpa delle sue " allegre serate" alla magistratura che gli avrebbe teso una trappola, è chiaro che, se Monti, presentando la sua "agenda" ai partiti, accettasse davvero il supporto di chiunque, anche di chi lo ha affossato, non farebbe molta strada e offrirebbe un incredibile "assist" al Movimento 5 Stelle.

Il PDL darebbe davvero segno di moderazione se la smettesse una buona volta di "prendere per i fondelli" i suoi stessi (ex?) elettori con le solite vacue promesse di eliminare l'IMU e di ridurre le tasse di un punto all'anno e si rendesse conto che, per riscattarsi dei danni prodotti, deve mettere in conto di "saltare un giro".
E'chiaro che i cittadini, anche coloro che in passato hanno, in una o più occasioni, dato fiducia al Cavaliere, non sono più disposti ad accettare le sue illusorie affermazioni ( ad esempio, l'ormai mitica negazione della crisi "perchè i ristoranti sono pieni") e quelle dei suoi epigoni: trattare i cittadini come "minus habens" non porterà certo fortuna elettorale al PDL.
Cito dall'interessante editoriale odierno di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera un caso emblematico della schizofrenia in atto nel PDL:

"Monti è ok, la sua agenda è la nostra": parola di Renato Brunetta. Chi ieri ha letto questo tweet dell'ex Ministro della Funzione Pubblica si dev'essere chiesto se l'ha scritto lo stesso Brunetta che soltanto quattro giorni prima rivendicava sul Corriere di aver convinto Berlusconi a staccare la spina. " Sostenere Monti non è stato solo una cosa assolutamente sbagliata, ma anche spaventosamente negativa per il PDL e per l'Italia", sentenziava Brunetta.

Dato che Monti ha chiesto agli Italiani di fare grossi sacrifici per salvare il Paese dal default e molti hanno, sia pure con fatica, accettato la drastica cura dell'austerità, il requisito minimale che deve essere soddisfatto da chiunque aspiri ad un ruolo politico significativo nella prossima legislatura è la serietà: chi, come gli esponenti citati e molti altri, continua a dare pessima prova di sè cercando di "imbrogliare le carte", non può far parte , ad alcun titolo, di una futura coalizione di governo.

Se il Presidente del Consiglio passasse sopra al requisito predetto, metterebbe a serio repentaglio la sua indubbia credibilità e la sua possibilità di riconferma e vedrebbe necessariamente crescere la massa di coloro che intendono contestare radicalmente il presente, screditato sistema politico.





giovedì 6 dicembre 2012

Lettera a Bersani sul finanziamento ai partiti

Milano, 6 dicembre 2012

All’Onorevole
Pier Luigi Bersani

p.c.:
Direttori dei maggiori quotidiani:
Mario Calabresi – La Stampa
Ferruccio De Bortoli – Corriere della Sera
Ezio Mauro – La Repubblica

Oggetto: finanziamento ai partiti

Onorevole Bersani,
desidero anzitutto farLe vivi complimenti per la netta vittoria alle primarie del centrosinistra, che rafforza le Sue legittime aspettative di concorrere con successo alla leadership del Paese, in occasione delle prossime elezioni politiche.
Ritengo, come molti lettori del mio blog  e, credo, gran parte dei cittadini, che il futuro capo del Governo debba soddisfare anzitutto il requisito di rispettare la volontà degli elettori.
Sul tema del finanziamento ai partiti gli elettori si sono inequivocabilmente espressi, nel 1993, tramite un referendum che, con oltre il 90% dei voti, lo ha cancellato
Già otto mesi dopo tale evento i partiti, senza eccezioni, hanno approvato in Parlamento nuove norme che ripristinavano le erogazioni, chiamandole furbescamente “ rimborsi elettorali”. Non mi dilungo sulla questione, che Lei conosce bene, e mi limito ad aggiungere che i ripetuti aumenti di tali elargizioni hanno messo a disposizione dei partiti, non solo quelli attivi ma anche quelli defunti, somme spropositate che sono state l’occasione e lo stimolo del diffuso malaffare che abbiamo rilevato, soprattutto negli ultimi tempi, dalle cronache politiche e giudiziarie.
A fronte di questa situazione riteniamo insoddisfacente la posizione da Lei assunta al riguardo durante il confronto televisivo con Matteo Renzi. Ho scritto, a tale proposito nell’ultimo post del mio blog ,quanto segue:



  Su quella base si può già trarre una conclusione: se al ballottaggio vincesse Bersani, che è favorevole  al finanziamento e propone un' insufficiente riduzione dello stesso, il PD dovrebbe essere bocciato, alle prossime consultazioni politiche, dagli elettori che considerano prioritario il tema in oggetto; se vincesse Renzi, che è favorevole alla cancellazione totale del finanziamento pubblico, anche per rispettare la volontà espressa dagli elettori nell'apposito referendum, dovrebbe essere promosso”

Desidero motivare tale conclusione dicendo che l’argomentazione centrale da Lei usata, per spiegare il suo orientamento favorevole al finanziamento pubblico, e cioè la necessità di “ non consentire solo ai ricchi di fare politica” , non regge. Infatti gli eletti  - da qualunque fascia sociale provengano - godono di retribuzioni e di privilegi notoriamente eccessivi  e quindi non hanno certamente problemi economici nello svolgimento della loro attività politica.
Se la Sua argomentazione intendeva invece esprimere la necessità di sostenere gli apparati di partito, l’ ammontare da Lei  ritenuto appropriato (la metà di quello attuale) è esorbitante, in quanto è comunque il doppio delle spese elettorali denunciate dai partiti, che sono state esposte, peraltro,  con grande larghezza e, spesso, senza pezze giustificative e senza alcun controllo.
Non bisogna dimenticare, inoltre, che i partiti tradizionali sono fortemente sfidati dal Movimento 5 Stelle che, rinunciando totalmente ai finanziamenti pubblici e decurtando gli stipendi dei propri eletti,  ha dimostrato che tutti possono fare politica con risorse nettamente ridimensionate  rispetto a quelle correnti ed inoltre che, usando la Rete, i costi della politica possono essere ulteriormente ridotti. Se tale sfida non viene raccolta, una gran parte degli elettori sceglierà questa forza politica come unico modo per manifestare il proprio dissenso contro il “sistema”.
Avendo Lei recentemente dichiarato che il PD si propone un forte rinnovamento, in vista delle prossime scadenze elettorali, è essenziale che  ci si muova in tale direzione anche per il tema in oggetto, che è quello che sta maggiormente a cuore ai cittadini e che è per loro l’indicatore essenziale della credibilità delle forze politiche.
La invito, quindi, a riesaminare l’orientamento del partito nelle sedi opportune,  tenendo anche conto di quanto sostenuto da Matteo Renzi, in modo da proporre ai cittadini una soluzione che sia per loro allettante. Se il PD riuscisse in questo intento,  potrebbe riavvicinare alla politica molti elettori che ne sono attualmente disgustati.
Le segnalo che un lettore del mio blog ha dato un utile suggerimento che potrebbe essere la base  per la sostituzione del finanziamento pubblico con quello privato, che è la norma nelle attuali  democrazie occidentali più mature:  dare ai contribuenti la possibilità di destinare l’8 per mille del  loro reddito Irpef anziché genericamente allo Stato, a specifiche forze politiche. Questa soluzione presenta diversi vantaggi:
-       non aggiunge nuovi oneri ai contribuenti
-       permette di focalizzare meglio il loro contributo
-       sarebbe presumibilmente gradito alle forze politiche
-       istituirebbe una forma di finanziamento continuativa, cui potrebbero affiancarsi ulteriori contributi  privati volontari in occasione delle consultazioni elettorali
Il blog seguirà con attenzione le dichiarazioni che verranno fatte, su questo tema, da Lei e da altri esponenti del PD e altrettanto verrà fatto nei confronti delle altre forze politiche alle quali rivolgeremo, in forme analoghe,  la richiesta di una precisa presa di posizione sul finanziamento ai partiti.
Nel ringraziarLa della cortese attenzione e augurandole buon lavoro, Le porgo i più cordiali saluti.

Roberto Barabino

Blog “ La politica dei cittadini” – www.civicum.blogspot.it


lunedì 3 dicembre 2012

Taglio ai costi della politica


Riproduco integralmente l'ironico articolo di Massimo Gramellini, dal titolo" L'ultimo treno ",  pubblicato il 30 novembre nella rubrica quotidiana "Buongiorno", collocata nella  prima pagina de "La Stampa" :

" Come Bertoldo che non riusciva mai a trovare l'albero a cui impiccarsi, il Senato ha rinviato a martedì il voto di fiducia sul decreto che taglia i costi della politica, a causa di uno sciopero dei treni.
Sono venuto a capo per consentirvi di smaltire l'incredulità: Martedì cosa s'inventeranno, un'indigestione di cozze collettiva? Oltretutto pare che la storia dello sciopero sia stata raffazzonata lì per lì, pur di nascondere i dissidi interni ai partiti e giustificare la più politica delle arti: il rinvio. Ma come fanno a non capire che qualunque verità risulterebbe meno fastidiosa di quella penosa bugia? Un Paese dove un operaio scompare in mare durante la bufera cadendo da una gru su cui non doveva nemmeno stare, e dove una barista pendolare muore di stanchezza alla fermata della metro dopo essersi alzata per l'ennesima volta di domenica alle quattro del mattino,ecco, un Paese così serio e duramente provato pretende di non essere offeso dagli sfoggi di tracotanza di coloro che dovrebbero fornire il buon esempio. Questa era davvero l'ultima occasione per un colpo d'ala. Immaginate il presidente dell' assemblea Schifani che annuncia alle telecamere: "Abbiamo deciso all'unanimità di restare a Roma nel  weekend per votare una legge tanto attesa dall'opinione pubblica. Il Senato rimane aperto sabato e domenica. Invito i cittadini ad assistere dai palchi al nostro lavoro". Non dico che si sarebbero guadagnati la rielezione, ma uno sconto del venti per cento sulle pernacchie sì. Così invece niente, neanche la mancia":

