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sabato 28 gennaio 2012

Liberalizzazioni:la parola ai lettori

Il tema del post, suggerito da un frequentatore del blog è, come ha detto un altro partecipante, "quello all'ordine del giorno". Condivido l'opinione, espressa in un commento al post precedente, che il Governo stia facendo un ottimo lavoro ma che "nessuno è perfetto".
Ben venga, quindi, una riflessione critica e, magari, propositiva al riguardo. Pubblico i contributi di tre lettori, che sono diversi per taglio e tematiche trattate ma che pongono quesiti appropriati. Chiedo agli altri lettori di esprimersi in merito.

Professione forense
Il decreto "liberalizzazioni" comporterà l' abolizione del "tariffario" forense che stabilisce, per ogni attività compiuta dall' avvocato, un minimo ed un massimo .
Chiunque abbia un minimo di conoscenza del lavoro dell' avvocato, sa che per la predisposizione degli atti, ad esempio un precetto, devono essere indicate le voci di spesa di cui si chiede il pagamento.
Queste voci erano quantificate dal tariffario.
Con l' abolizione come verranno  redatti tutti questi atti?
Come verrà quantificato il " preventivo" di cui si parla, al cliente?
In caso di richiesta giudiziale di parcelle non pagate , come verranno liquidate dal giudice?
Come si determineranno le spese nelle procedure esecutive ora che non esiste più alcun parametro?
Sono tantissimi i casi in cui non si saprà come fare a portare avanti l' attività lavorativa.
Certamente non avrà mai avuto questo problema il Ministro che l' ha proposto, che ha come clienti politici e banche.
La vera liberalizzazione consisterebbe nell' abolizione dell' esame di stato e quindi un mercato aperto ai giovani, garantendo però a tutti una certezza nella determinazione del compenso.
Inoltre per tutte le categorie di lavoratori autonomi esiste un tariffario , vedi ad esempio quello delle Camere di Commercio.
A livello pratico si verrà a creare una situazione di paralisi totale non essendo di fatto possibile quantificare le spese nei vari atti dei procedimenti giudiziari.

Marina Colombo, avvocato

Imprese a partecipazione statale.

Si sta parlando molto, e giustamente, delle liberalizzazioni del nuovo governo Monti, che prevedono anche la privatizzazione delle imprese pubbliche, o la riduzione della loro partecipazione sotto il 40%, ma, a mio avviso, in un mondo di "diversamente onesti", questa cura è peggio della malattia.Secondo me le "imprese miste" sono molto pericolose, anche senza la maggioranza azionaria, perchè, oltre ad ingerenze di ogni tipo, tra gli interessi pubblici e quelli privati sono sempre i primi a farne le spese : gli utili sono privati e i debiti sono sempre pubblici.E' molto più logica una separazione netta tra chi lavora per lo Stato e chi per conto proprio, evitando di perstare il fianco ai soliti "furbetti del quartierino".   Non solo, sarebbe anche auspicabile che tutti i dipendenti dello Stato lavorassero 8 ore al giorno come tutti gli altri lavoratori, eliminando un ingiusto privilegio, fonte anche di doppio lavoro, nella migliore ipotesi in nero.    Si otterrebbe così un vero e consistente risparmio nelle spese dello Stato, diminuendo quella pletora burocratica che ci schiaccia.

Ermanno Pirola.


Stiamo attenti a chi aspetta di essere chiamato!!!

Centinaia di migliaia di pensionati e di persone vicine alla pensione 
non si sono stracciate le vesti, ne hanno bloccato l'Italia , anche se 
hanno perso i pensionati migliaia di euro ed i pensionandi almeno tre 
anni di pensione per un totale da 50.000 a più di 100.000 euro. Perchè 
le categorie ristrette ma rumorose perchè utilizzate o molto vicine  a 
professionisti, politici  e giornalisti devono fare tanto caos ? Che 
ci sia qualcuno che a parole è d'accordo ma aspetto che lo chiamino 
!!!. Lui ha i suoi canali ( la base del suo partito che ha sempre 
pensato al proprio particolare) . Stiamo attenti che vogliono tornare 
al potere anche se l'Italia va a picco.

