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lunedì 3 dicembre 2012
Taglio ai costi della politica
Riproduco integralmente l'ironico articolo di Massimo Gramellini, dal titolo" L'ultimo treno ", pubblicato il 30 novembre nella rubrica quotidiana "Buongiorno", collocata nella prima pagina de "La Stampa" :
" Come Bertoldo che non riusciva mai a trovare l'albero a cui impiccarsi, il Senato ha rinviato a martedì il voto di fiducia sul decreto che taglia i costi della politica, a causa di uno sciopero dei treni.
Sono venuto a capo per consentirvi di smaltire l'incredulità: Martedì cosa s'inventeranno, un'indigestione di cozze collettiva? Oltretutto pare che la storia dello sciopero sia stata raffazzonata lì per lì, pur di nascondere i dissidi interni ai partiti e giustificare la più politica delle arti: il rinvio. Ma come fanno a non capire che qualunque verità risulterebbe meno fastidiosa di quella penosa bugia? Un Paese dove un operaio scompare in mare durante la bufera cadendo da una gru su cui non doveva nemmeno stare, e dove una barista pendolare muore di stanchezza alla fermata della metro dopo essersi alzata per l'ennesima volta di domenica alle quattro del mattino,ecco, un Paese così serio e duramente provato pretende di non essere offeso dagli sfoggi di tracotanza di coloro che dovrebbero fornire il buon esempio. Questa era davvero l'ultima occasione per un colpo d'ala. Immaginate il presidente dell' assemblea Schifani che annuncia alle telecamere: "Abbiamo deciso all'unanimità di restare a Roma nel weekend per votare una legge tanto attesa dall'opinione pubblica. Il Senato rimane aperto sabato e domenica. Invito i cittadini ad assistere dai palchi al nostro lavoro". Non dico che si sarebbero guadagnati la rielezione, ma uno sconto del venti per cento sulle pernacchie sì. Così invece niente, neanche la mancia":
Sul tema segnalo anche l'ultimo commento al post precedente, in cui ho indicato le posizioni di Bersani e Renzi in merito al finanziamento ai partiti, emerse dal loro recente confronto televisivo. Su quella base si può già trarre una conclusione: se al ballottaggio vincesse Bersani, che è favorevole al finanziamento e propone un' insufficiente riduzione dello stesso, il PD dovrebbe essere bocciato, alle prossime consultazioni politiche, dagli elettori che considerano prioritario il tema in oggetto; se vincesse Renzi, che è favorevole alla cancellazione totale del finanziamento pubblico, anche per rispettare la volontà espressa dagli elettori nell'apposito referendum, dovrebbe essere promosso.
mercoledì 28 novembre 2012
Lettera a Bersani e Renzi
Milano, 27 novembre 2012
Ai candidati al ballottaggio nelle primarie del centro-sinistra
Pierluigi Bersani
Matteo Renzi
p.c.: ai Direttori dei maggiori quotidiani
Ferruccio De Bortoli – Corriere della Sera
Mario Calabresi – La Stampa
Ezio Mauro – La Repubblica
Negli ultimi due post del blog “La politica dei cittadini” (www.civicum.blogspot.com) ho sostenuto che le primarie, indubbio strumento di democrazia diretta, si riducono ad un alibi se i partiti non affrontano i nodi cruciali che le recenti cronache hanno posto all’attenzione dei cittadini: lo smodato finanziamento ai partiti, camuffato da “rimborso elettorale”, la necessaria esclusione dei condannati a pene definitive dalle candidature ad organi elettivi, la durata massima del mandato.
Senza una forte posizione su questi temi non è possibile ricostruire la credibilità delle forze politiche agli occhi degli elettori e recuperare una quota significativa di coloro che intendono rifugiarsi nell’astensione dal voto alle prossime consultazioni politiche.
Va dato atto ai candidati del PD di aver fondato il finanziamento della propria campagna alle primarie sul contributo volontario dei cittadini. E’ auspicabile che, su questa falsariga, si affronti con determinazione il tema del finanziamento ai partiti che è la causa prima del degrado della politica, avendo consentito e stimolato un diffuso malaffare a livello centrale e regionale.
Auspico quindi che, nell’ormai prossimo confronto fra i candidati al ballottaggio, si dia un ragionevole spazio alle tematiche predette per dare un positivo segnale di rinnovamento al corpo elettorale.
Nel ringraziarVi per l’attenzione, auguro un positivo e dialettico confronto.
Cordialmente.
Roberto Barabino
domenica 25 novembre 2012
Partiti a un bivio: dimagrire o perire
Il cancro che sta divorando la politica è la disponibilità praticamente illimitata di fondi, senza alcuna giustificazione e senza alcun controllo.