Sul tema segnalo anche l'ultimo commento al post precedente, in cui ho indicato le posizioni di Bersani e Renzi in merito al finanziamento ai partiti, emerse dal loro recente confronto televisivo.  Su quella base si può già trarre una conclusione: se al ballottaggio vincesse Bersani, che è favorevole  al finanziamento e propone un' insufficiente riduzione dello stesso, il PD dovrebbe essere bocciato, alle prossime consultazioni politiche, dagli elettori che considerano prioritario il tema in oggetto; se vincesse Renzi, che è favorevole alla cancellazione totale del finanziamento pubblico, anche per rispettare la volontà espressa dagli elettori nell'apposito referendum, dovrebbe essere promosso.







mercoledì 28 novembre 2012

Lettera a Bersani e Renzi


Milano, 27 novembre 2012

Ai  candidati al ballottaggio nelle primarie del centro-sinistra
Pierluigi Bersani
Matteo Renzi

p.c.: ai Direttori dei maggiori quotidiani
Ferruccio De Bortoli – Corriere della Sera
Mario Calabresi – La Stampa
Ezio Mauro – La Repubblica

Negli ultimi due post del blog “La politica dei cittadini” (www.civicum.blogspot.com) ho sostenuto che le primarie, indubbio strumento di democrazia diretta, si riducono ad un alibi se i partiti non affrontano i nodi cruciali che le recenti cronache hanno posto all’attenzione dei cittadini: lo smodato finanziamento ai partiti, camuffato da “rimborso elettorale”, la necessaria esclusione dei condannati a pene definitive dalle candidature ad organi elettivi, la durata massima del mandato.
Senza una forte posizione su questi temi non è possibile ricostruire la credibilità delle forze politiche agli occhi degli elettori e recuperare una quota significativa di coloro che intendono rifugiarsi nell’astensione dal voto alle prossime consultazioni politiche.
Va dato atto ai candidati del PD di aver fondato il finanziamento della propria campagna alle primarie sul contributo volontario dei cittadini. E’ auspicabile che, su questa falsariga, si affronti con determinazione il tema del finanziamento ai partiti che è la causa prima del degrado  della politica, avendo consentito e stimolato un diffuso malaffare a livello centrale e regionale.

Auspico quindi che, nell’ormai prossimo confronto fra i candidati al ballottaggio, si dia un ragionevole spazio alle tematiche predette per dare un positivo segnale di rinnovamento al corpo elettorale.
Nel ringraziarVi per l’attenzione, auguro un positivo e dialettico confronto.
Cordialmente.

Roberto Barabino

domenica 25 novembre 2012

Partiti a un bivio: dimagrire o perire

Il cancro che sta divorando la politica è la disponibilità praticamente illimitata di fondi, senza alcuna giustificazione e senza alcun controllo.
Riporto al riguardo un interessante passo da un libro di Casaleggio e Grillo ("Siamo in guerra" - Chiarelettere, 2011 - pagg. 181 e 182) che espone con chiarezza la questione:

"Nel 1993 il finanziamento pubblico ai partiti fu abrogato a furor di popolo attraverso un referendum con il 90,3% dei voti. I partiti hanno legiferato negli anni per riparare al torto subito. La parola "finanziamento" venne sostituita dal termine "rimborso"per depistare i cittadini. Nel 1999 la legge 157/1999 introdusse i rimborsi per le elezioni politiche, europee e regionali: Per Camera e Senato fu approvato un tetto pari a 193,713,000 euro in rate annuali per legislatura. In caso di elezioni anticipate il rimborso veniva interrotto.
I partiti bulimici modificarono ancora, a loro favore, la normativa nel 2002 con la legge n. 156, portando il massimale per i due rami del Parlamento a 468.853.675 euro e riducendo all'1% (dal 4%) il quorum necessario per ottenere un rimborso. I partiti, che hanno il non comune vantaggio di potersi aumentare i rimborsi da soli, approvarono, quindi, nel 2006 la legge n, 51 con il doppio rimborso in caso di elezioni anticipate. Il rimborso vale per tutti e cinque gli anni della legislatura, anche se interrotta,, e si cumula al rimborso della legislatura successiva.
In seguito alle elezioni politiche del 2008 il PDL maturò il diritto a 206.518.945, il Pdmenoelle a 180.418.043, la Lega  41.384.550 e a seguire i partiti minori. Ogni rmborso va però sommato al 50% del rimborso residuo delle elezioni del 2006, la cui legislatura si è interrotta in anticipo.
I partiti incassano circa un miliardo di euro in una legislatura. Un business senza rischi e senza flessioni di mercato che ha superato indenne la crisi economica del 2008".

Che uso sia stato fatto di questo enorme flusso di risorse, autoattribuito con una logica perfettamente bipartisan, lo abbiamo visto nelle cronache recenti con i casi Belsito, Fiorito,  Lusi e via discorrendo.
Se i partiti non daranno luogo all'eliminazione o al drastico ridimensionamento di questo sconcio spreco del pubblico denaro, attivato contro la volontà dei cittadini, non potranno riacquistare alcuna credibilità agli occhi degli elettori. Non è certo il rito delle primarie che potrà raddrizzare la loro sbilenca figura.

Non bisogna dimenticare che Obama è stato eletto due volte Presidente degli Stati Uniti senza aver usufruito di alcun finanziamento pubblico e senza essere ricorso al contributo delle lobby che in quel Paese hanno un grande peso. La cifra di oltre un milardo di dollari raccolto in occasione delle recenti elezioni per il suo secondo mandato è stata ottenuta attraverso milioni di microdonazioni da parte dei cittadini.

In Italia le resistenze  a imboccare una nuova strada sono enormi: basta vedere il tentativo che si sta facendo in Parlamento  per svuotare la riforma del Governo sui controlli delle spese regionali, che - se riuscisse - renderebbe irrecuperabbile la deriva che le Regioni hanno preso in tema di spese ed anche di  "rimborsi elettorali".
Solo i partiti che saranno opporsi in modo convincente, rompendo il muro dell'omertà,  alla logica collusiva che consente la prosecuzione di questo sistema di finanziamento  e di sperpero, inviso agli italiani, potranno sperare in un rilancio. Gli altri verranno duramente puniti dall'elettorato in occasione delle prossime consultazioni politiche.














mercoledì 21 novembre 2012

Primarie: il grande alibi


Nell'editoriale del Corriere della Sera del 19 novembre ("Un silenzio assai rumoroso"), Ernesto Galli della Loggia osserva giustamente che " la presenza del Governo Monti....è stata un continuo memento ai partiti...sia della loro inadeguatezza in un momento decisivo  ( vedi fuga generale nel novembre scorso di fronte al baratro in cui stava per precipitare il Paese) sia della loro condotta dissennata degli ultimi trent'anni. Insomma: gli argomenti  su cui riflettere e discutere, e magari fare qualche autocritica per presentarsi agli elettori con un volto nuovo, non sono mancati di certo. Invece niente.....Di bilanci del passato neppure l'ombra. Così come neppure la minima spiegazione del perchè si è arrivati al baratro di cui sopra".
Concordo pienamente con queste affermazioni e aggiungo che, probabilmente la ragione dell' assordante silenzio dei partiti stà nel fatto che l'autocritica dovrebbe portare alla luce il pervasivo sistema di corruzione e ladrocinio di cui ho parlato nel post precedente e, soprattutto, a sviluppare  incisive azioni per porvi fine ed evitare che si ripeta.
Invece di lanciarsi in questa indispensabile opera di "redenzione", il sistema dei partiti sta utilizzando un evento quale le primarie, che alcuni di loro hanno avviato, come "specchietto per le allodole", utile a sviare l'attenzione degli elettori dai problemi e dagli obbighi citati in precedenza.
Essendo le primarie un indubbio strumento di "democrazia diretta" possono dare l'impressione che vi sia, almeno nei principali partiti, una voglia di rinnovamento. Ma è chiaro che tale rinnovamento è del tutto  fittizio se non si accompagna allo smantellamento dei privilegi della "casta" e della pratica da tutti condivisa di "chiudere gli occhi" davanti agli abusi e ai furti del denaro pubblico.
Così come stanno le cose, le primarie sono solo "fumo negli occhi" che potrà confondere una certa quota dell'elettorato ma che non farà cambiare le aspettative di larga parte degli elettori, che sono quelle di un rinnovamento reale del quadro politico.
Bisogna invece prendere atto che il Movimento 5 Stelle ha iniziato la lotta contro i privilegi restituendo allo Stato il contributo di 1, 42 milioni di euro che gli spetterebbero a seguito del risultato conseguito nelle elezioni siciliane. Se gli altri partiti non fanno altrettanto, saranno travolti dall'onda della protesta.
Non ci sono alternative, nè scorciatoie: i partiti devono restituire il maltolto e mettere in atto sistemi di selezione  e controllo della classe politica e limiti al  mandato elettivo che evitino il ripetersi dell'immondo spettacolo al quale abbiamo assistito e, purtroppo, ancora assistiamo, osservando che un ex presidente del Consiglio (Berlusconi) è suscettibile di pesantissimi ricatti da parte della malavita, legati alle sue pericolose frequentazioni e che un altro ex presidente (Amato) , sempre vissuto nella "turris eburnea", oltre a percepire 31.000 euro mensili di pensione, ha recentemente avuto l'ardire di sostenere che, se un deputato di trent'anni dovesse lasciare il parlamento dopo due legislature e, cioè, a 40 anni, dovrebbe avere il vitalizio anticipato.
Dobbiamo cambiare sul serio non solo questa classe politica, ma anche il significato stesso di tale attività che non può essere più vista come un incarico a vita, o quasi, in difesa principalmente dei propri interessi e del proprio arricchimento ma come una pausa nella propria attività lavorativa in cui si presta un servizio alla collettività.
Vediamo se di qui alle prossime elezioni politiche appare qualche segnale di vero cambiamento nei partiti tradizionali. Altrimenti prepariamoci, pur con tutti i dubbi e i rischi messi in luce nel dibattito seguito al post precedente, a "rovesciare il tavolo".

