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mercoledì 2 dicembre 2015

L'involuzione della democrazia




La democrazia è nata ad Atene nel quinto secolo avanti Cristo ed era una procedura basata principalmente sul sorteggio, che aveva lo scopo di dare parità di opportunità a tutti i cittadini, i quali avevano il diritto di candidarsi a qualsiasi carica pubblica, e si applicava ai poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Solo un sesto dei membri del potere esecutivo, ricoprenti funzioni critiche come quelle militare, era eletto.  I mandati duravano al massimo un anno e non erano ripetibili. Aristotele scriveva,a proposito di Atene “Il sorteggio è considerato democratico, l’elezione oligarchica”; e, a proposito di Sparta notava che la costituzione dello Stato: “contiene numerosi elementi oligarchici; per esempio tutte le magistrature sono elettive e nessuna è sorteggiata”.
Il sorteggio combinato con il voto è stato poi usato a Venezia per oltre 500 anni nella scelta del Doge , ha permesso di evitare conflitti distruttivi fra le famiglie dell’aristocrazia dominante ed ha contribuito a fare della Stato veneziano il  più longevo della storia.
A Firenze  nel Rinascimento  quasi tutti gli incarichi pubblici erano attribuiti con un sistema misto;  cito dal libro di Van Reybrouck “ A differenza di Atene, tuttavia, i cittadini non avevano diritto di presentarsi di propria iniziativa, dovevano essere proposti dalla loro gilda….”: Il processo avveniva in quattro fasi: proposta, voto, sorteggio, eliminazione (venivano tolti coloro che avevano già svolto un mandato o chi aveva subito una condanna).
Il metodo fiorentino è stato poi adottato da numerose città in Italia ed Europa.
I sistemi differivano ma era chiaro che senza il contributo del sorteggio non vi era democrazia.
Intorno alla metà del diciottesimo secolo due dei maggiori pensatori dell’epoca ripresero il concetto di Aristotele:
- Montesquieu: “ il suffragio a sorte è proprio della natura della democrazia, il suffragio a scelta è di quella dell’aristocrazia”
-Rousseau:  La via della sorte è più nella natura della democrazia”
Entrambi peraltro, come Aristotele, propugnavano un sistema misto.
Solo una generazione più tardi i promotori delle due grandi Rivoluzioni, americana e francese,   nel progettare il nuovo Stato che doveva sostituire il dominio aristocratico, pur rifacendosi retoricamente al popolo (“We the People”, “Libertè, egalitè, fraternitè)), ignorarono completamente l’ipotesi  del sorteggio o di un sistema misto e puntarono esclusivamente sulle elezioni, rimarcando la differenza netta fra elettori ed eletti; questi ultimi da scegliere nella parte più abbiente della popolazione. Ad un sistema oligarchico, dell’aristocrazia, si sostituiva un altro sistema della stessa natura, quello della borghesia.  A riprova di questa affermazione cito quanto scrisse l’abate  Sieyès, dal cui pamphlet  “Cos’è il terzo stato” prese le mosse la rivoluzione francese, scrisse “La Francia non è e non dev’essere una democrazia…. Il popolo, ripeto, in un paese che non è una democrazia ( e la Francia non deve diventarne una) il popolo non può parlare e non deve agire se non attraverso i suoi rappresentanti”,  i quali ovviamente dovevano essere membri del terzo stato, cioè della borghesia.  Analoghe dichiarazioni fece James Madison, padre della Costituzione americana
Van Reybrouck sostiene, comunque, che nel corso del tempo il sistema elettivo sia stato democratizzato, “Grazie all’ampliamento progressivo del diritto di voto, questa procedura aristocratica si è integralmente democratizzata, senza rinunciare alla distinzione oligarchica fondamentale fra governanti e governati, fra politici e elettori……Pertanto, la democrazia elettiva  ha conservato qualche tratto di un feudalesimo liberamente scelto, di una forma di colonialismo interno cui si aderisce.”
Io sono più critico verso il sistema dell’Autore.  Detto chiaramente :  il suffragio universale, pur essendo certo meglio di quello selettivo basato sul censo, è stato storicamente lo strumento col quale si è fatta accettare l’idea di avere ormai una democrazia compiuta, mentre  in realtà si è messo in piedi una compiuta oligarchia. Il “lavaggio del cervello” delle masse, iniziato  nella prima parte dell’ottocento è così giunto al suo compimento.
Per provare ad uscire dal “colonialismo interno cui si aderisce” bisogna dire con chiarezza che il sistema puramente elettivo è una pseudo “democrazia”;  se vogliamo una democrazia vera dobbiamo pensare anche ad altre possibilità.