Riporto al riguardo un interessante passo da un libro di Casaleggio e Grillo ("Siamo in guerra" - Chiarelettere, 2011 - pagg. 181 e 182) che espone con chiarezza la questione:
"Nel 1993 il finanziamento pubblico ai partiti fu abrogato a furor di popolo attraverso un referendum con il 90,3% dei voti. I partiti hanno legiferato negli anni per riparare al torto subito. La parola "finanziamento" venne sostituita dal termine "rimborso"per depistare i cittadini. Nel 1999 la legge 157/1999 introdusse i rimborsi per le elezioni politiche, europee e regionali: Per Camera e Senato fu approvato un tetto pari a 193,713,000 euro in rate annuali per legislatura. In caso di elezioni anticipate il rimborso veniva interrotto.
I partiti bulimici modificarono ancora, a loro favore, la normativa nel 2002 con la legge n. 156, portando il massimale per i due rami del Parlamento a 468.853.675 euro e riducendo all'1% (dal 4%) il quorum necessario per ottenere un rimborso. I partiti, che hanno il non comune vantaggio di potersi aumentare i rimborsi da soli, approvarono, quindi, nel 2006 la legge n, 51 con il doppio rimborso in caso di elezioni anticipate. Il rimborso vale per tutti e cinque gli anni della legislatura, anche se interrotta,, e si cumula al rimborso della legislatura successiva.
In seguito alle elezioni politiche del 2008 il PDL maturò il diritto a 206.518.945, il Pdmenoelle a 180.418.043, la Lega 41.384.550 e a seguire i partiti minori. Ogni rmborso va però sommato al 50% del rimborso residuo delle elezioni del 2006, la cui legislatura si è interrotta in anticipo.
I partiti incassano circa un miliardo di euro in una legislatura. Un business senza rischi e senza flessioni di mercato che ha superato indenne la crisi economica del 2008".
Che uso sia stato fatto di questo enorme flusso di risorse, autoattribuito con una logica perfettamente bipartisan, lo abbiamo visto nelle cronache recenti con i casi Belsito, Fiorito, Lusi e via discorrendo.
Se i partiti non daranno luogo all'eliminazione o al drastico ridimensionamento di questo sconcio spreco del pubblico denaro, attivato contro la volontà dei cittadini, non potranno riacquistare alcuna credibilità agli occhi degli elettori. Non è certo il rito delle primarie che potrà raddrizzare la loro sbilenca figura.
Non bisogna dimenticare che Obama è stato eletto due volte Presidente degli Stati Uniti senza aver usufruito di alcun finanziamento pubblico e senza essere ricorso al contributo delle lobby che in quel Paese hanno un grande peso. La cifra di oltre un milardo di dollari raccolto in occasione delle recenti elezioni per il suo secondo mandato è stata ottenuta attraverso milioni di microdonazioni da parte dei cittadini.
In Italia le resistenze a imboccare una nuova strada sono enormi: basta vedere il tentativo che si sta facendo in Parlamento per svuotare la riforma del Governo sui controlli delle spese regionali, che - se riuscisse - renderebbe irrecuperabbile la deriva che le Regioni hanno preso in tema di spese ed anche di "rimborsi elettorali".
Solo i partiti che saranno opporsi in modo convincente, rompendo il muro dell'omertà, alla logica collusiva che consente la prosecuzione di questo sistema di finanziamento e di sperpero, inviso agli italiani, potranno sperare in un rilancio. Gli altri verranno duramente puniti dall'elettorato in occasione delle prossime consultazioni politiche.
Riporto al riguardo un interessante passo da un libro di Casaleggio e Grillo ("Siamo in guerra" - Chiarelettere, 2011 - pagg. 181 e 182) che espone con chiarezza la questione:
"Nel 1993 il finanziamento pubblico ai partiti fu abrogato a furor di popolo attraverso un referendum con il 90,3% dei voti. I partiti hanno legiferato negli anni per riparare al torto subito. La parola "finanziamento" venne sostituita dal termine "rimborso"per depistare i cittadini. Nel 1999 la legge 157/1999 introdusse i rimborsi per le elezioni politiche, europee e regionali: Per Camera e Senato fu approvato un tetto pari a 193,713,000 euro in rate annuali per legislatura. In caso di elezioni anticipate il rimborso veniva interrotto.
I partiti bulimici modificarono ancora, a loro favore, la normativa nel 2002 con la legge n. 156, portando il massimale per i due rami del Parlamento a 468.853.675 euro e riducendo all'1% (dal 4%) il quorum necessario per ottenere un rimborso. I partiti, che hanno il non comune vantaggio di potersi aumentare i rimborsi da soli, approvarono, quindi, nel 2006 la legge n, 51 con il doppio rimborso in caso di elezioni anticipate. Il rimborso vale per tutti e cinque gli anni della legislatura, anche se interrotta,, e si cumula al rimborso della legislatura successiva.
