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mercoledì 16 dicembre 2015

I rimedi



Verso la fine del ventesimo secolo studiosi e attivisti hanno ripreso in considerazione il sorteggio avviando iniziative interessanti, che rientrano in diverse tipologie di partecipazione democratica:

1 – Democrazia deliberativa:  gruppi di cittadini sorteggiati sono stati chiamati ad affrontare tematiche di interesse nazionale o locale. Ad esempio:  in Texas  un gruppo si è confrontato con i candidati alla presidenza degli Stati Uniti , un altro ha fatto proposte sull’energia pulita, che hanno portato questo Stato tipicamente petrolifero, in dieci anni, dall’ultimo al primo posto nel numero di turbine eoliche installate; a New York  vi è stato un gruppo sulla nuova destinazione urbanistica di  Ground Zero, a Manchester sulla lotta alla criminalità, a Rotterdam sulle sfide socioeconomiche del futuro..

2 – Progetti di innovazione democratica:  cittadini sorteggiati e opportunamente formati hanno partecipato a progetti di lunga durata (da 9 mesi a due anni) e grande rilevanza: in due stati canadesi e in Olanda sulla riforma del sistema elettorale, in Islanda e in Irlanda sulla revisione della costituzione. Il progetto irlandese, basato su una triplice sequenza (sorteggio – autoselezione – sorteggio) ha portato a suggerimenti  che hanno segnato una forte discontinuità ( ad esempio la legalizzazione delle unioni omosessuali), hanno avuto risonanza internazionale e sono stati approvati con referendum dalla grande maggioranza della popolazione. Il gruppo era costituito da 66 cittadini sorteggiati e da 33 politici; la coesistenza dei due gruppi si è rivelato “il fattore critico di successo” dell’iniziativa.
Sono state presentate inoltre varie proposte, non ancora attuate, per riformare il Parlamento:

3 - Assemblee parlamentari estratte a sorte
Negli USA si è proposto di sorteggiare la Camera lasciando elettivo il Senato; nel Regno Unito di sostituire l’anacronistica Camera dei Lord con una Camera  dei pari composta da sorteggiati e incaricata non di funzioni legislative ma di controllo; c’è anche una proposta che vorrebbe lasciare la Camera alta e sostituire quella bassa. In Francia si è proposto di affiancare alle due Camere presenti una terza sorteggiata fra volontari, che si occupi di temi di lungo termine che la politica odierna tende a tralasciare.
Van Reybrouck presenta anche un elaborato modello di uno studioso americano, ispirato alla democrazia ateniese, in cui in tutti gli organismi legislativi, esecutivi e giudiziari sarebbero sorteggiati, mentre chiunque potrebbe iscriversi a dei “panel d’interesse”, costituiti da 12 membri, per fare, entro una certa scadenza,  proposte di legge da sottoporre ad un apposito panel di revisione.

Infine l’Autore fa un “Appello provvisorio a favore di un sistema birappresentativo”, chiedendo ai politici eletti di aprirsi al desiderio di partecipazione del popolo, dando spazio a un mix di organi eletti e di organi sorteggiati, segnalando i pregi di questa seconda modalità: “ Il rischio di corruzione è attenuato, la febbre elettorale si dissipa e si rafforza l’attenzione per il bene comune. I cittadini sorteggiati non hanno forse le competenze dei politici di mestiere, ma hanno un’altra carta vincente: la libertà. Non hanno effettivamente bisogno di farsi eleggere e rieleggere”.

L’appello è opportuno ma certamente non sufficiente per vincere le resistenze di una oligarchia che basa il proprio potere sull’esclusione dei cittadini dalla gestione della cosa pubblica. Per realizzare il cambiamento occorre  andare al di là di un pur condivisibile auspicio e costruire una strategia capace di creare virtuose alleanze fra  coloro che, nella società civile e nella politica, condividono la diagnosi sull’attuale crisi  di  sistema e l’esigenza di un suo superamento. E' una sfida che va affrontata e che deve necessariamente partire dalla società civile, dato che la politica - anche quella più avvertita - difficilmente farà il primo passo.


Per fare un discorso serio sul possibile uso del sorteggio non si può comunque eludere il tema, accennato da Van Reybrouck nella precedente citazione, della capacità dei cittadini comuni a esercitare funzioni pubbliche. La loro presunta incompetenza è infatti l’obiezione più diffusa fatta da chi vuole respingere tale metodo di selezione.
A questo tema sarà dedicato prossimamente un apposito scritto.