11 commenti:

Dario Lodi ha detto...

Caro Roberto, secondo me le cose sono più complicate e alla fin fine più semplici: la democrazia non è mai esistita, nella sua essenza vera. Il cittadino comune, privo di potere, non ha mai partecipato alla cosa pubblica, me sempre è stato vittima di poteri oligarchici. Lo diceva anche il buon Gaetano Mosca, con toni affranti: “Purtroppo, l’oligarchia è l’unica forma di governo reale, da se sempre” (naturalmente ho parafrasato). E’ quindi assurdo parlare di una cosa che non è mai esistita, se non nel pantheon degli idealisti. Questi ultimi (fra cui mi ci metto) fanno bene ad insistere, ma farebbero anche bene a spiegare come mille conigli (tali per motivi storici) possano fare un elefante. Insomma, la democrazia è un obiettivo, non una realtà. Finché gli uomini saranno divisi da potere e denaro, la nostra cara democrazia dormirà sogni agitati quanto innocui, per il male dell’umanità.

Dario

roberto ha detto...

Caro Dario,
non posso darti torto: la democrazia è un obiettivo e non è certo facile da raggiungere ma gli idealisti, come dici, non devono demordere. Mille conigli effettivamente non fanno un elefante ,ma il cambiamento non può che venire dal basso e da coloro che conigli non sono.
Cia.
Roberto

Andrea ha detto...

Il quadro è molto chiaro e richiede azioni concrete per avviare un cambiamento. Secondo me occorre sfidare i partiti a favorire il sorteggio, iniziando magari in ambiti limitati. Anche se non sembra è nel loro interesse, se vogliono recuperare credibilità.
La proposta di Ainis sul Corriere della Sera di scegliere i giudici della Consulta con il sorteggio è un segnale importante che i politici farebbero bene a non ignorare.
Andrea

roberto ha detto...

Il fatto che di sorteggio si parli anche al di fuori di questo blog è significativo e confortante. Forse vuol dire che i tempi sono maturi per qualcosa di concreto.
Io sto pensando ad una proposta da fare alle forze politiche; appena pronta ne informerò i lettori del blog.

Roberto

Fulvia ha detto...

Ti ringrazio per la splendida ed esauriente descrizione del testo. Buona serata Fulvia

roberto ha detto...


Grazie a te.
Buona giornata.
Roberto

Franco Trotta ha detto...

Non mi è chiaro perchè sistemi dichiaratamente antidemocratici abbiano sentito il bisogno di mascherarsi da campioni della democrazia.
Vorrei saperne di più.
Ti ringrazio e ti saluto.
Franco

roberto ha detto...

Tutto è cominciato nella prima metà dell'ottocento quando, sotto la spinta dei partiti socialisti e populisti, si è iniziato ad allargare la base elettorale. Ad un certo punto tutte le forze politiche, anche quelle conservatrici, hanno trovato la convenienza a sollecitare il consenso delle classi popolari. Si è quindi sviluppato un implicito consenso, nella casta politica, sull'opportunità di "vendere" come democratico un sistema politico nato con finalità opposte e nel quale inizialmente non si parlava mai di democrazia ma solo di repubblica.
E' stata, a mio avviso, la più grande e la più riuscita operazione di marketing politico della storia. Ma ora è venuto il momento di scuotersi e venir fuori da quello che Van Reybrouck chiama "un feudalesimi leberamente accettato".
Ciao. Roberto

roberto ha detto...


Ovviamente la citazione corretta di Van Reybrouck, nel mio ultimo commento, è "un feudalesimo liberamente accettato".

Unknown ha detto...

caro Roberto, grazie per il tuo impegno: è un piacere leggere ciò che ci mandi
ciao
eddi

roberto ha detto...


E per me è un piacere sentirti.
Grazie delle gentili parole.
Ciao.
Roberto