giovedì 1 novembre 2012

Dopo le elezioni siciliane: sfide e opportunità per il Movimento 5 Stelle

Con  circa il 15% dei voti il Movimento 5 stelle si è attestato al primo posto in Sicilia e viene accreditato, dai sondaggisti e dagli opinionisti, di un possibile 25% nelle elezioni nazionali il che sarebbe già un bel terremoto  negli instabili equilibri della politica nazionale. Ma, a mio avviso, queste stime peccano per difetto in quanto non tengono conto di cosa potrebbe accadere  nel "partito del non voto", che in Sicilia ha ormai la maggioranza assoluta ed è rilevante anche a livello nazionale.
Io credo che molti non abbiano votato non solo perchè ritengono insoddisfacente l'attuale offerta politica dei partiti tradizionali  ma anche perchè non credono che la cosiddetta "antipolitica" sia una soluzione efficace.
I non votanti potrebbero essere indotti a ricredersi se di qui al prossimo aprile i partiti tradizionali continuassero a "fare gli gnorri", non giungendo ad un cambiamento della legge elettorale e non riducendo davvero i privilegi della casta.
A quel punto anche i più scettici potrebbero vedere nel movimento di Grillo, pur con tutti i suoi limiti, una strada percorribile, soprattutto se questa forza sapesse dimostrare, nei sei mesi che mancano alla consultazione politica, di saper davvero iniziare il percorso virtuoso volto a smantellare i privilegi che, in Sicilia, sono ancora maggiori e più spudorati che nel resto del Paese.
La sfida che attende il movimento, a questo riguardo,  è  comunque grande ed è stata ben  sintetizzata da Gianfranco Miccichè che ha detto: "Voglio vederli i grillini il giorno in cui si trovano in mano la busta paga con 15 mila euro netti al mese...voglio vederli". E'  ben vero che è stato dichiarato che la maggior parte di tale somma verrà versata dagli eletti al Movimento, ma ciò non toglie che il problema rimanga: ce la faranno i grillini a resistere alle lusinghe del potere ?
Basta guardare, da questo punto di vista, alla triste parabola dell'IDV, nato come movimento contrario alla politica tradizionale e votato a moralizzare la cosa pubblica, che è finito nel gorgo dell'arricchimento personale, come ha ben dimostrato la recente inchiesta della Gabanelli, che ha mostrato un Di Pietro in grave difficolta nel tentativo di giustificare l'enorme patrimonio immobiliare accumulato in questi anni.

Il  fatto è che, nella realtà italiana si è creata una collusione di fondo fra tutte le forze politiche, nessuna esclusa, che ha portato a tacitare qualunque vero dissenso nei confronti della logica spartitoria che ha dominato gli ultimi vent'anni: al di là dell'apparente, forte costrasto fra il centrodestra berlusconiano e la sinistra più o meno massimalista, si costruiva un sistema in cui tutti beneficiavano di una fetta crescente delle risorse pubbliche, dirottate più che ai partiti, ad alimentare le fortune personali dei loro membri. In questo contesto i comportamenti predatori dei Lusi e dei Fiorito non sono l'aberrazione di alcune "mele marce" , ma semplicemente le manifestazioni più visibili del "sistema". Ho già citato in un precedente post quanto affermato da Casini allo scoppio dello scandalo Fiorito e cioè che il PD non poteva tirarsi fuori dalla facenda chiedendo lo scioglimento del Consiglio Regionale perchè "tutti sapevano". Questa affermazione è appunto rivelatrice dell'esistenza di un sistema che ha, fra l'altro, messo in luce una delle grandi debolezze del nostro assetto istituzionale: un federalismo becero che non prevede più i controlli dello Stato sulle Regioni ( i Comitati Regionali di Controllo sono stati aboliti) e che lascia ampio spazio ad ogni forma di degrado.
Il malaffare è diventato la norma e in questo contesto si inserisce, direi armoniosamente, anche la collusione con la 'ndrangheta in Regione Lombardia.
Il livello di sopportazione dei cittadini rispetto a questa barbarie è ormai ampiamente superato e possono bastare piccoli eventi per produrre uno "tsunami" capace di travolgere completamente i partiti tradizionali.

Oggi il Movimento 5 Stelle è l'unica forza politica in grado di tentare di rompere il sistema collusivo in atto: se continuerà a marcare la propria diversità rispetto ai riti della politica ( niente comparsate in TV,  niente accordi sottobanco, ecc. )  e  si saprà muovere in modo determinato e credibile nei prossimi mesi contro i privilegi e il malaffare, l'ipotesi di un "effetto valanga" potrebbe realizzarsi e il Movimento potrebbe andare molto al di là delle percentuali di consesnso elettorale che oggi gli vengono attribuite.  Il fatto che in Sicilia il Movimento 5 Stelle abbia pescato consensi in tutte le aree politiche è un segno premonitore in questa direzione.




giovedì 18 ottobre 2012

Albertini al posto di Formigoni? No, grazie

Come auspicato nel precedente post del blog "La politica dei cittadini" (www.civicum.blogspot.com).  la Lega si è decisa a dare lo stop a Formigoni  per avviare il necessario rinnovamento dell'istituzione regionale,  inquinata dalla 'ndrangheta e ormai allo sbando .
Si è scatenata subito la ricerca dei possibili candidati al ruolo di Presidente e, nel PDL, il nome più gettonato è quello di Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano dal 1997 al 2006 ed attuale europarlamentare. Nella trasmissione "L'infedele" del 15 ottobre tale candidatura è stata sponsorizata anche da Mario Mauro, Vice Presidente del Parlamento Europeo ed esponnente di spicco di Comunione e Liberazione.
I meriti di Albertini che, quando era sindaco di Milano, amava definirsi un "buon amministratore di condominio", sarebbero: l'onestà,  cui fa riferimento anche il titolo del suo recente libro "L'onestà e il potere" , e la buona gestione messa in atto quale sindaco.
Nel valutare questa eventuale candidatura è necessario ricordare che Albertini ha commesso un errore macroscopico che non può essergli perdonato dai milanesi, in quanto le nefaste conseguenze dello stesso sono ancora in atto e producono devastanti effetti sulla città di Milano.
In qualità di Commissario straordinario al Traffico dal 2001 al 2006, Albertini ha varato l'enorme e disastroso Piano Parcheggi (oltre 200 progetti per un importo di circa un miliardo di euro) che ha letteralmente devastato la città producendo tremende ferite nel tessuto urbano, danni gravissimi a numerose abitazioni che sono state  lesionate dagli scavi e dai tiranti dei cantieri, molti e lunghissimi disagi a cittadini e commercianti che sono stati letteralmente "imprigionati" nelle loro strade e piazze messe violentemente a soqquadro.
Si è trattato, ovviamente, di una scelta politica mirata a dare cospicui vantaggi economici ai costruttori, che sono parte integrante del blocco sociale che ha consentito l'elezione di questo sindaco, ma è stata anche un grande errore per tre motivi:

- che tale scelta penalizzava fortemente una larga parte della cittadinanza ed anche buona parte dei suoi elettori

- che il Piano Parcheggi avrebbe ottenuto esattamene il contrario della riduzione del traffico che formalmente si proponeva, perchè il proliferare di parcheggi nel centro città avrebbe attirato nuovo traffico

- che il controllo del rispetto dei tempi e dei costi dei cantieri era affidato a funzionari del Settore Parcheggi del Comune,  pagati dagli stessi costruttori. I controlli venivano, quindi, spesso omessi e le penali non applicate. Ciò ha dato luogo ad autentiche truffe che hanno recentemente portato a condanne penali a carico di alcuni progettisti e costruttori ed anche dei presunti controllori

Da questo errore sono nate altre pesanti conseguenze per la città: il clima da Far West che tale decisione ha comportato ("via libera al più forte") è stato il brodo di coltura in cui è maturato,  a causa di leggi regionali scellerate, lo scempio degli "ecomostri" che è stato già ampiamente denunciato in questo blog: a Milano migliaia di cittadini vengono letteralmente "murati vivi" nei loro cortili, occupati "manu militari" da costruzioni  altamente invasive ed illegali, che li privano di luce, spazi, aria e privacy.

Chi vuole che la gestione della cosa pubblica metta al centro i cittadini e non gli speculatori non può accettare che a capo della Regione Lombardia si trovi chi ha prodotto tali risultati, in quanto troppi sarebbero i rischi, trattandosi di un'istituzione che si è resa colpevole, da vari anni a questa parte, di gravi danni ai cittadini con la sua legislazione in campo edilizio, troppo favorevole ai costruttori e spesso incostituzionale, e con i comportamenti dei suoi membri, diversi dei quali rinviati a giudizio per reati in questa materia.



venerdì 12 ottobre 2012

Formigoni: la Lega deve dare lo stop

Le vicende della Regione Lombardia fanno impallidire quelle della Regione Lazio: se in quest'ultima si è messo in atto un generalizzato sistema di furto e spreco del pubblico denaro, in Lombardia abbiamo infiltrazioni della 'ndrangheta ai livelli più alti e un governatore che, proseguendo nella sua sfrontata opera di minimizzazione, già adottata per gli scandali  nel settore sanitario ( Fondazione Maugeri e  San Raffaele) osa dire :" la situazione è grave ma è un problema di Zambetti" , mostrando di non avere alcun senso di responsabilità istituzionale e neppure il senso del ridicolo. In Lazio la Polverini si è dimessa, mentre in Lombardia Formigoni resiste a oltranza, superando ogni limite di decenza e di buon senso
Nascondersi dietro la presunta "eccellenza" della Regione Lombardia, di cui Formigoni continua a vantarsi, è una foglia di fico che non ricopre certo le sue colpe per le pericolose amicizie e frequentazioni ( Daccò, Simone, ecc.) , per aver consentito un sistema di corruzione profonda nel settore sanitario, da cui ha tratto vari benefici, e  per aver messo la regione in mano agli speculatori edilizi, che ha prodotto il proliferare di "ecomostri", tanto per citare solo alcuni dei vizi che gli si possono imputare.