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P.S.: la pubblicazione dei post relativi al libro di Van Reybrouck ha prodotto un'impennata di accessi al blog da vari Paesi, in particolare dagli Stati Uniti  e dalla Russia. Avrei piacere di entrare in contatto con qualche lettore residente in tali Stati  per uno scambio d'idee, da farsi via mail o nel blog.. Chi fosse interessato può scrivermi all'indirizzo: robertobarabino@alice.it. . 

8 commenti:

Vittorio Perotti ha detto...

Non sapevo che ci fossero così tante esperienze di sorteggio e la cosa mi ha positivamente colpito.
Per me vuol dire che i tempi sono maturi perché anche in Italia, dove il dissesto prodotto dalla casta è evidente, si imbocchi la strada della sperimentazione di questa opportunità.
Cordiali saluti.
Vittorio Perotti

roberto ha detto...

In realtà le esperienze di sorteggio sono molte di più; io mi sono limitato a citare alcune delle più significative. Sono d'accordo che i tempi sono maturi e l'approccio che prediligo è quello di cercare allenze con la parte della politica che vuole davvero cambiare.E' questo il motivo per cui, considerando Milano il laboratorio politico del Paese, ho proposto all'associazione "Le Forme della politica" di cui faccio parte di organizzare incontri separati con i vari candidati a Sindaco di MIlano per conoscerne i programmi e interagire su temi di nostro interesse come quello del sorteggio e quello della trasparenza, di cui si è già parlato nel blog. Vediamo chi ci sta a favorire la sperimentazione.
Ciao. Roberto

Dario Lodi ha detto...

Rimedio per me è la maturazione culturale e civile generale. In attesa, rivedere le regole d’ingaggio degli uomini politici e attuare una misura veramente democratica, il veto (ben argomentato dalla società civile, normale). Noi viviamo in una oligarchia con sottomultipli. Se non ce ne liberiamo, saremo sempre qui a fare dell’accademia, un mestiere per giornalisti e saggisti. Un circo Barnum in sedicesimo, la nostra realtà. Siamo masochisti?

Auguri, ciao



roberto ha detto...

Modificare le regole d'ingaggio ed attivare il veto ( credo tu intenda quello che negli USA si chiama il "recall") sono proposte interessanti di cui vorrei discutere a fondo con te. Ti inviterò a parlarne in una riunione dell'associazione citata nella mia risposta al commento di Vittorio. Così forse supereremo i limiti che tu denunci.
A presto e auguri anche a te.

Roberto

Unknown ha detto...

Riflettendo sul dibattito e con riferimento anche a recenti note vicende, ho pensato che forse una prima sperimentazione, da proporre, potrebbe essere quella delle "commissioni" (usa la parola in senso lato) di controllo: il comune ne potrebbe organizzare qualcuna col criterio misto (2/3 a sorteggio, 1/3 nominati) per il controllo degli appalti, delle assegnazioni dell'Aler, ecc. ecc.

roberto ha detto...

La tua proposta mi piace molto perchè colma una lacuna del sistema di controllo dei Comuni: sugli appalti, sull'asegnazione delle case popolari, ecc. questi organismi di vigilanza non esistono, a quanto mi consta, e attivarli col criterio misto che proponi sarebbe garanzia di indipendenza e di vera attenzione alle possibili anomalie.
E' quindi un argomento che sottoporrò ai candidati Sindaco per un'opportuna valutazione.
Grazie davvero del prezioso contributo.
Roberto

Umberto ha detto...

L’idea del sorteggio non è così bislacca come potrebbe parere a prima vista: non comporterebbe rischi maggiori di quelli che si corrono con i metodi tradizionali e sicuramente sarebbe meno costoso. Il calcolo delle probabilità dice che l’estrazione a sorte potrebbe generare un gruppo di capacità “medie”, ma ci insegna anche è possibile che si possano estrarre tutti nominativi “negativi”: che faremmo allora? E chi giudicherebbe dell’eventuale inabilità di un certo numero di persone? E come si potrebbe giungere ad una decisione dei cittadini ad abbandonare il sistema elettorale?

Tutto sommato, temo che l’intera costruzione abbia valore come esercizio intellettuale – ma lì ci dovremmo fermare.



roberto ha detto...

Il prossimo post sarà intitolato "Sorteggio qualificato, garanzia di competenza" e affronterà l'obiezione che hai posto; ti prego quindi di attendere circa una settimana o poco più per la mia risposta al riguardo.
Sulle prospettive, di cui ho scritto nella precedente risposta a Viittorio, confermo che intendo dar vita ad un progetto per la sperimentazione del sorteggio a partire da Milano, sottoponendo le mie idee a tutti i candidati al ruolo di Sindaco in vista delle prossime elezioni amministrative. Degli sviluppi di questa iniziativa darò notizia nel blog.