Quando si
afferma che un sistema sociale è autoreferenziale s’intende dire che è così
centrato su stesso da non rendersi conto della realtà circostante ed è quindi incapace di agire efficacemente. Chi è
preda di questa sindrome, vive una realtà illusoria e può compiere gesti fortemente
autolesionistici senza neppure rendersene conto.
Questa
definizione sembra attagliarsi perfettamente ai partiti del nostro sistema
politico.
La recente approvazione della norma
che consente a questi enti di ottenere i finanziamenti pubblici senza che siano stati effettuati i
controlli previsti dalla legge, di cui ho scritto in una lettera al Presidente Renzi pubblicata
nel blog il 23 settembre 2015, è
chiaramente un atto autolesionistico perché sbriciola il residuo di credibilità
di queste formazioni e apre la strada,
stendendovi un tappeto rosso, al Movimento 5 Stelle, unica forza politica che
si è opposta a questo scempio.
Sembra assurdo che ciò avvenga immediatamente dopo
le dimissioni del Sindaco di Roma che porteranno a nuove elezioni
amministrative, in cui è probabile che la vittoria vada, su un piatto
d’argento, al candidato del Movimento predetto. Ma non lo è perché, come
detto in precedenza, i sistemi autoreferenziali
non sanno quello che fanno e quindi non si rendono conto delle conseguenze
delle loro azioni.
Dover dire
queste cose non fa certamente piacere perché significa che lo stato di confusione e di convulsione del sistema
politico, di cui sono prova anche le sceneggiate avvenute in Senato durante la
discussione sulle riforme, può portare a gravi rischi per la tenuta e la
ripresa del Paese.
Come ho
scritto nell’ultimo post, la maggior parte dei nostri, e non solo nostri, guai
dipende dall’illusione di vivere in una
democrazia mentre siamo in piena oligarchia (“la casta”). E’ quindi indispensabile dar vita ad una riflessione
approfondita su come rinnovare il sistema politico iniettando elementi di vera
democrazia nel modo con cui vengono scelti i rappresentanti del popolo. Il
Movimento 5 Stelle ci ha provato, con la “democrazia del web” ma l’esperimento
non ha avuto grande successo.
Una pista da esplorare è quella
del “sorteggio rappresentativo” che non
è la “scelta a casaccio” che molti paventano quando sentono parlare di questa possibilità, ma
l’estrazione con metodo statistico a base scientifica, di un campione
rappresentativo della popolazione, formulato con criteri opportuni (es.:
genere, età, localizzazione geografica, istruzione, ecc,).
Ne scriverò
ancora in prossimi post.