Dopo l’ennesima
e gravissima tragedia del mare di fronte alle coste libiche s’impone una
riflessione seria sull’argomento che superi la sterile contrapposizione fra due
tesi entrambe sbagliate
Da un lato
c’è chi, per ragioni umanitarie, afferma la necessità di accogliere i migranti
indiscriminatamente e illimitatamente: è una posizione moralmente apprezzabile
ma politicamente irresponsabile che, se è comprensibile nei cittadini, è
inaccettabile se espressa dalle Istituzioni, che non possono ignorarne le
tremende implicazioni in termini di sostenibilità e quindi di conflittualità
sociale. Per non dire di peggio visto che, fra chi approda nel nostro Paese, ci
sono fanatici integralisti che buttano a mare e fanno morire vari compagni di
sventura solo perché cristiani.
Dall’altro
c’è chi si propone solo di difendere i nostri confini propugnando il respingimento
dei migranti oppure un vago “aiutarli a casa loro”, senza uno straccio di programma
concreto e di dibattito su come farlo.
Sulla
perenne situazione emergenziale che si produce, s’inseriscono poi le bande
criminali che, come dimostra il caso di Mafia Capitale, lucrano ingenti
profitti sulla pelle dei disgraziati e a spese dei contribuenti, come da
affermazione intercettata di Salvatore
Buzzi: “ con gli immigrati si guadagna più della droga”.
Bisogna
cambiare strada subito e per farlo occorrono idee nuove e fattibili e non nuovi
slogan buonisti o razzisti.
E’
certamente necessario chiedere il coinvolgimento dell’Europa, ma ciò non può
costituire un alibi: è il nostro Paese che, essendo quello maggiormente
investito dal problema, deve indicare la strada, con azioni ragionate e mirate,
sia in terra africana che sul nostro territorio. Bisogna lasciar stare le
strumentalizzazioni politiche e agire con senso dello Stato cercando soluzioni
possibili e concrete e non operazioni di facciata.
Un suggerimento
positivo è venuto da un lettore de “La Stampa” che ha scritto, su uno specifico
aspetto, una lettera al Direttore cui è seguita una risposta che contiene
suggerimenti altrettanto concreti sulla gestione complessiva del fenomeno. Riporto entrambi gli scritti come ulteriore stimolo alla riflessione e al
dibattito.
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Un “patto” con i migranti ospitati in Italia? Una
proposta sensata di cui discutere
Gentile
Direttore, desidero condividere con lei un pensiero in merito al problema
legato al numero sempre più consistente di immigrati provenienti dall’Africa. È
un fenomeno complesso, e non è possibile immaginare una soluzione facile.
Negli ultimi
tempi continua ad aumentare il malumore generato dai costi che vengono
attualmente sostenuti per ospitare le migliaia di profughi in arrivo.
Bisognerebbe agire immediatamente su questi costi e studiare soluzioni
alternative. Per esempio si potrebbero implementare forme di autogestione
supervisionate. Gli immigrati potrebbero cucinare, occuparsi della pulizie dei
locali e della manutenzione. In molti Comuni potrebbero dedicarsi ad attività
socialmente utili e svolgere lavori di manutenzione ordinaria per i quali non
servono grandi qualifiche. In questo modo potrebbero imparare lavorando, senza
gravare sulla società. Ovviamente non parlo di lavori forzati, ma di attività
volte a coprire i costi di gestione e di formazione. Attualmente queste povere
persone vengono ospitate in alberghi spesso in condizioni di degrado. Inoltre,
non potendo svolgere nessuna attività, tendono a bighellonare per le strade,
non sapendo come far passare le giornate.
Spero che
queste idee possano esser lette e condivise da chi ha il potere di
attuarle.
Andrea
Vottero Ris
La sua
proposta mi sembra sensata e meritevole di essere discussa. Ha il pregio di
uscire dall’alternativa forzata, presente oggi nel dibattito italiano, tra
accoglienza o respingimento.
Di fronte a
queste ondate migratorie è sempre più necessario intervenire alla fonte, ovvero
nel Nord Africa, contribuendo a stabilizzare la Libia innanzitutto. Fino ad
allora dovremmo essere capaci di salvare vite umane, di controllare chi arriva
e di proporre patti vincolanti a chi resta sul nostro territorio.
Questo non
viene fatto perché preferiamo voltare la testa dall’altra parte nella speranza
che la maggior parte dei migranti utilizzi l’Italia solo come passaggio per
raggiungere i Paesi del Nord Europa.
L’idea di
stipulare degli accordi con chi viene ospitato nei centri italiani ha illustri
precedenti, ma bisogna avere la forza politica di stabilire percorsi
virtuosi.