In seguito alle elezioni politiche del 2008 il PDL maturò il diritto a 206.518.945, il Pdmenoelle a 180.418.043, la Lega 41.384.550 e a seguire i partiti minori. Ogni rmborso va però sommato al 50% del rimborso residuo delle elezioni del 2006, la cui legislatura si è interrotta in anticipo.
I partiti incassano circa un miliardo di euro in una legislatura. Un business senza rischi e senza flessioni di mercato che ha superato indenne la crisi economica del 2008".
Che uso sia stato fatto di questo enorme flusso di risorse, autoattribuito con una logica perfettamente bipartisan, lo abbiamo visto nelle cronache recenti con i casi Belsito, Fiorito, Lusi e via discorrendo.
Se i partiti non daranno luogo all'eliminazione o al drastico ridimensionamento di questo sconcio spreco del pubblico denaro, attivato contro la volontà dei cittadini, non potranno riacquistare alcuna credibilità agli occhi degli elettori. Non è certo il rito delle primarie che potrà raddrizzare la loro sbilenca figura.
Non bisogna dimenticare che Obama è stato eletto due volte Presidente degli Stati Uniti senza aver usufruito di alcun finanziamento pubblico e senza essere ricorso al contributo delle lobby che in quel Paese hanno un grande peso. La cifra di oltre un milardo di dollari raccolto in occasione delle recenti elezioni per il suo secondo mandato è stata ottenuta attraverso milioni di microdonazioni da parte dei cittadini.
In Italia le resistenze a imboccare una nuova strada sono enormi: basta vedere il tentativo che si sta facendo in Parlamento per svuotare la riforma del Governo sui controlli delle spese regionali, che - se riuscisse - renderebbe irrecuperabbile la deriva che le Regioni hanno preso in tema di spese ed anche di "rimborsi elettorali".
Solo i partiti che saranno opporsi in modo convincente, rompendo il muro dell'omertà, alla logica collusiva che consente la prosecuzione di questo sistema di finanziamento e di sperpero, inviso agli italiani, potranno sperare in un rilancio. Gli altri verranno duramente puniti dall'elettorato in occasione delle prossime consultazioni politiche.
mercoledì 21 novembre 2012
Primarie: il grande alibi
Nell'editoriale del Corriere della Sera del 19 novembre ("Un silenzio assai rumoroso"), Ernesto Galli della Loggia osserva giustamente che " la presenza del Governo Monti....è stata un continuo memento ai partiti...sia della loro inadeguatezza in un momento decisivo ( vedi fuga generale nel novembre scorso di fronte al baratro in cui stava per precipitare il Paese) sia della loro condotta dissennata degli ultimi trent'anni. Insomma: gli argomenti su cui riflettere e discutere, e magari fare qualche autocritica per presentarsi agli elettori con un volto nuovo, non sono mancati di certo. Invece niente.....Di bilanci del passato neppure l'ombra. Così come neppure la minima spiegazione del perchè si è arrivati al baratro di cui sopra".
Concordo pienamente con queste affermazioni e aggiungo che, probabilmente la ragione dell' assordante silenzio dei partiti stà nel fatto che l'autocritica dovrebbe portare alla luce il pervasivo sistema di corruzione e ladrocinio di cui ho parlato nel post precedente e, soprattutto, a sviluppare incisive azioni per porvi fine ed evitare che si ripeta.
Invece di lanciarsi in questa indispensabile opera di "redenzione", il sistema dei partiti sta utilizzando un evento quale le primarie, che alcuni di loro hanno avviato, come "specchietto per le allodole", utile a sviare l'attenzione degli elettori dai problemi e dagli obbighi citati in precedenza.
Essendo le primarie un indubbio strumento di "democrazia diretta" possono dare l'impressione che vi sia, almeno nei principali partiti, una voglia di rinnovamento. Ma è chiaro che tale rinnovamento è del tutto fittizio se non si accompagna allo smantellamento dei privilegi della "casta" e della pratica da tutti condivisa di "chiudere gli occhi" davanti agli abusi e ai furti del denaro pubblico.
Così come stanno le cose, le primarie sono solo "fumo negli occhi" che potrà confondere una certa quota dell'elettorato ma che non farà cambiare le aspettative di larga parte degli elettori, che sono quelle di un rinnovamento reale del quadro politico.
Bisogna invece prendere atto che il Movimento 5 Stelle ha iniziato la lotta contro i privilegi restituendo allo Stato il contributo di 1, 42 milioni di euro che gli spetterebbero a seguito del risultato conseguito nelle elezioni siciliane. Se gli altri partiti non fanno altrettanto, saranno travolti dall'onda della protesta.