La Lega, che ha sofferto le conseguenze dei legami fra il suo ex tesoriere Belsito e varie organizzazioni criminali,  aveva minacciato sfracelli, ma si è accontentata di un azzeramento della giunta regionale lombarda,  che dovrà essere ricomposta da quello stesso governatore che, con la sua "cecità istituzionale", ha consentito il tremendo degrado della Regione Lombardia, in cui vi sono ben 14 consiglieri indagati o condannati su 80.
Anche se Maroni ha mostrato imbarazzo nella conferenza stampa in cui si è presentata la presunta soluzione del problema e si è riservato di prendere una decisione sulla durata della legislatura a dopo il cambiamento della legge elettorale regionale (quella del "listino bloccato" che ha consentito l'elezione di personaggi come la Minetti), è chiaro che se continuerà a procedere con i tatticismi che consentono comunque a Formigoni di stare in sella, la Lega avrà ben poche possibilità di rimontare il deficit di credibilità che è derivato dallo scandalo Belsito. Non basta certo indire gli stati generali delle forze produttive del Nord per riacquistare consensi. Maroni, che come Ministro dell'Interno ha fatto un ottimo lavoro anche per l'incisiva lotta alla criminalità organizzata, non può accontentarsi di vivacchiare furbescamente, passando sopra al ruolo che tale criminalità sta avendo nel condizionare gli esiti del confronto elettorale in Lombardia, e non solo.
Se vuole ridare alla Lega un ruolo non ancillare nel contesto politico, deve avere il coraggio di rompere i ponti con chi ha prodotto o comunque consentito i guasti tremendi cui stiamo assistendo: deve mandare a casa Formigoni al più presto anche se ciò può voler dire una rottura con il PDL nelle regioni che la Lega governa e una rinuncia alle sue ambizioni per il Pirellone. Continuando con il piccolo cabotaggio la Lega rischia di scomparire perchè gli elettori non  le perdoneranno il cinismo e la miopia di cui sta dando prova.



lunedì 24 settembre 2012

Dopo lo scandalo alla Regione Lazio: che fare?

Quanto sta emergendo sulle ruberie e sulla cafonesca autocelebrazione in costumi dell'antica Roma, alla Regione Lazio è l' emblema del degrado estremo cui è giunta la politica tradizionale, non solo affogata da scandali e sperperi inimmaginabili, ma anche paralizzata dalla totale incapacità di reagire di fronte alla prospettiva di una totale implosione del sistema.
Il Presidente della Corte dei Conti, che di anomalie e sperperi se ne intende, ha affermato che  la realtà che sta emergendo  sull'uso del pubblico denaro alla Regione Lazio supera di gran lunga la  più fervida fantasia.
Circa l'ncapacità di reagire è emblematico quanto affermato da Pierferdinando Casini di fronte alla proposta del PD  di sciogliere il Consiglio regionale del Lazio per indire nuove elezioni e cioè che nessun partito può tirasi fuori da quella vicenda perchè tutti sapevano.
E' certamente vero che sapevano perchè tutti (anche il  partito del "moralizzatore" Di Pietro) hanno  consentito ai loro rappresentanti nella Regione di spartirsi somme enormi ai danni della collettività. Ma se il paladino del rigore, colui che negli ultimi mesi ha invariabilmente appoggiato la linea del Governo e sostenuto ripetutamente che "dopo Monti c'è Monti", non si rende conto che non si può far pagare il costo del rigore ai cittadini e lasciar correre sull'impudenza con cui i politici difendono privilegi e attuano incredibili ruberie, vuol dire proprio che la politica tradizionale è alla fine.

Questa affermazione è corroborata anche dall'incredibile balletto che i partiti stanno facendo in merito al cambiamento della legge elettorale, in cui l'obiettivo di ciascuno è cercare di tutelare i propri interessi elettorali, facendo finta di voler ridare voce agli elettori: questo balletto ricorda tanto la vicenda del Titanic, in cui i passeggeri continuavano a danzare mentre la nave si stava dirigendo verso l'iceberg.
Di fronte a questo squallido spettacolo e in vista delle elezioni politiche di primavera è necessario domandarsi cosa possono fare gli elettori, che non accettano più le furbizie e il cinismo dei partiti ma neppure vogliono rifugiarsi nell'astensione, che non risolve i problemi e lascia comunque il potere a coloro che verranno eletti.
Mi pare che le possibilità siano tre:

- votare per il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Ho già espresso le mie valutazioni circa i pro e i contro di questa formazione  in un post precedente ( "Il salto del Grillo" del 5 maggio) al quale rimando. Aggiungo che una forte affermazione elettorale di questo movimento potrebbe dare una spallata definitiva al sistema di potere in atto in cui le collusioni fra i "soliti noti" hanno ormai eliminato una vera dialettica politica e affermato una logica spartitoria, che non si smuove nemmeno davanti alla corale indignazione dei cittadini e degli osservatori internazionali.

- scegliere nella nuova "offerta politica". Di qui ad aprile si definiranno i nuovi attori del confronto elettorale: è ormai certo che uno dei protagonisti sarà il Presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, con Italia Futura e forse in concorso con altri movimenti. Su Montezemolo mi sono espresso con un post  (Montezemolo in politica: parliamone del 3 novembre 2011).
Altri nomi  di peso che si fanno sono: Emma Marcegaglia, imprenditrice ed ex Presidente di Confindustria e Corrado Passera, attuale ministro dello Sviluppo ed ex banchiere.
Un sondaggio compiuto da Renato Mannheimer e pubblicato sul Corriere della Sera del 23 settembre, ha domandato ad un campione rappresentativo dell'elettorato se prenderebbe in considerazione una forza politica che abbia come esponente di primo piano uno dei tre possibili candidati: ha risposto affermativamente:  per la Marcegaglia il 17% degli intervistati, per Montezemolo il 15% e per Passera il 12%.

votare i partiti tradizionali che punteranno alla conferma di Monti.
Se l'attuale capo del Governo venisse confermato attraverso il voto popolare (non come esponente di uno degli attuali partiti ma in quanto designato  dalle forze della futura maggioranza)  potrebbe portare nella politica le virtù di serietà e integrità cha ha dimostrato di avere in qualità di tecnico e potrebbe forzare i partiti che lo sostengono ad adeguarsi a standard europei di correttezza e di moralità.


Si tratta, ovviamente, di scelte molto diverse fra loro ma accomunate dal principio di non delegare più, almeno per la prossima legislatura, i compiti di governo ai partiti che ci hanno portato al disastro attuale.

Mi piacerebbe sentire l'opinione di qualche lettore del blog su questo tema.





venerdì 7 settembre 2012

L'asse Draghi - Merkel funziona

Gli organi d'informazione  riportano  con grande evidenza la notizia della "vittoria" di Draghi circa gli acquisti di titoli di Stato in funzione anti spread. In realtà non si tratta di una vittoria, ma di una manovra concordata con la cancelliera tedesca, che comporta due precise condizioni:
- che gli acquisti riguardino solo i titoli a breve e che abbiano una durata limitata
- che gli stessi possano essere attivati solo a seguito dell'esplicita accettazione , da parte degli Stati interessati, di precise e cogenti regole  di risanamento dei loro conti pubblici e  di stringenti modalità di controllo.
Anche se in Germania esistono molte voci contrarie a questa linea, a partire da quella del governatore della Banca Centrale, che ha votato contro questa misura, non v'è dubbio che la linea ufficiale del governo tedesco sia favorevole al fondo salva stati, perchè è l'unica possibilità esistente di salvare l'euro.  Ciò non significa, però, che la Germania sia disposta a deflettere dalla linea di rigore che la caratterizza: ne sono testimonianza le precise condizioni che sono state poste per dare il placet all'operazione ed anche la forte risonanza che viene data dalla stampa tedesca alle ragioni dei "falchi", che sostengono essere il fondo salva- stati una sorta di droga fornita agli Stati meno virtuosi ed un incitamento ad allentare la loro incerta opera di risanamento dei conti. In questa dialettica c'è indubbiamnete anche un certo "gioco delle parti", nel senso che al Governatore della Bundesbank è lasciato il ruolo del "cerbero", rappresentante dell'ortodossia finanziaria di questo Paese, mentre la Merkel si è ritagliata quella di mediatore fra l'ortodossia germanica e le istanze degli altri partners europei, senza però cedere di un millimetro sulla richiesta di rigore a chi volesse l'aiuto europeo e sull'esigenza di esercitare un controllo puntuale degli adempimenti previsti. La richiesta di fare entrare, nel team di controllo, anche il Fondo Monetario Internazionale ne è una conferma.
Draghi ha insistito sull'esigenza di far funzionare il patto su due gambe: da un lato il sostegno della BCE ai Paese deboli  per contenere lo spread e convincere i mercati dell'inutilità di ulteriori attacchi all'euro; dall'altro, la prosecuzione delle politica di disciplina fiscale da parte degli Stati, senza la quale l'azione della BCE non può avere effetti durevoli.
Nell' interessante editoriale odierno sul quotidiano La Stampa, Franco Bruni osserva giustamente che a queste due gambe ne va aggiunta una terza: quella della cooperazione europea in vista di una unione economica e politica, che è la condizione necessaria perchè i sacrifici per salvare la moneta unica abbiano un senso e l'Unione europea un futuro.
Bruni sostiene anche che, se i partiti che sostengono il Governo Monti s'impegnassero solennemente a proseguire sulla linea virtuosa da questo avviata e fossero coerenti, in tale direzione, anche in campagna elettorale, il nostro Paese potrebbe non avere bisogno di ricorrere all'aiuto europeo.
L'ipotesi è suggestiva ma mi lascia perplesso per due motivi: l'avvicinarsi delle elezioni porta i partiti della " strana maggioranza" ad acuire le loro distanze anche al fine di aggregare in una futura coalizione forze politiche non favorevoli al governo Monti. Inoltre il mancato ricorso all'aiuto europeo porterebbe probabilmente la futura coalizione di governo ad allentare la disciplina avviata dall'attuale compagine governativa, con conseguenze deleterie e facilmente immaginabili.
Per i motivi che ho indicato nel mio precedente post del 6 agosto, la prospettiva del  ricorso al fondo salva- Stati, magari addolcita da una riduzione dello spread che la faccia apparire non un'imposizione, ma una libera scelta, rimane l'opzione più probabile e, sostanzialmente. migliore.
L'ho detto e lo ripeto: senza il controllo di entità esterne, le nostre forze politiche non sono in grado di perseguire coerentemente una politica di rigore e di avveduto rilancio.
L'asse Draghi - Merkel  è un'occasione storica per il nostro Paese per uscire dalla nostra radicata tendenza allo sperpero del pubblico denaro e imboccare la strada che porta al club dei Paesi virtuosi.
Sarà importante osservare, nei prossimi mesi, i comportamenti delle forze politiche attuali ed anche quelli dei nuovi partiti che sono in gestazione, per verificare chi saprà meglio interpretare la richiesta di cambiamento che gli italiani stanno esprimendo e che incorpora, in forte misura, l'esigenza di un taglio netto con le politiche irresponsabili del passato.
Sono dell'avviso che chi lo saprà fare in modo più credibile, sarà fortemente premiato dagli elettori.