Alfredo

domenica 22 gennaio 2012

Notizie sul Blog - N° 1

Fornisco alcune informazioni utili a favorire una migliore interazione con e fra i lettori e mi riprometto di ripetere l'esercizio, con altri contenuti, in futuro:

1 - PUBBLICO

Fin dai primi post, pubblicati nel giugno 2011, mi ha incuriosito il fatto che gli stessi fossero visitati non solo dall'Italia ma anche dall'estero. La spiegazione che mi sono data, al riguardo, è che si trattasse di destinatari delle mie mail (fra cui vi sono, ad esempio, manager, politici e giornalisti) che, trovandosi all'estero, guardassero il sito con apparecchiature mobili.
Il fenomeno si è progressivamente ampliato, tanto che il blog è attualmente  visto in tutti i continenti ed in molti paesi che cito nell'ordine di frequenza dei contatti totali finora realizzati : Italia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Lettonia, Federazione Russa, Brasile, Francia, Belgio, Romania, Svizzera, Egitto, Ucraina, Argentina, Indonesia, Ungheria, Malesia, Cina,  Kazakistan, Australia, Messico, Spagna.
Probabilmente questo fenomeno è dovuto al fatto che mando le mie mail anche a persone che scrivono lettere a quotidiani che hanno un'ampia diffusione, sia nazionale che internazionale. Ma è possibile che l'accesso al blog avvenga direttamente dalla rete.

Pregherei i lettori residenti all'estero di farmi sapere, via mail o quando pubblicano i loro commenti, da che Paese scrivono e come hanno saputo dell'esistenza del blog; qualcuno lo ha già fatto dall'Argentina e dal Brasile.

2 - ACCESSO AL BLOG

Ogni volta che pubblico un post ne mando informazione a coloro che fanno parte del mio indirizzario mediante una comunicazione  che contiene anche il link per connettersi direttamente al blog. Dato che la cadenza dei miei post non è predefinita (sono stati finora alcuni al mese, con frequenza mensile  da 2 a 6), l'informazione via mail evita ai destinatari di doversi connettere per verificare se ci sono nuovi post.
Questo problema invece è presente per i lettori che non rientrano nella mia "mailing list".Invito pertanto coloro che sono in questa situazione di farmelo sapere tramite mail al seguente indirizzo : robertobarabino@alice.it
dalla stessa rileverò il loro indirizzo che potrò inserire nella mia lista, in modo da far avere puntuali e tempestive informazioni.

3 - COMMENTI

I commenti possono essere inviati in due modi:

- cliccando sulla parola "commenti" che si trova in fondo a ciascun post e poi scegliendo l'identità con cui presentarsi; se si sceglie la voce "Anonimo" è opportuno firmare comunque il commento con il proprio nome o con un soprannome, per poter collegare il testo ad eventuali altri commenti dello stesso autore.

mandandomi una mail con le proprie osservazioni; provvederò io alla pubblicazione del commento . Finora ho sempre chiesto, a chi mi ha scritto, se non avesse niente in contrario alla pubblicazione. D'ora innanzi, per evitare troppa corrispondenza, mi riterrò automaticamente legittimato a pubblicare, salva diversa indicazione, le mail che riceverò, indicando come identità dell'autore, sempre salva diversa indicazione, quella con cui è firmata la mail ( nome e cognome, solo nome o soprannome)

4 - RICEZIONE AUTOMATICA DEI POST E DEI COMMENTI

Come avrete notato, nella parte in alto a destra del blog compare la sezione "Unisciti a questo blog" E' questa la modalità più semplice e sicura di essere immediatamente informati sui nuovi post e sui relativi commenti.  Essa richiede il possesso di un account Google.
Per chi non lo avesse, segnalo che lo stesso si può facilmente  e gratuitamente ottenere collegandosi al sito di Google con il seguente link:

http://www.google.it/

e cliccando, tra le scritte blu in alto a destra, sulla parola "accedi".