Non ci sono alternative, nè scorciatoie: i partiti devono restituire il maltolto e mettere in atto sistemi di selezione e controllo della classe politica e limiti al mandato elettivo che evitino il ripetersi dell'immondo spettacolo al quale abbiamo assistito e, purtroppo, ancora assistiamo, osservando che un ex presidente del Consiglio (Berlusconi) è suscettibile di pesantissimi ricatti da parte della malavita, legati alle sue pericolose frequentazioni e che un altro ex presidente (Amato) , sempre vissuto nella "turris eburnea", oltre a percepire 31.000 euro mensili di pensione, ha recentemente avuto l'ardire di sostenere che, se un deputato di trent'anni dovesse lasciare il parlamento dopo due legislature e, cioè, a 40 anni, dovrebbe avere il vitalizio anticipato.
Dobbiamo cambiare sul serio non solo questa classe politica, ma anche il significato stesso di tale attività che non può essere più vista come un incarico a vita, o quasi, in difesa principalmente dei propri interessi e del proprio arricchimento ma come una pausa nella propria attività lavorativa in cui si presta un servizio alla collettività.
Vediamo se di qui alle prossime elezioni politiche appare qualche segnale di vero cambiamento nei partiti tradizionali. Altrimenti prepariamoci, pur con tutti i dubbi e i rischi messi in luce nel dibattito seguito al post precedente, a "rovesciare il tavolo".
giovedì 1 novembre 2012
Dopo le elezioni siciliane: sfide e opportunità per il Movimento 5 Stelle
Con circa il 15% dei voti il Movimento 5 stelle si è attestato al primo posto in Sicilia e viene accreditato, dai sondaggisti e dagli opinionisti, di un possibile 25% nelle elezioni nazionali il che sarebbe già un bel terremoto negli instabili equilibri della politica nazionale. Ma, a mio avviso, queste stime peccano per difetto in quanto non tengono conto di cosa potrebbe accadere nel "partito del non voto", che in Sicilia ha ormai la maggioranza assoluta ed è rilevante anche a livello nazionale.
Io credo che molti non abbiano votato non solo perchè ritengono insoddisfacente l'attuale offerta politica dei partiti tradizionali ma anche perchè non credono che la cosiddetta "antipolitica" sia una soluzione efficace.
I non votanti potrebbero essere indotti a ricredersi se di qui al prossimo aprile i partiti tradizionali continuassero a "fare gli gnorri", non giungendo ad un cambiamento della legge elettorale e non riducendo davvero i privilegi della casta.
A quel punto anche i più scettici potrebbero vedere nel movimento di Grillo, pur con tutti i suoi limiti, una strada percorribile, soprattutto se questa forza sapesse dimostrare, nei sei mesi che mancano alla consultazione politica, di saper davvero iniziare il percorso virtuoso volto a smantellare i privilegi che, in Sicilia, sono ancora maggiori e più spudorati che nel resto del Paese.
La sfida che attende il movimento, a questo riguardo, è comunque grande ed è stata ben sintetizzata da Gianfranco Miccichè che ha detto: "Voglio vederli i grillini il giorno in cui si trovano in mano la busta paga con 15 mila euro netti al mese...voglio vederli". E' ben vero che è stato dichiarato che la maggior parte di tale somma verrà versata dagli eletti al Movimento, ma ciò non toglie che il problema rimanga: ce la faranno i grillini a resistere alle lusinghe del potere ?
Basta guardare, da questo punto di vista, alla triste parabola dell'IDV, nato come movimento contrario alla politica tradizionale e votato a moralizzare la cosa pubblica, che è finito nel gorgo dell'arricchimento personale, come ha ben dimostrato la recente inchiesta della Gabanelli, che ha mostrato un Di Pietro in grave difficolta nel tentativo di giustificare l'enorme patrimonio immobiliare accumulato in questi anni.
Il fatto è che, nella realtà italiana si è creata una collusione di fondo fra tutte le forze politiche, nessuna esclusa, che ha portato a tacitare qualunque vero dissenso nei confronti della logica spartitoria che ha dominato gli ultimi vent'anni: al di là dell'apparente, forte costrasto fra il centrodestra berlusconiano e la sinistra più o meno massimalista, si costruiva un sistema in cui tutti beneficiavano di una fetta crescente delle risorse pubbliche, dirottate più che ai partiti, ad alimentare le fortune personali dei loro membri. In questo contesto i comportamenti predatori dei Lusi e dei Fiorito non sono l'aberrazione di alcune "mele marce" , ma semplicemente le manifestazioni più visibili del "sistema". Ho già citato in un precedente post quanto affermato da Casini allo scoppio dello scandalo Fiorito e cioè che il PD non poteva tirarsi fuori dalla facenda chiedendo lo scioglimento del Consiglio Regionale perchè "tutti sapevano". Questa affermazione è appunto rivelatrice dell'esistenza di un sistema che ha, fra l'altro, messo in luce una delle grandi debolezze del nostro assetto istituzionale: un federalismo becero che non prevede più i controlli dello Stato sulle Regioni ( i Comitati Regionali di Controllo sono stati aboliti) e che lascia ampio spazio ad ogni forma di degrado.