lunedì 6 agosto 2012

Non possiamo farcela da soli

L'evoluzione che sta avendo il dibattito europeo in merito all'attivazione del "fondo salva stati" dimostra che, pur esistendo variegate opinioni in proposito, sia fra i vari Paesi  dell'Unione che all'interno degli stessi, esiste una sostanziale convergenza fra gli "attori che contano" (in primis il governo tedesco, ora supportato anche da quello francese, e la BCE) sulla necesssità di tale strumento per salvare l'euro e la stessa costruzione europea e sulle condizioni che i paesi deboli devono rispettare per ottenere l'acquisto dei loro titoli al fine di abbassare lo spread: in sostanza, attraverso la firma di un "memorandum of understanding", questi Paesi devono cedere buona parte della loro sovranità su vari aspetti della politica fiscale e di bilancio e sulle riforme da attuare per correggere i cronici squilibri esistenti.
Questa prospettiva suona a molti  come un "vulnus" inaccettabile e come un sopruso da parte dei Paesi forti, che si avvarrebbero della situazione critica in atto per sottomettere i debitori alle loro volontà.
Un esempio tipico  di questo atteggiamento lo si ritrova nell'editoriale  di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere del del 5 agosto, in cui, dopo aver detto correttamente che la conseguenza dell'intervento del fondo salva stati si tradurrebbe in "un vero e proprio commissariamento del governo italiano attuale e di quelli successivi" giunge ad affermare che "l'euro diviene un'arma insidiosissima nelle mani dei Paesi economicamente più forti contro quelli più deboli", e che, in base ai vincoli unitari che la moneta unica comporta, si rischia di "spezzare il nerbo degli stati di serie B.Trasformandoli di fatto in autentici Stati vassalli" .
A queste argomentazioni ha opportunamente risposto, il 6 agosto, Stefano Micossi con una lettera allo stesso giornale in cui osserva " che la perdita di sovranità  - in effetti già avvenuta da quando il mercato e le istituzioni europee hanno imposto la rimozione di Berlusconi - deriva dai nostri comportamenti.
Più precisamente, se l'eurozona è un condominio, noi siamo come un condomino che parte per le vacanze lasciando aperto il rubinetto dell'acqua, cosicchè dopo un pò l'acqua incomincia a colare negli altri appartamenti producendo sconquassi. Inevitabilmente, il condominio deve forzare la porta di casa nostra per andare a fermare l'acqua che cola, e poi ci chiederà anche di pagare i danni prodotti agli altri condomini".
Questa efficace metafora spiega meglio di molti dotti discorsi il nocciolo del problema: non possiamo più nascondere la testa sotto la sabbia attribuendo ad altri le cople che sono nostre, nè adontarci perchè gli altri Paesi pretendono di controllare come verranno utilizzate le risorse che ci verranno messe a disposizione. Uso il tempo futuro e non il condizionale per esporre questa prospettiva in quanto a mio avviso, non ci sono dubbi sul fatto che l'Italia farà richiesta di aiuto all'Europa, superando i problemi derivanti dall'orgoglio nazionale ferito.
Aggiungo che un sostanziale commissariamento non solo non è un tragico evento ma è in realtà il migliore aiuto che l'Europa può darci affinchè possiamo diventare un Paese serio, che non siamo stati fin dalla nascita della Repubblica. Cito ancora Micossi : " Da quando è finito il sistema dei cambi fissi di Bretton Woods, più o meno ogni vent'anni la Repubblica si è ridotta sull'orlo dell'insolvenza - negli anni Settanta, nei primi anni Novanta e di nuovo adesso...........vivere sui debiti, lasciando il conto da pagare e, soprattutto, sempre rinviare la soluzione dei problemi economici e sociali sottostanti, è la sola vera filosofia condivisa da gran parte della nostra classe politica e dalle forze sociali, indipendentemente da credo e colore":
Parole sante, che sottoscrivo pienamente: è dalla consapevolezza di questa realtà che bisogna partire se si vuole una reale inversione di tendenza.
Io non sottovaluto lo sforzo che le forze politiche dell'attuale maggioranza stanno facendo, correndo anche consistenti rischi elettorali, per sostenere il Governo Monti, al di là dell'apparente forte conflittualità fra di loro e al loro interno. Ma non posso non constatare che la persistente difficoltà di metter mano ad una degna riforma elettorale, che consenta governi stabili e definibili subito dopo l'esito elettorale, è sintomo di un problema più grave e cioè la sostanziale incapacità delle attuali forze politiche di varare, se lasciate a se stesse, le riforme istituzionali necessarie per migliorare la competitività, l'efficienza e l'equità del nostro Sistema Paese. Se al Governo Monti dovesse succedere un Governo simile a quelli, rissosi e inconcludenti del passato, il nostro Paese andrebbe a picco.
Di fronte a questa situazione i duri  vincoli che l'Europa ci costringerà a rispettare saranno non un oltraggio ma un grande vantaggio.

martedì 24 luglio 2012

La grande coalizione

In un post del 25 febbraio scorso ( "La politica per il dopo Monti")  avevo ipotizzato la nascita di una grande coalizione come evoluzione di quella attuale imposta dal rischio default del nostro Paese. Tale coalizione potrebbe derivare dalla scomposizione e ricomposizione delle attuali forze politiche con la creazione di un nuovo partito che aggregherebbe le componenti più vicine alla logica liberista, seguirebbe le orme del Governo Monti e sarebbe guidato, se non da lui, da un esponente di spicco del suo Governo. Tale partito sarebbe il punto di riferimento della coalizione.
Questa ipotesi è tuttora realistica,  ma ora il quadro è complicato dal costante attacco dei mercati ai Paesi deboli dell'Unione europea, fra cui il nostro.

Recentemente la stampa ha dato notizia di febbrili trattative che sarebbero in corso fra i tre partiti dell'attuale maggioranza al fine di trovare un ragionevole compromesso sulla nuova legge elettorale che consentisse di anticipare a novembre il ricorso alle urne. La logica di tale iniziativa è quella di ottenere la legittimazione popolare per fare eventualmente  ulteriori scelte difficili in politica economica, atte a contrastare l'attacco della speculazione e convincere i mercati, che hanno forti dubbi sulla capacità del nostro sistema politico di proseguire nell'opera di risanamento dei nostri conti. Casini ha detto chiaramente  al riguardo "Un'altra manovra prima del voto nessuno può reggerla".
Condivido questa logica ma ho forti dubbi che si possa trovare una soluzione nei pochissimi giorni che restano: per votare a novembre sarebbe necessario trovare l'accordo entro i primi di agosto.
E' quindi più probabile che le elezioni si tengano alla scadenza naturale della prossima primavera, naturalmente se non accade prima l'irreparabile, cioè un ulteriore, insopportabile rialzo dello spread, che sancirebbe l'impossibilità di far fronte ai nostri impegni nei confronti della comunità finanziaria e aprirebbe scenari drammatici.
Nessuno è in grado di dire, al momento attuale, dove ci porteranno i prossimi mesi.
Se la nostra economia sopravviverà, la grande coalizione sarà comunque necessaria perchè, come ha acutamente osservato Giovanni Belardelli sul Corriere della Sera del 22 luglio, il nostro problema principale, cioè l'abnorme debito pubblico, è frutto di un'altra grande coalizione: " Cos'altro è stato infatti il consociativismo, per il quale l'opposizione votava quasi tutte le leggi di spesa della maggioranza, se non una forma molto sui generis delle larghe intese?.....una tale spesa non ha ingrassato soltanto il ceto dei politici, non ha favotito soltanto corporazioni e poteri forti. Ha fatto anche questo, certo,  ma al 120 del Pil di debito siamo arrivati perchè il ricorso alla spesa è stato il modo principale, e da un certo punto in poi l'unico, attraverso il quale è stato costruito in Italia il consenso politico...".
Il rientro da una follia collettiva chè è durata oltre 30 anni richiederà necessariamente tempi lunghi ed un assetto politico ben diverso da quello che ci ha portato sull'orlo del baratro. Invece di una lotta politica apparentemente esasperata sul proscenio e totalmente disattesa dietro le quinte, occorrerà un approccio meno demagogico e  più trasparente, capace di dire ai cittadini la verità: i sacrifici da fare saranno ancora molti e per molto tempo perchè il nostro Paese ha vissuto troppo a lungo al di sopra dei propri mezzi. Solo un doloroso ma salutrare rigore ci porterà a risorgere.
Monti è stato criticato per aver detto che "il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni", ma io sono d'accordo con lui.
Abbiamo bisogno di statisti.