 Nella pagina che si apre, cercare in basso a destra il riquadro "non disponi di un account Google?" e cliccare sulla scritta "crea un account ora". Così facendo si apre una pagina con alcuni campi da compilare: indirizzo email, password di almeno 8 caratteri ( lettere maiuscole o minuscole, numeri e caratteri speciali), che va inserita due volte per controllo, località.
Viene quindi richiesto di inserire alcuni caratteri deformati nell'apposito spazio intitolato "verifica parole". Bisogna poi spuntare la scritta "accettiamo le condizioni" e premere sul tasto "accetto. crea il mio account".
Successivamente si riceverà una mail con un link, cliccando sul quale la registrazione sarà completata e l'account creato.

5 - MODALITA' D' INTERAZIONE

Dato che il mio blog vuole favorire un dialogo a più voci, invito tutti i lettori ad esprimere le loro opinioni non soltanto commentando i miei post ma anche rispondendo ai commenti di altri lettori. In questo modo si avrà uno scambio più ricco ed un'autentica conversazione. Chiedo anche agli interessati di farmi sapere su quali temi gradirebbero avviare un dibattito; qualcuno lo ha già fatto.

Infine, d'ora innanzi, si adotterà la convenzione linguistica consistente nel "darsi del tu", per una più fluida e informale comunicazione.

6 - LUNGHEZZA DEI POST

Un lettore mi ha segnalato che, a suo avviso, i miei post sono troppo lunghi e che ciò può far desistere dalla completa lettura, suggerendo anche un eventuale riassunto iniziale. Escluderei di fare un riassunto perchè la lunghezza dei post non mi sembra tale da giustificarlo, Tuttavia gradirei sapere, da altri lettori, cosa pensano al riguardo e se ritengono opportuno segnalarmi un numero di righe ottimale.



Ringrazio fin d'ora per la collaborazione.

sabato 14 gennaio 2012

Lega: ricambio al vertice o scissione

Nel mio precedente post (L'"harakiri" della Lega) ho sostenuto la probabile debacle elettorale ed anche la possibile sparizione della Lega dal panorama politico parlamentare, il che ha suscitato perplessità in alcuni lettori.
Ho anche ipotizzato l'eventuale scissione di questo Partito.

Ora leggo sulla stampa notizie che rendono possibili tutti questi scenari.

Nella votazione che ha salvato dal carcere Cosentino, si è evidenziata l'ormai insanabile spaccatura fra il "cerchio magico" dei fedelissimi bossiani e il gruppo dei "maroniani" che seguono l'ex Ministro dell'Interno. Maroni ha testualmente dichiarato dopo il voto " A questo punto io rappresento la linea dell'opposizione interna: nel gruppo dirigente ho pochi alleati, ma nella base i rapporti di forza s'invertono; ecco perchè occorre celebrare al più presto i congressi". E ha aggiunto "o c'è una svolta oppure il movimento finirà a causa dei pretoriani che stanno intorno a Bossi....l'unica cosa che escludo  è uscire dalla Lega per fare un'altra cosa".
Infine: " senza una svolta finiremo come Rifondazione Comunista, un partito di nicchia, un partito avvizzito.....occorre mettere in moto il cambiamento o la sconfitta sarà definitiva".

Come si vede è da un autorevole esponente leghista che vengono confermate sia l'ipotesi della debacle, sia  quella della possibile uscita dal parlamento, come è avvenuto, appunto, per Rifondazione.