Il malaffare è diventato la norma e in questo contesto si inserisce, direi armoniosamente, anche la collusione con la 'ndrangheta in Regione Lombardia.
Il livello di sopportazione dei cittadini rispetto a questa barbarie è ormai ampiamente superato e possono bastare piccoli eventi per produrre uno "tsunami" capace di travolgere completamente i partiti tradizionali.
Oggi il Movimento 5 Stelle è l'unica forza politica in grado di tentare di rompere il sistema collusivo in atto: se continuerà a marcare la propria diversità rispetto ai riti della politica ( niente comparsate in TV, niente accordi sottobanco, ecc. ) e si saprà muovere in modo determinato e credibile nei prossimi mesi contro i privilegi e il malaffare, l'ipotesi di un "effetto valanga" potrebbe realizzarsi e il Movimento potrebbe andare molto al di là delle percentuali di consesnso elettorale che oggi gli vengono attribuite. Il fatto che in Sicilia il Movimento 5 Stelle abbia pescato consensi in tutte le aree politiche è un segno premonitore in questa direzione.
Io credo che molti non abbiano votato non solo perchè ritengono insoddisfacente l'attuale offerta politica dei partiti tradizionali ma anche perchè non credono che la cosiddetta "antipolitica" sia una soluzione efficace.
I non votanti potrebbero essere indotti a ricredersi se di qui al prossimo aprile i partiti tradizionali continuassero a "fare gli gnorri", non giungendo ad un cambiamento della legge elettorale e non riducendo davvero i privilegi della casta.
A quel punto anche i più scettici potrebbero vedere nel movimento di Grillo, pur con tutti i suoi limiti, una strada percorribile, soprattutto se questa forza sapesse dimostrare, nei sei mesi che mancano alla consultazione politica, di saper davvero iniziare il percorso virtuoso volto a smantellare i privilegi che, in Sicilia, sono ancora maggiori e più spudorati che nel resto del Paese.
La sfida che attende il movimento, a questo riguardo, è comunque grande ed è stata ben sintetizzata da Gianfranco Miccichè che ha detto: "Voglio vederli i grillini il giorno in cui si trovano in mano la busta paga con 15 mila euro netti al mese...voglio vederli". E' ben vero che è stato dichiarato che la maggior parte di tale somma verrà versata dagli eletti al Movimento, ma ciò non toglie che il problema rimanga: ce la faranno i grillini a resistere alle lusinghe del potere ?
Basta guardare, da questo punto di vista, alla triste parabola dell'IDV, nato come movimento contrario alla politica tradizionale e votato a moralizzare la cosa pubblica, che è finito nel gorgo dell'arricchimento personale, come ha ben dimostrato la recente inchiesta della Gabanelli, che ha mostrato un Di Pietro in grave difficolta nel tentativo di giustificare l'enorme patrimonio immobiliare accumulato in questi anni.
Il fatto è che, nella realtà italiana si è creata una collusione di fondo fra tutte le forze politiche, nessuna esclusa, che ha portato a tacitare qualunque vero dissenso nei confronti della logica spartitoria che ha dominato gli ultimi vent'anni: al di là dell'apparente, forte costrasto fra il centrodestra berlusconiano e la sinistra più o meno massimalista, si costruiva un sistema in cui tutti beneficiavano di una fetta crescente delle risorse pubbliche, dirottate più che ai partiti, ad alimentare le fortune personali dei loro membri. In questo contesto i comportamenti predatori dei Lusi e dei Fiorito non sono l'aberrazione di alcune "mele marce" , ma semplicemente le manifestazioni più visibili del "sistema". Ho già citato in un precedente post quanto affermato da Casini allo scoppio dello scandalo Fiorito e cioè che il PD non poteva tirarsi fuori dalla facenda chiedendo lo scioglimento del Consiglio Regionale perchè "tutti sapevano". Questa affermazione è appunto rivelatrice dell'esistenza di un sistema che ha, fra l'altro, messo in luce una delle grandi debolezze del nostro assetto istituzionale: un federalismo becero che non prevede più i controlli dello Stato sulle Regioni ( i Comitati Regionali di Controllo sono stati aboliti) e che lascia ampio spazio ad ogni forma di degrado.
Il malaffare è diventato la norma e in questo contesto si inserisce, direi armoniosamente, anche la collusione con la 'ndrangheta in Regione Lombardia.