sabato 7 luglio 2012

Politica e mercati: un passo in avanti

In attesa che la riunione dell'eurogruppo del 9 e 10 luglio dica se potranno venire risultati concreti dal vertice europeo di fine giugno, è opportuno fare qualche riflessione sulla reazione dei mercati, che è stata in un primo tempo entusiastica,  poi si è gradualmente raffreddata, rimanendo però in territorio positivo.
A fronte di un vertice in cui non sono state prese decisioni univoche e chiare sui temi in corso (manovra anti spread, finanziamento  e controllo degli istituti di credito, misure per la crescita) il dato più positivo è di natura psicologica: è cambiato il "clima" fra i principali leader europei, essendosi instaurata per la prima volta, dopo la diarchia Merkel-Sarkozy, una reale dialettica fra i paesi mediterranei (Francia, Italia, Spagna) e la Germania, in cui non sono mancati momenti di tensione come quando Monti ha minacciato il veto alle decisioni sulla crescita se non si fossero presi in considerazione anche i meccanismi anti-spread. Quindi, come ha giustamente osservato Andrea Bonanni in un editoriale su La Repubblica del 30 giugno, vi è stato "il ritorno della politica", che è fatta di confronto, anche duro, fra diverse posizioni in vista di una sintesi di comune interesse: la politica che, negli ultimi mesi aveva seguito timorosamente e passivamente le reazioni dei mercati,  "si ripropone come interlocutore delle finanza: ne ascolta attentamente i segnali, ma si riserva il diritto sovrano di accettarli o meno". Inoltre è stata impostata una traccia per andare verso l'unione monetaria e politica, che finora la Francia aveva sempre osteggiato. Cito ancora Bonanni: " I mercati potranno cambiare idea tramutando l'euforia in depressione...... La road map verso l'unione economica e politica subirà ritardi, inciampi e anche batoste, come già avvenne per quella verso l'unione monetaria; Ma, almeno ieri, i capi di governo hanno dato l'idea di sapere dove vogliono andare e di averlo deciso tutti insieme, senza farsi dettare la strada dala sola Germania. E questo è certamente molto di più di quanto i mercati, e le stesse opinioni pubbliche europee, si potessero aspettare".
Un'interessante e concordante  riflessione su questo punto è venuta da Francesco Giavazzi, nell'editoriale del Corriere della Sera del 3 luglio, che ha affermato " I risultati del vertice europeo della scorsa settimana potrebbero segnare un punto di svolta nella lunga crisi dell'eurozona. E tuttavia essi rendono ancor più urgente accelerare le riforme. Perchè fra gli annunci di Bruxelles e le azioni concrete che ora dovranno seguire trascorrerà molto tempo e i mercati si interrogano se alla fine tutto andrà come il comunicato di venerdì scorso ha lasciato intendere. In questa incertezza è solo la determinazione di ciasun Paese a fare i propri "compiti a casa" che può tranquillizzare gli investitori".
Su questa linea si sta muovendo con forza  il Governo Monti che ha realizzato in tempi brevi la "spending review" ed avviato un serio programma di tagli alla spesa pubblica per presentarsi alle prossime scadenze europee con i "compiti a casa" ben eseguiti.
Di strada ne resta da fare molta, ma non si può negare che il cammino avviato sia virtuoso. Le nostre forze politiche hanno preso atto dei buoni risultati ottenuti da Monti in Europa e gli  hanno assicurato, sia pure fra vari tormenti, un supporto adeguato. E' importante che tale responsabile orientamento venga mantenuto fino alla naturale scadenza dell'attuale legislatura, dato che i prossimi mesi saranno quelli in cui il negoziato fra i partner europei entrerà nel vivo e il Governo Monti dovrà essere ben saldo per portare a casa ulteriori risultati atti a facilitare la gestione del nostro abnorme debito pubblico.





venerdì 15 giugno 2012

Il crack dell'euro: si può evitare?

I venti di tempesta che stanno soffiando impetuosamente in Europa e che investono fortemente il nostro Paese, titolare del terzo debito pubblico più alto al mondo, dicono con estrema chiarezza che è arrivato il momento del "redde rationem": la fragile costruzione europea, basata sull'unione monetaria ma non accompagnata dall'integrazione politica, rischia di essere abbattuta dai mercati nel giro di poche settimane o mesi.
E' ormai evidente che il nocciolo del problema è la disparità esistente, in Europa, fra i Paesi virtuosi, che hanno saputo tenere sostanzialmente in ordine i loro conti e fare riforme di struttura per mantenere la loro competitività internazionale e i Paesi "cicala", che hanno vissuto per decenni al di sopra dei propri mezzi, creando forti sbilanci nei conti dello Stato e accumulando ingenti debiti pubblici e/o privati. Diversi di questi ultimi paesi (Irlanda, Portogfallo, Spagna) hanno dovuto ricorrere agli aiuti europei, che pesano in misura assolutamente prevalente sulla Germania, il cui Governo ha già stanziato e, in larga parte, pagato ben 420 miliardi di euro per il salvataggio delle economie in difficoltà.
A fronte di questa oggettiva situazione, da varie parti la Germania viene accusata di miopia, perchè non vedrebbe altro che l'esigenza di austerità senza preoccuparsi della crescita, e di egoismo perchè la sua economia avrebbe tratto beneficio più di altre ,soprattutto in termini di esportazioni, dall'esistenza dell'area Euro. Queste critiche non tengono conto del fatto che, senza l'austerità. la crescita verrebbe fatta alimentando il deficit statale e ciò produrrebbe certamente il definitivo tracollo dell'intero sistema ecnomico internazionale e che la competitività della Germania è stata mantenuta, malgrado il costo del lavoro fra i più alti del mondo, con coraggiose e  condivise riforme della struttura produttiva e del mercato del lavoro, cosa che i Paesi cosiddetti "PIIGS" (Portogallo, Irlanda. Italia. Grecia. Spagna) non sono stati capaci di fare quando sarebbe stato possibile e necessario.
Come stanno le cose lo ha chiarito, in un notevole editoriale sul Corriere della Sera del 5 giugno, Antonio Polito , del quale cito alcuni passaggi illuminanti, :

"Lo schema di gioco è sempre lo stesso: tutti vogliono che si tamponi la falla con i soldi tedeschi, tranne i tedeschi.............. i termini del problema sono ormai chiari. I Paesi che hanno goduto per dieci anni di crediti con bassi tassi d'interesse come se fossero la Germania, e che li hanno sperperati al contrario della Germania, non reggono più. A questo punto o saltano, e con essi salta l'euro; oppure la Germania, per salvare l'euro e se stessa, salva loro.....................Però questa strada, oggi preclusa, è percorribile solo se si comprende che nemmeno alla Germania si può impore una deroga al principio cardine della democrazia: no taxation without representation......è impossibile chiedere ai contribuenti tedeschi di essere pronti a rimborsare gli eurobond senza che essi abbiano la possibilità di scegliere chi spende quei soldi........tutti coloro che accusano la Germania di egoismo e di miopia, compresa la nostra spendacciona classe politica, hanno ben chiaro che significa fare questo passo? Sono pronti a cedere cruciali poteri sovrani sul bilancio, sul welfare, sulle tasse?. Prima o poi a questa domanda bisognerà dare risposta. E in quel momento scopriremo che non è affatto scontata, soprattutto in Francia, vero cronografo e limite del processo d'integrazione........Un tempo si diceva che l'Europa è nata per nascondere la potenza tedesca e la debolezza francese. Per continuare a vivere, deve oggi riconoscerle entrambe".

Questa chiarissima analisi ci dice anche implicitamente che, se l'Italia vuole giocare un ruolo effettivo nella soluzione della crisi europea, non  può limitarsi a sponsorizzare, con l'aiuto della Francia e della Spagna, l'emissione di eurobond, che graverebbero in massima parte sulla Germania, ma favorire un processo di cessione di sovranità da parte degli Stati nazionali alle Istituzioni europee, con un ruolo di leadership attribuito alla Germania.
E' una soluzione che può non piacere ma è un "test di realtà" che non può essere eluso, pena - appunto - il crack dell'euro.








lunedì 28 maggio 2012

35 X 2 = Largo ai giovani

Desidero riprendere ed approfondire la proposta nata dal dibattito e già esposta alla fine del  post precedente, che potrebbe dare uno scrollone alla sclerotica situazione dei partiti e costringerli a fare un'autentica  "rivoluzione generazionale".
La formula indicata nel titolo sintetizza il senso della proposta che consiste nell' invitare tutti i cittadini a votare, alle elezioni politiche del 2013, solo per partiti che:

-  presentino liste con un'età media dei candidati alla Camera non superiore a 35 anni (45 per il Senato)

- si impegnino  ad approvare, come primo atto del nuovo Parlamento, una legge che fissi un numero massimo di  2  mandati in qualsiasi carica elettiva

Il primo requisito avrebbe diversi vantaggi:

*   immettere "sangue nuovo" nelle stanze del potere, dotato di energie fresche e di una visione della politica non condizionata dalle logiche di apparato che caratterizza l'attuale dirigenza  dei partiti tradizionali

*  garantire una visione più attenta alle esigenze delle nuove generazioni da cui dipende il futuro del Paese; ciò consentirebbe anche di riequilibrare l'influenza delle diverse classi di età, oggi troppo sbilanciata a favore di quelle più anziane ( si veda il precariato in cui sono stati ghettizzati i giovani a fronte delle tutele che hanno le persone di età avanzata)

*  allontanare dalle leve di comando i "soliti noti" che imperversano sulla scena politica spesso da decenni e che considerano la politica una "professione a vita" e la fonte di innumerevoli privilegi, cui non sanno e non vogliono rinunciare

Il secondo requisito avrebbe la funzione fondamentale di evitare che anche i giovani, una volta arrivati al potere, si propongano di perpetuare la loro presenza sulla scena politica fino alla vecchiaia.

Il combinato disposto del  35 x 2 avrebbe quindi l'effetto di liberare il Paese dal dominio di  una classe politica autoreferenziale e  largamente obsoleta che non è più neppure in grado di capire che, riproponendo le classiche "manfrine",  si sta scavando la fossa da sola. Avrebbe anche il pregio di aprire la strada ad una politica come servizio al Paese, che si fa per un certo tempo e che poi si deve lasciare per fare un altro mestiere.
  Come esempio recente di manfrina cito l'incredibile proposta fatta dal PDL di riformare la costituzione in senso presidenzialista, con elezione diretta del Capo dello Stato da parte dei cittadini. Dato che una revisione costituzionale richiede tempi molto lunghi e maggioranze assai rilevanti, si tratta evidentemente di una mossa tattica volta a ritardare la rforma del sistema elettorale per andare alle urne con l'attuale  "porcellum" , inviso agli elettori. Comunque il fatto stesso  che Alfano, con un tipico lapsus freudiano, nella conferenza stampa di presentazione della proposta si sia rivolto al suo capo chiamandolo "Presidente della Repubblica",  implica la convinzione che i cittadini siano disposti a portare Berlusconi al Quirinale,  il che è totalmente fuori dalla realtà. Il sonoro schiaffo che gli elettori hanno dato a PDL e Lega in occasione delle elezioni amministrative ha detto chiaramente che il tempo di Berlusconi e di Bossi è finito.