Maroni dichiara, invece di non voler lasciare la Lega per fondare un altro partito; tale dichiarazione è  necessaria al fine di  poter combattere la battaglia interna per la leadership, ma a questo passo estremo potrebbe essere costretto da chi ancora detiene l'ultima parola nella lega, cioè Bossi. E ciò perchè, in un partito che non ha fatto un congresso  nazionale negli ultimi dieci anni, è assai improbabile che si accetti di farlo quando il "sentiment " della base è tutto a favore di Maroni.
Senza il congresso la scissione sarebbe inevitabile anche perchè gli umori della base sono inequivocabili. Basta citare alcuni messaggi di leghisti comparsi sui social network o lanciati attraverso Radio padania: dal divertente " Camorra Ladrona, la Lega ormai perdona" al più articolato " Sono stato preso per i fondelli da questi capoccia leghisti che nelle nostre piazze condannano Roma Ladrona  e poi fanno queste porcate. Mai più. Mai più". Altro esempio " abbiamo votato Lega ma dopo questa giornata  chiediamo scusa all'Italia e a tutti gli Italiani, Mai più ai conniventi con i mafiosi i nostri voti e state tranquilli: presto si andrà alle elezioni e ve ne accorgerete". Infine " Bobo, non ci deludere, mandiamo a casa il vecchio Bossi, ce ne ha fatte ingoiare troppe! Se ci deve essere la scissione, ben venga!"
Va detto, al riguardo, che la definitiva rottura fra i  due leader potrebbe materializzarsi già in occasione della prossima manifestazione di piazza della Lega, prevista a Milano il 22 gennaio.

Entrambi gli scenari (ricambio o scissione) potrebbero dare una scossa all'attuale decrepito sistema politico italiano perchè Maroni, come ho già scritto in altre occasioni, è uomo credibile e di spessore, che riscuote consensi in un vasto arco elettorale. Sarebbe in grado di calamitare una larga parte dei moderati di centro destra delusi dallo screditato asse Berlusconi-Bossi e potrebbe persino pescare qualcosa nell'area dei progressisti delusi dalle incertezze del PD e non attratti dalle forze alla sua sinistra.
Maroni potrebbe anche trasformare il velleitario  e fallimentare  "Partito del Nord", che non potrà mai superare, per questa sua connotazione, il 10/12% dei voti a livello nazionale, in un serio "Partito federalista" con maggiori ambizioni, capace di  tutelare le  differenti esigenze territoriali in uno schema nazionale unitario, non "servo di Roma" ma frutto della "collaborazione competitiva" fra diverse aree territoriali.

E' finito il tempo dei riti celtici, della "nazione padana", della secessione. E' il tempo di costruire un  centrodestra degno di questo nome, non succube dei leader, e un dinamico stato federale. Alla vecchia Lega ormai superata resta comunque il merito storico  di aver concepito l'idea federalista, anche se, per il suo provincialismo, è stata incapace di realizzarla.

martedì 3 gennaio 2012

L'"harakiri" della Lega

Da quando non è più al governo la Lega si è imbarcata in una pericolosissima avventura: tentare di "recuperare la verginità" lanciandosi a testa bassa contro il governo e le istituzioni.
Per fare ciò ha rispolverato alcuni suoi tradizionali, ma ormai frusti, cavalli di battaglia come la secessione,  il "celodurismo"e  il parlamento padano, ed ha ripreso toni polemici sguaiati, gratuitamente offensivi ed anche ridicoli, come lo striscione esposto al senato "Governo ladro", quasi che il precedente esecutivo, di cui la Lega era parte fondante, non avesse fatto manovre pesantissime, ma purtroppo  tardive e incerte e, quindi, inefficaci.
In questa deprimente campagna denigratoria si sono particolarmente distinti Bossi, che ormai sa esprimersi solo a suon di pernacchie e il solito Calderoli che crede di fare lo spiritoso paragonando il  discorso di fine anno del Capo dello Stato a quello dell'immondo Cetto la Qualunque.
 Maroni ha tentato di spiegare in una lettera al Corriere il diritto della Lega, come partito che non supporto l'attuale governo, a fare "un'opposizione frizzante": il punto è che l'azione della Lega non è affatto frizzante ma soltanto penosa e assolutamente controproducente.