Il livello di sopportazione dei cittadini rispetto a questa barbarie è ormai ampiamente superato e possono bastare piccoli eventi per produrre uno "tsunami" capace di travolgere completamente i partiti tradizionali.
Oggi il Movimento 5 Stelle è l'unica forza politica in grado di tentare di rompere il sistema collusivo in atto: se continuerà a marcare la propria diversità rispetto ai riti della politica ( niente comparsate in TV, niente accordi sottobanco, ecc. ) e si saprà muovere in modo determinato e credibile nei prossimi mesi contro i privilegi e il malaffare, l'ipotesi di un "effetto valanga" potrebbe realizzarsi e il Movimento potrebbe andare molto al di là delle percentuali di consesnso elettorale che oggi gli vengono attribuite. Il fatto che in Sicilia il Movimento 5 Stelle abbia pescato consensi in tutte le aree politiche è un segno premonitore in questa direzione.
giovedì 18 ottobre 2012
Albertini al posto di Formigoni? No, grazie
Come auspicato nel precedente post del blog "La politica dei cittadini" (www.civicum.blogspot.com). la Lega si è decisa a dare lo stop a Formigoni per avviare il necessario rinnovamento dell'istituzione regionale, inquinata dalla 'ndrangheta e ormai allo sbando .
Si è scatenata subito la ricerca dei possibili candidati al ruolo di Presidente e, nel PDL, il nome più gettonato è quello di Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano dal 1997 al 2006 ed attuale europarlamentare. Nella trasmissione "L'infedele" del 15 ottobre tale candidatura è stata sponsorizata anche da Mario Mauro, Vice Presidente del Parlamento Europeo ed esponnente di spicco di Comunione e Liberazione.
I meriti di Albertini che, quando era sindaco di Milano, amava definirsi un "buon amministratore di condominio", sarebbero: l'onestà, cui fa riferimento anche il titolo del suo recente libro "L'onestà e il potere" , e la buona gestione messa in atto quale sindaco.
Nel valutare questa eventuale candidatura è necessario ricordare che Albertini ha commesso un errore macroscopico che non può essergli perdonato dai milanesi, in quanto le nefaste conseguenze dello stesso sono ancora in atto e producono devastanti effetti sulla città di Milano.
In qualità di Commissario straordinario al Traffico dal 2001 al 2006, Albertini ha varato l'enorme e disastroso Piano Parcheggi (oltre 200 progetti per un importo di circa un miliardo di euro) che ha letteralmente devastato la città producendo tremende ferite nel tessuto urbano, danni gravissimi a numerose abitazioni che sono state lesionate dagli scavi e dai tiranti dei cantieri, molti e lunghissimi disagi a cittadini e commercianti che sono stati letteralmente "imprigionati" nelle loro strade e piazze messe violentemente a soqquadro.
Si è trattato, ovviamente, di una scelta politica mirata a dare cospicui vantaggi economici ai costruttori, che sono parte integrante del blocco sociale che ha consentito l'elezione di questo sindaco, ma è stata anche un grande errore per tre motivi:
- che tale scelta penalizzava fortemente una larga parte della cittadinanza ed anche buona parte dei suoi elettori
- che il Piano Parcheggi avrebbe ottenuto esattamene il contrario della riduzione del traffico che formalmente si proponeva, perchè il proliferare di parcheggi nel centro città avrebbe attirato nuovo traffico
- che il controllo del rispetto dei tempi e dei costi dei cantieri era affidato a funzionari del Settore Parcheggi del Comune, pagati dagli stessi costruttori. I controlli venivano, quindi, spesso omessi e le penali non applicate. Ciò ha dato luogo ad autentiche truffe che hanno recentemente portato a condanne penali a carico di alcuni progettisti e costruttori ed anche dei presunti controllori
Da questo errore sono nate altre pesanti conseguenze per la città: il clima da Far West che tale decisione ha comportato ("via libera al più forte") è stato il brodo di coltura in cui è maturato, a causa di leggi regionali scellerate, lo scempio degli "ecomostri" che è stato già ampiamente denunciato in questo blog: a Milano migliaia di cittadini vengono letteralmente "murati vivi" nei loro cortili, occupati "manu militari" da costruzioni altamente invasive ed illegali, che li privano di luce, spazi, aria e privacy.
Chi vuole che la gestione della cosa pubblica metta al centro i cittadini e non gli speculatori non può accettare che a capo della Regione Lombardia si trovi chi ha prodotto tali risultati, in quanto troppi sarebbero i rischi, trattandosi di un'istituzione che si è resa colpevole, da vari anni a questa parte, di gravi danni ai cittadini con la sua legislazione in campo edilizio, troppo favorevole ai costruttori e spesso incostituzionale, e con i comportamenti dei suoi membri, diversi dei quali rinviati a giudizio per reati in questa materia.