Si può ovviamente obiettare che la proposta di un drastico ringiovanimento del prossimo Parlamento si scontra con gli interessi costituiti dei vecchi politici che non hanno alcuna intenzione di "mollare l'osso".  Il punto è , però, che sui partiti incombe la minaccia del Movimento 5 Stelle, che è l'unica forza attualmente in grado di rispondere con facilità ai due requisiti proposti.
Se le forze politiche consolidate non intraprendono un rinnovamento generazionale saranno travolte dal "ciclone Grillo".
E' quindi, a mio avviso,  importante che l'idea del 35 x 2 cominci a girare in rete affinchè dalla stessa possa venire un forte stimolo al cambiamento nei confronti delle forze politiche.
A questo fine mi propongo di inserire il contenuto di questo post, con lievi modifiche, in un messaggio da inviare via posta elettronica a tutta la mia mailing list, con l'invito a farlo circolare fra i propri amici e conoscenti.
Se questo invito venisse accolto comincerebbe ad avviarsi il meccanismo che può trasformare una semplice palla di neve in una valanga.

Mi piacerebbe sapere dai miei lettori:

- cosa pensano del 35 x 2
- se ne pensano bene, quali azioni ritengono più  opportune per diffonderlo
- se sono personalmente disponibili a far circolare in rete il messaggio predetto.

Se il progetto di ringiovanimento della classe politica si affermasse non verrebbe cetrto meno l'esigenza di attivare una pervasiva azione di controllo da parte dei cittadini di cui ho parlato in post precedenti: sarebbe comunque necessario dar vita a " gruppi di pressione" capaci di verificare se quanto viene legiferato è veramente nell'interesse del Paese o non piuttosto di pochi privilegiati e se la macchina dello Stato è in grado di operare con efficienza ed efficacia.
La partecipazione dei cittadini alla vita politica non può  più esaurirsi nell'esercizio del voto.

domenica 13 maggio 2012

Il salto del Grillo


Malgrado il Presidente Napolitano abbia affermato  di non vedere alcun boom per il movimento di Grillo, il boom c'è stato, eccome. Un vero salto di qualità: il salto del Grillo da una posizione marginale ad una centrale nella politica italiana.
La reazione non proprio azzeccata del Presidente, persona normalmente assai accorta ed equilibrata, è emblematicamente l'espressione della sorpresa con cui il mondo politico e istituzionale ha accolto il successo del Movimento 5 Stelle che è ormai una delle prime forze politiche del Paese e che si appresta, nelle prossime politiche, a "fare il pieno" di voti. La ragione di questa previsione è semplice: il livello di scontento nei confronti dei partiti tradizionali è a livelli inauditi e, fino ad ora, si era espresso attraverso la rabbia di cui grondano molte lettere ai quotidiani e molti interventi nei siti online.
Sul piano elettorale, non vedendosi un'alternativa credibile alle forze tradizionali, si è espressa soprattutto con l'aumento dell'area del non voto o di chi vota scheda bianca o nulla.
Ora, però, avendo preso consistenza il predetto movimento, che sembrava destinato a rimanere un fenomeno di nicchia, è ovvio che molti scontenti  lo voteranno  per esprimere in modo più visibile la loro contestazione al sistema di potere esistente.
Chi segue da tempo il mio blog sa che sono molto critico nei confronti del mio concittadino Grillo per vari motivi: la sua volgarità, che ha contribuito non poco alla degenerazione del dibattito politico verso l'insulto sistematico, la sua pretesa di essere il "portatore della verità", alcune sue posizioni politiche (l'orientamento No Tav, l'uscita dall'euro,ecc.). Tuttavia non posso non riconoscere che è  di gran lunga il migliore in Italia nell'utilizzo della rete come strumento di comunicazione dialogica, di costruzione del consenso e di mobilitazione e che è molto furbo nell'evitare  il triste rito delle comparsate televisive che ha rovinato l'immagine di quasi tutti i politici tradizionali.
Inoltre è certamente il primo a dare realmente spazio ai giovani e a non imporre dall'alto una linea di partito;  ha  anche fatto proposte di riforma sensate come una legge d'iniziativa popolare per la riduzione a due dei mandati elettivi, che è stata totalmente ignorata dal Parlamento.
Nelle elezioni amministrative, poi, ha saputo scegliere persone non solo giovani ma preparate ed ha dimostrato che si possono vincere difficili sfide elettorali spendendo pochi euro ma molta passione.
Tutto ciò è un enorme schiaffo alla politica tradizionale che vuole centinaia di milioni di euro all'anno di finti rimborsi elettorali,  per foraggiare una classe di notabili ormai esausta e fatta sempre dai "soliti noti".
Il Movimento 5 Stelle è quindi una cosa da prendere molto sul serio, anzitutto perchè indica che  si può fare politica in modo diverso, che è possibile misurarsi in quest'arena senza dover "fare la fila" e senza avere  "padrini" alle spalle e poi perchè apre la strada a nuove iniziative politiche che probabuilmente nasceranno dal basso prima delle prossime elezioni politiche e che non avranno nulla a che fare  con i cambiamenti di sola facciata che alcuni partiti attuali si apprestano a fare.
Ho avuto modo di discutere con alcuni lettori, nei commenti al post precedente, la sfida per i partiti tradizionali, che è quella di  fare un vero ricambio generazionale: ho proposto di votare alle prossime politiche solo partiti i cui candidati abbiano un'età media inferiore ai 35 anni  (alla Camera; per il Senato propongo 45) e che s'impegnino a votare, come prima legge del nuovo Parlamento la proposta fatta da Grillo e da loro ignorata: limitare a due il numero massimo di mandati parlamentari e in altre assemblee elettive.
















sabato 5 maggio 2012

Esprimiamo in modo nuovo la sovranità popolare



Nel post precedente ( "Bossi dixit" ) ho fatto alcune riflessioni su  come i cittadini possano contribuire al superamento della crisi della politica. In questo scritto intendo sviluppare alcuni degli spunti esaminati per attivare un ulteriore dibattito. Propongo, inoltre, ai miei lettori interessati al tema, di diffondere la conoscenza del blog (http://www.civicum.blogspo.com/) per alimentare la discussione.

Nei sistemi democratici maturi la sovranità popolare si esercita in due modi: in modo diretto tramite i referendum ( di cui sono maestri gli svizzeri) e in modo indiretto con l'elezione di rappresentanti del popolo nelle diverse assemblee legislative ( di cui sono maestri gli inglesi).
In Italia, che non è ancora una democrazia matura, entrambi i sistemi si sono dimostrati inefficienti: L'istituto del referendum, che pure ha visto, su certi temi, una forte partecipazione, è stato svilito da due punti di vista: l'inflazione delle consultazioni referendarie, che ha portato ad una disaffezione verso questo strumento, e il mancato rispetto dell'esito dei referendum da parte dei partiti politici: basta pensare che fine ha fatto il referendum che ha bocciato venti anni fa il finanziamento pubblico dei partiti, oppure quello che ha cancellato il Ministero dell'Agricoltura, ente risorto dalle ceneri del referendum con il solo cambiamento del nome ( è diventato il Ministero delle politiche agricole). Si tratta di autentiche "prese per i fondelli" ordite dai politici contro il volere dei cittadini.
L'istituto parlamentare è stato screditato dall'enorme massa di privilegi di cui i politici si sono dotati e dallo spreco sistematico del denaro pubblico sia per  i c.d. "rimborsi elettorali", sia per la cattiva gestione dei fondi di bilancio  ( dai grandi capitoli di spesa della sanità e degli appalti  fino alle auto blu, che sono contemporaneamente cattiva spesa pubblica ed espressione dei privilegi della casta). Non ultima fra le ragioni di perdita di credibuilità della politica vi è l'incapacità di riformarsi.

A fronte di tutto ciò è necessario riattivare il ruolo delle "avanguardie": questo termine è stato usato in passato soprattutto nella locuzione "avanguardie rivoluzionarie", sia in ambito politico che artistico, ma a me preme evidenziare subito che non di questo si tratta, bensì di quelle che potremmo chiamare, per analogia, "avanguardie evoluzioniste", cioè "gruppi di pressione" (come le ho definite nel precedente post) capaci non di sostituirsi alla politica dei partiti, ma di condizionarne dall'esterno il funzionamento e gli orientamenti attraverso una documentata, rigorosa e implacabile azione di controllo, contestazione e proposta. Si tratta di qualcosa antitetico rispetto al "vento dell'antipolitica" che sta soffiando furioso sul nostro Paese, perchè non si esprime attraverso anatemi ma mediante concrete iniziative.
A mio avviso i temi di cui dovrebbero occuparsi le avanguardie evoluzioniste sono sostanzialmente tre: il sistema legislativo, per cogliere, nel grande corpus delle norme, ciò che è favorevole e ciò che è contrario al bene comune; il sistema gestionale, cioè come vengono spese le risorse pubbliche deliberate dal potere legislativo; il sistema operativo, cioè come funziona la macchina dello stato in termini di efficienza (buon uso delle risorse) e di efficacia ( raggiungimento degli obiettivi).

Per realizzare questa incisiva azione di controllo e proposta non è sufficiente il contributo dei " comuni cittadini" nè quello delle "persone istituzionali", ma occorre un concorso  di entrambi.
I primi possono dare supporto a chi, all'interno del sistema politico-istituzionale, sta cercando di fare il bene comune e le seconde possono offrire la loro competenza e la conoscanza della "macchina burocratica". La costruzione di questa alleanza fra la parte sana del sistema politico-istituzionale e la parte attiva della popolazione è la sfida dei prossimi anni.
La recente iniziativa del Governo di chiedere agli  italiani il loro parere sul funzionamento del sistema pubblico e la forte risposta di questi ultimi sono chiari indicatori del fatto che  un ruolo più attivo dei cittadini è possibile e che i tempi per avviarlo sono maturi.