Può stupire il fatto che questo partito,  al quale in passato è stata riconosciuta una capacità di sintonizzarsi con gli umori profondi di una significativa parte di elettorato, non si renda conto che il "sentire del popolo" è totalmente contrario alla risibile sceneggiata che sta mettendo in atto.
Le dichiarazioni brutali, a volte deliranti,  dei suoi leader costituiscono un'offesa non solo verso le istituzioni ma anche nei confronti dei cittadini che sono chiamati a forti sacrifici e che chiedono alle forze politiche comportamenti seri e responsabili, anche se si trovano all'opposizione
E' finito il tempo del "teatrino della politica":  bisogna dare atto a quasi tutti i partiti di aver saputo fare un passo indietro a fronte della terribile emergenza che dobbiamo affrontare e di aver opportunamente abbassato i toni del dissenso, pur non facendo mancare rilievi critici sui provvedimenti del governo, soprattutto in merito ad equità e crescita.
Personalmente credo che la Lega abbia assunto l'attuale deriva estremista soprattutto per disperazione, rendendosi conto di non avere le capacità e le risorse per produrre reali cambiamenti ( la vicenda del federalismo è illuminante a questo riguardo).
Il tentativo di raccattare consensi sollecitando l'inquietudine e sfruttando il malessere prodotto dalla crisi, potrà forse avere un certo successo nella sua base militante, ma allontanerà definitivamente dalla Lega quella parte dell'elettorato moderato che aveva votato per questa formazione politica  come "male minore", non riconoscendosi più nel PDL piegato alle esigenze personali del suo leader.
Che le elezioni si facciano alla loro scadenza naturale o che vengano  anticipate (cosa improbabile), la Lega subirà certamente un pesante ridimensionamento elettorale e, se dovesse proseguire nelle stessa insensata direzione, rischierebbe nelle elezioni successive di scomparire dal quadro politico parlamentare, come è avvenuto per le forze estremiste della sinistra  che avevano, fino al 2006, un consenso paragonabile a quello attuale della Lega e che, nel 2008, non hanno ottenuto alcun seggio in Parlamento. E' vero che allora queste forze si presentarono separate e non superarono per questo  motivo la soglia di sbarramento, ma un'elettorato stufo delle buffonate potrebbe fare brutte sorprese anche ad una Lega unita, non escludendosi, peraltro, che la stessa possa scindersi di qui ad allora.

Converrà, quindi, ai leader di questo partito, rivedere le loro posizioni disfattiste finchè sono in tempo ad evitare la catastrofe.

sabato 24 dicembre 2011

Il "bazooka" della BCE: opportunità e rischi

La BCE ha messo a disposizione delle banche europee circa 500 miliardi di euro al tasso dell'1% e con scadenza medio lunga per fornirle di liquidità sufficiente  a far superare il "credit crunch", cioè il taglio netto dei crediti a famiglie e imprese, che si è già ampiamente manifestato in tutta la zona euro.
Un secondo obiettivo, non dichiarato ma implicito, è quello di indurre le banche ad acquistare titoli di stato dei Paesi in difficoltà per ridurre i tassi d'interesse che gli stessi devono pagare sul debito e lo spread con i bund tedeschi.
E' la più grande manovra finanziaria mai messa in atto nel nostro continente e testimonia, da un lato, la gravità della crisi e, dall'altra il difficile tentativo che la BCE sta attuando di mantenere fermo il suo ruolo primario di garante della stabilità dei prezzi e del valore della moneta unica, che non le consente di finanziare direttamente gli stati, cercando nel contempo di ricreare la fiducia dei mercati nei confronti delle economie della zona euro, attraverso appunto un forte sostegno al sistema finanziario.
La posizione che i mercati hanno assunto a fronte di  questa maxi manovra è mista, in quanto le borse hanno reagito in modo cautamente positivo, mentre gli spread obbligazionari hanno continuato a mantenersi molto elevati. Il punto critico sta proprio nella risposta che le banche europee daranno agli stimoli della BCE: c'è infatti il rischio che le stesse possano "parcheggiare" la liquidità ricevuta nella stessa BCE anzichè destinarla a dare credito o ad acquistare titoli di stato, in attesa di maggiori chiarimenti da parte dei mercati. Questo comportamento attendista sarebbe, in certa misura, comprensibile perchè le banche sono già oberate da molti crediti inesigibili e da un attivo pieno di titoli di dubbio valore, ma esso potrebbe dar luogo a un circolo vizioso: i mercati tengono alti gli spread per stimolare le autorità monetarie e gli stati ad agire in modo risoluto, con ciò aumentando la riluttanza delle banche a comprare obbligazioni ad alto rischio/rendimento. La prudenza delle banche, a sua volta, alimenterebbe la sfiducia dei mercati.