Si è scatenata subito la ricerca dei possibili candidati al ruolo di Presidente e, nel PDL, il nome più gettonato è quello di Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano dal 1997 al 2006 ed attuale europarlamentare. Nella trasmissione "L'infedele" del 15 ottobre tale candidatura è stata sponsorizata anche da Mario Mauro, Vice Presidente del Parlamento Europeo ed esponnente di spicco di Comunione e Liberazione.
I meriti di Albertini che, quando era sindaco di Milano, amava definirsi un "buon amministratore di condominio", sarebbero: l'onestà, cui fa riferimento anche il titolo del suo recente libro "L'onestà e il potere" , e la buona gestione messa in atto quale sindaco.
Nel valutare questa eventuale candidatura è necessario ricordare che Albertini ha commesso un errore macroscopico che non può essergli perdonato dai milanesi, in quanto le nefaste conseguenze dello stesso sono ancora in atto e producono devastanti effetti sulla città di Milano.
In qualità di Commissario straordinario al Traffico dal 2001 al 2006, Albertini ha varato l'enorme e disastroso Piano Parcheggi (oltre 200 progetti per un importo di circa un miliardo di euro) che ha letteralmente devastato la città producendo tremende ferite nel tessuto urbano, danni gravissimi a numerose abitazioni che sono state lesionate dagli scavi e dai tiranti dei cantieri, molti e lunghissimi disagi a cittadini e commercianti che sono stati letteralmente "imprigionati" nelle loro strade e piazze messe violentemente a soqquadro.
Si è trattato, ovviamente, di una scelta politica mirata a dare cospicui vantaggi economici ai costruttori, che sono parte integrante del blocco sociale che ha consentito l'elezione di questo sindaco, ma è stata anche un grande errore per tre motivi:
- che tale scelta penalizzava fortemente una larga parte della cittadinanza ed anche buona parte dei suoi elettori
- che il Piano Parcheggi avrebbe ottenuto esattamene il contrario della riduzione del traffico che formalmente si proponeva, perchè il proliferare di parcheggi nel centro città avrebbe attirato nuovo traffico
- che il controllo del rispetto dei tempi e dei costi dei cantieri era affidato a funzionari del Settore Parcheggi del Comune, pagati dagli stessi costruttori. I controlli venivano, quindi, spesso omessi e le penali non applicate. Ciò ha dato luogo ad autentiche truffe che hanno recentemente portato a condanne penali a carico di alcuni progettisti e costruttori ed anche dei presunti controllori
Da questo errore sono nate altre pesanti conseguenze per la città: il clima da Far West che tale decisione ha comportato ("via libera al più forte") è stato il brodo di coltura in cui è maturato, a causa di leggi regionali scellerate, lo scempio degli "ecomostri" che è stato già ampiamente denunciato in questo blog: a Milano migliaia di cittadini vengono letteralmente "murati vivi" nei loro cortili, occupati "manu militari" da costruzioni altamente invasive ed illegali, che li privano di luce, spazi, aria e privacy.
Chi vuole che la gestione della cosa pubblica metta al centro i cittadini e non gli speculatori non può accettare che a capo della Regione Lombardia si trovi chi ha prodotto tali risultati, in quanto troppi sarebbero i rischi, trattandosi di un'istituzione che si è resa colpevole, da vari anni a questa parte, di gravi danni ai cittadini con la sua legislazione in campo edilizio, troppo favorevole ai costruttori e spesso incostituzionale, e con i comportamenti dei suoi membri, diversi dei quali rinviati a giudizio per reati in questa materia.
venerdì 12 ottobre 2012
Formigoni: la Lega deve dare lo stop
Le vicende della Regione Lombardia fanno impallidire quelle della Regione Lazio: se in quest'ultima si è messo in atto un generalizzato sistema di furto e spreco del pubblico denaro, in Lombardia abbiamo infiltrazioni della 'ndrangheta ai livelli più alti e un governatore che, proseguendo nella sua sfrontata opera di minimizzazione, già adottata per gli scandali nel settore sanitario ( Fondazione Maugeri e San Raffaele) osa dire :" la situazione è grave ma è un problema di Zambetti" , mostrando di non avere alcun senso di responsabilità istituzionale e neppure il senso del ridicolo. In Lazio la Polverini si è dimessa, mentre in Lombardia Formigoni resiste a oltranza, superando ogni limite di decenza e di buon senso
Nascondersi dietro la presunta "eccellenza" della Regione Lombardia, di cui Formigoni continua a vantarsi, è una foglia di fico che non ricopre certo le sue colpe per le pericolose amicizie e frequentazioni ( Daccò, Simone, ecc.) , per aver consentito un sistema di corruzione profonda nel settore sanitario, da cui ha tratto vari benefici, e per aver messo la regione in mano agli speculatori edilizi, che ha prodotto il proliferare di "ecomostri", tanto per citare solo alcuni dei vizi che gli si possono imputare.