Le mie riflessioni proseguiranno nel prossimo post. Chiedo ai lettori di intervenire con commenti che possono essere fatti o accedendo alla sezione "commenti" in fondo al testo opure inviandomi una mail che poi io pubblicherò indicando come identità dell'autore quella da lui usata nel firmare il messaggio.












venerdì 20 aprile 2012

Bossi dixit

La stampa riporta oggi la seguente dichiarazione di Bossi a proposito dell'affitto della casa pagato dalla Lega a Calderoli: "Non c'è reato, i soldi erano della Lega, potevamo anche buttarli dalla finestra".
Forse è proprio la scarsa lucidità che caratterizza il "senatur" dall'epoca dell'ictus, che gli ha permesso di dire così esplicitamente una cosa che, in passato, si sarebbe ben guardato dall'affermare, malgrado il suo temperamento guascone. Ed è indicativo di una concezione "proprietaria" del partito e dell'uso  spregiudicato dei finanziamenti ricevuti dallo Stato che lascia sbigottito anche chi credeva di aver visto tutti sugli eccessi della politica.
Crediamo che il caso della Lega, passata dal ruolo di censore delle malefatte di "Roma ladrona" a quello di epicentro del sisma che sta scuotendo la politica ,sia la manifestazione più estrema ed emblematica del un punto di non ritormo al quale è arrivato un sistema politico capace di ingurgitare 2,3 miliardi di euro di cosiddetti "rimborsi elettorali" a fronte di spese per 600 milioni e di un referendum che venti anni fa aveva cancellato in modo plebiscitario il finanziamento pubblico ai partiti.

Le proposte fatte dalle forze di maggioranza di aumentare la trasparenza dei bilanci senza intaccare sostanzialmente un volume di finanziamenti definito da Vendola "faraonico", totalmente ingiustificabile sia in paragone a quanto ricevono le forze politiche in altre democrazie, sia in rapporto allo stato di crisi in cui versa il nostro Paese, indica che la perdita di contatto con la realtà da parte delle forze politiche è  probabilmente definitiva.
Va anche detto che è inspiegabile il silenzio degli organi d'informazione: se non fosse stato per le inchieste della magistratura,  gli italiani non avrebbero mai saputo dello sconcio sperpero del denaro dei contribuenti che è stato fatto. Ci domandiamo come mai la stampa, soprattutto quella parlamantare, non abbia informato i cittadini delle leggi con la quale quel finanziamento spropositato è stato attribuito.

A fronte di questa situazione la parola dove tornare ai cittadini, ma non nel senso di attendere la prossima tornata elettorale per scegliere ancora fra forze politiche ormai screditate, bensì in quello di "farsi politica": i cittadini devono organizzarsi non necessariamente in nuovi partiti, ma certamente in gruppi di pressione, capaci di cogliere,  anche indipendentemente dagli organi d'informazione, le notizie necessarie a valutare il grado di rispondenza delle scelte politiche al bene comune e, in caso di carenze, di costringere i partiti a modificare i loro comportamenti attraverso una sistematica azione di denuncia e di proposta.
Un esempio in questo senso è la "Rete dei Comitati per la Qualità urbanistica", attiva a Milano, che si sta vigorosamente battendo contro una dissennata legislazione che ha favorito gli speculatori  edilizi e portato gravi danni ai cittadini. La sistematica e incessante azione di denuncia sta portando frutti, a dimostrazione che l'azione informata e determinata dei cittadini può cambiare il comportamento degli attori politici.

Analoghe iniziative dovranno essere sviluppate a livello nazionale, anzitutto per impedire che possano ripetersi colossali imbrogli come quello dei finanziamenti elettorali e irrisione delle scelte fatte dagli elettori con i referendum.

Invito i lettori del blog a dire cosa ne pensano e a segnalare se sono disponibili ad impegnarsi per cambiare il modo di fare politica e di fare informazione.

mercoledì 4 aprile 2012

Combattere la corruzione e l'evasione: priorità n° 1

Con lo scandalo che ha investito la Lega per l'abuso fatto dall'ex tesoriere Belsito dei fondi pubblici  (c.d. "rimborsi elettorali") distratti per altri scopi si completa un quadro impressionante della corruzione e del malaffare che ha investito partiti e istituzioni, più di quanto fosse avvvenuto ai tempi di tangentopoli. Con l'aggravante che mentre allora chi era a vario titolo coinvolto per azioni compiute o per omissione di controlli si vergognava ed era esposto al pubblico ludibrio, oggi è invalsa la tendenza a minimizzare, fra l'altro in modo persino comico. come ha fatto il sindaco di Bari Emiliano  che, avendo spudoratamente favorito un potente clan locale ricevendone favori  di vario tipo ( fra cui anche una vasca piena di pesci recapitata a domicilio), si è autodefinito "un fesso", o come  Francesco Rutelli che, vedendosi sottratti sotto il  naso 20 milioni di euro dall'ex tesoriere della Margherita, si è giustificato dicendo "non sono un ragioniere".

Nella Regione Lombardia poi, dove  oltre il 12% dei consiglieri è inquisito, con ben quattro su cinque componenti dell'Ufficio di Presidenza indagati  o arrestati, compreso il Presidente del Consiglio, Formigoni fa spallucce e dà elegantemente del "pirla" a chi lo contesta.

Il Governo, nella sua meritoria opera di recupero degli equilibri economici e della legalità, ha cercato di affrontare anche il tema della legge anticorruzione che giace da mesi in parlamento e subito si sono levati gli altolà da parte di esponenti politici soprattutto del PDL. Come ha scritto in un editoriale sul Corriere della Sera Giovanni Bianconi " Il sospetto è che al centrodestra non piaccia la scelta della Guardasigilli  di convocare non i tecnici di partito....bensì, per l'appunto, i i rappresentanti politici dei gruppi parlamentari.....Evidentemente il PDL preferiva...evitare di esporsi pubblicamente su quello che non intende accettare".
Il fatto è che questi giochetti mostrano ormai la corda ed espongono i partiti ad una potenziale, definitiva debacle. Quel poco di credibilità che si sono faticosamente riconquistati con l'atteggiamento responsabile mantenuto nei confronti del Gioverno Monti verrebbe spazzato via se impedissero al Governo di procedere sui due temi più cruciali al momento attuale: la corruzione e l'evasione.
La speranza di una futura ripresa del nostro Paese è, in larga misura legato alla soluzione di questti problemi (siamo al sessantanovesimo posto far i paesi anticorruzione e in posizione non certo migliore per quanto concerne l'evasione).  Solo un  recupero di credibilità su questi versanti farà arrivare nel nostro Paese gli investitori stranieri che chiedono un quadro non solo di stabilità poltitica ma anche di legalità e normalità concorrenziale, che l'evasione impedisce.

I partiti faranno bene a riflettere attentamente su questo punto e i cittadini a vigilare sulla loro condotta riguardo ai temi predetti. Alle prossime elezioni politiche questo dovrà essere l'elemento cruciale nelle scelte elettorali.

lunedì 26 marzo 2012

Stop agli ecomostri

Pubblico un articolo che fa il punto sulla critica situazione derivante dalla scellerata legislazione regionale sul Piano Casa. La Rete dei Comitati per la Qualità urbanistica lotterà ad oltranza e con tutti i mezzi politici, istituzionali e legali per far cessare lo scempio in atto e ripristinare il rispetto dei cittadini e del loro diritto ad una decente qualità di vita.

La Repubblica – 26 marzo 2012 – CASO - Una rete tra i residenti per lottare contro gli ecomostri nati nei cortili
Il piano casa ha reso possibile costruire un palazzo al posto di un garage senza che si possano contestare. Bocciati i ricorsi al Tar "Deve intervenire il Comune"
di FRANCO VANNI
Il cantiere di una palazzina in via dei Sormani

Capannoni abbattuti per fare posto a palazzi di nove piani. Nuovi edifici che sorgono nei cortili. Tecnicamente sono «interventi di ricostruzione fuori sagoma», consentiti dal piano Casa regionale del 2009, rivisto quest’anno. Nei fatti, sono un incubo per i residenti degli stabili confinanti, che hanno deciso di fare fronte comune. Dopo avere tentato ricorsi al Tar e raccolte di firme, si sono riuniti in una «rete contro gli ecomostri», come spiega il portavoce Roberto Barabino. L’obiettivo è ottenere da Palazzo Marino un freno alla corsa verticale del cemento. «Siamo stati colti alla sprovvista, poi abbiamo preso coscienza — dice Barabino — si sta violentando la qualità della vita di migliaia di famiglie».

I proprietari di due capannoni nel cortile dello stabile in viale Abruzzi 43 hanno deciso di abbatterli e costruire un palazzo di cinque piani. I residenti sperano di fermare il progetto, «che ci toglierebbe luce e aria». Stessa situazione in via Farneti 6/8, dove si progetta di innalzare cinque piani nel cortile, oggi occupato dal capannone della ex Grafica Pinelli. Sempre cinque piani dovrebbero sorgere (al posto di un’officina) anche in via Sebastiano del Piombo 13, in zona Lotto. «Non dicano che l’intervento rientra nel piano casa — dice Claudia Ferrario, portavoce dei residenti — è uno stravolgimento completo». In via dei Sormani 10/12, in zona Solari, è in costruzione un palazzo di cinque piani al posto di un concessionario d’auto e se ne progetta un altro di nove.

La crescita di palazzi al posto di officine e magazzini è resa possibile da norme, statali e regionali, varate fra il 2009 e il 2011. La ratio è semplice: le strutture malandate possono essere abbattute, con il permesso di aumentare i volumi. Una sentenza della corte Costituzionale (la 309 del 21 novembre 2011) dichiara illegittima le legge regionale, ma con eccezioni che di fatto hanno sin qui consentito ai progetti di andare avanti. «Speriamo che il Comune fermi lo scempio», dice Barabino. Risponde l’assessore all’Urbanistica, Ada Lucia De Cesaris: «Abbiamo a cuore la questione — dice — nei limiti delle norme, controlleremo la dimensione e l’altezza dei fabbricati. Ma ci sono edifici in condizioni di grave degrado che vanno recuperati». E comunque sui progetti già autorizzati è difficile tornare indietro. Per il futuro, la cosa cambia. «La via da seguire è la perequazione», dice De Cesaris. In pratica: se un costruttore abbatte un capannone può costruire più piani, ma altrove, dove non danno fastidio.