La Lega, che ha sofferto le conseguenze dei legami fra il suo ex tesoriere Belsito e varie organizzazioni criminali, aveva minacciato sfracelli, ma si è accontentata di un azzeramento della giunta regionale lombarda, che dovrà essere ricomposta da quello stesso governatore che, con la sua "cecità istituzionale", ha consentito il tremendo degrado della Regione Lombardia, in cui vi sono ben 14 consiglieri indagati o condannati su 80.
Anche se Maroni ha mostrato imbarazzo nella conferenza stampa in cui si è presentata la presunta soluzione del problema e si è riservato di prendere una decisione sulla durata della legislatura a dopo il cambiamento della legge elettorale regionale (quella del "listino bloccato" che ha consentito l'elezione di personaggi come la Minetti), è chiaro che se continuerà a procedere con i tatticismi che consentono comunque a Formigoni di stare in sella, la Lega avrà ben poche possibilità di rimontare il deficit di credibilità che è derivato dallo scandalo Belsito. Non basta certo indire gli stati generali delle forze produttive del Nord per riacquistare consensi. Maroni, che come Ministro dell'Interno ha fatto un ottimo lavoro anche per l'incisiva lotta alla criminalità organizzata, non può accontentarsi di vivacchiare furbescamente, passando sopra al ruolo che tale criminalità sta avendo nel condizionare gli esiti del confronto elettorale in Lombardia, e non solo.
Se vuole ridare alla Lega un ruolo non ancillare nel contesto politico, deve avere il coraggio di rompere i ponti con chi ha prodotto o comunque consentito i guasti tremendi cui stiamo assistendo: deve mandare a casa Formigoni al più presto anche se ciò può voler dire una rottura con il PDL nelle regioni che la Lega governa e una rinuncia alle sue ambizioni per il Pirellone. Continuando con il piccolo cabotaggio la Lega rischia di scomparire perchè gli elettori non le perdoneranno il cinismo e la miopia di cui sta dando prova.
Nascondersi dietro la presunta "eccellenza" della Regione Lombardia, di cui Formigoni continua a vantarsi, è una foglia di fico che non ricopre certo le sue colpe per le pericolose amicizie e frequentazioni ( Daccò, Simone, ecc.) , per aver consentito un sistema di corruzione profonda nel settore sanitario, da cui ha tratto vari benefici, e per aver messo la regione in mano agli speculatori edilizi, che ha prodotto il proliferare di "ecomostri", tanto per citare solo alcuni dei vizi che gli si possono imputare.
La Lega, che ha sofferto le conseguenze dei legami fra il suo ex tesoriere Belsito e varie organizzazioni criminali, aveva minacciato sfracelli, ma si è accontentata di un azzeramento della giunta regionale lombarda, che dovrà essere ricomposta da quello stesso governatore che, con la sua "cecità istituzionale", ha consentito il tremendo degrado della Regione Lombardia, in cui vi sono ben 14 consiglieri indagati o condannati su 80.
Anche se Maroni ha mostrato imbarazzo nella conferenza stampa in cui si è presentata la presunta soluzione del problema e si è riservato di prendere una decisione sulla durata della legislatura a dopo il cambiamento della legge elettorale regionale (quella del "listino bloccato" che ha consentito l'elezione di personaggi come la Minetti), è chiaro che se continuerà a procedere con i tatticismi che consentono comunque a Formigoni di stare in sella, la Lega avrà ben poche possibilità di rimontare il deficit di credibilità che è derivato dallo scandalo Belsito. Non basta certo indire gli stati generali delle forze produttive del Nord per riacquistare consensi. Maroni, che come Ministro dell'Interno ha fatto un ottimo lavoro anche per l'incisiva lotta alla criminalità organizzata, non può accontentarsi di vivacchiare furbescamente, passando sopra al ruolo che tale criminalità sta avendo nel condizionare gli esiti del confronto elettorale in Lombardia, e non solo.
Se vuole ridare alla Lega un ruolo non ancillare nel contesto politico, deve avere il coraggio di rompere i ponti con chi ha prodotto o comunque consentito i guasti tremendi cui stiamo assistendo: deve mandare a casa Formigoni al più presto anche se ciò può voler dire una rottura con il PDL nelle regioni che la Lega governa e una rinuncia alle sue ambizioni per il Pirellone. Continuando con il piccolo cabotaggio la Lega rischia di scomparire perchè gli elettori non le perdoneranno il cinismo e la miopia di cui sta dando prova.
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