Il crinale su cui si sta muovendo la BCE è quindi molto stretto anche perchè al suo interno non vi è concordanza di vedute, come dimostra il dibattito a distanza fra il consigliere italiano Bini Smaghi e il capo economista Jurgen Stark: il primo, in una  recente intervista al Financial Times, si è detto a favore di misure di "quantitative easing" , anche attraverso l'emissione di eurobond, il secondo ha confermato l'orientamento tedesco a non snaturare il ruolo della BCE e, implicitamente, il rifiuto della Germania di accollarsi i costi derivanti dai debiti eccessivi degli altri stati.
Il Presidente Draghi deve muoversi fra queste diverse istanze. A mio avviso, come ho già affermato in precedenti post,  fa molto bene a dimostrarsi "più tedesco dei tedeschi", evitando di cedere alla pressioni di chi vorrebbe una BCE a immagine della Federal Reserve americana. Molta importanza nella riuscita della manovrà avrà l'opera di "moral suasion" che la Banca Centrale dovrà discretamente esercitare sul sistema bancario dei vari Paesi. ricordando in particolare ai Paese più forti ( o apparentemente più forti ), che il potenziale tracollo di quelli deboli segnerebbe la fine delle loro banche, che sarebbero travolte dalle svalutazioni degli attivi e andrebbero in sicura bancarotta.

Un altro aspetto importante della partita in gioco è quello della ricapitalizzazione delle banche, richiesta dall'EBA, l'autorità finanziaria europea, diretta dall'italiano Andrea Enria. Questa richiesta ha suscitato vivaci reazioni, soprattutto dal sistema bancario del nostro Paese, che ritiene i requisiti richiesti penalizzanti per le nostre banche. Tuttavia ritengo che non solo la richiesta sia opportuna, fatti salvi eventuali aggiustamenti per ridurre possibili distorsioni, ma che la stessa, nel medio termine,  sia insufficiente. Infatti, negli anni delle "vacche grasse" le banche si erano abituate a ridurre al minimo il capitale  per esaltare i risultati, misurati principalmente in termini di ROE, cioè di ritorno sul capitale proprio: meno capitale voleva dire, migliori risultati e, soprattutto, maggiori incentivi e stock options per i manager di vertice. Ciò portava il sistema manageriale a correre sempre maggiori rischi  per ottenere maggiori benefit.
Nel mondo che ci attende nei prossimi anni, in cui la prudenza gestionale sarà vincente sulla spericolatezza, i requisiti  di capitale attualmente richiesti dall'EBA, intorno al 9% degli attivi, dovranno essere  accresciuti per rendere realmente solido il sistema creditizio, impedire nuovi disastri finanziari e avere una redditivà delle banche più compatibile con la logica economica e con il buon senso: i ROE superiori al 20%, talvolta vicini al 30%, che varie banche europee esibivano verso la metà dello scorso decennio erano, infatti, pura follia.

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Colgo l'occasione di questo post per fare a tutti i lettori del blog i migliori auguri per le Feste e il Nuovo Anno che, se tutti terranno la testa sul collo, potrebbe contribuire a superare la crisi e a preparare un futuro più equilibrato e sostenibile.

Invito coloro che fossero interessati a  dialogare con me e con altri lettori, a farsi vivi con loro opinioni, inseribili nel blog cliccando sulla parola "commenti", che si trova immdiatamente sotto ciascun post ,oppure inviandomeli via mail. Li pubblicherò firmando  il contributo con il solo nome del suo autore, salve diverse indicazioni.

sabato 10 dicembre 2011

Vertice europeo: ha vinto la Merkel, cioè l'Europa

Come avevo segnalato nel post precedente, la posizione della Merkel per affrontare la crisi ( creare un'unione economica europea a livello dei saldi di bilancio, istituire regole forti per sanzionare i paesi iandempienti, rinviare gli eurobond a dopo la realizzazione dei punti precedenti) era la ricetta giusta.
Il fatto che questa ricetta sia stata pienamente adottata dal vertice europeo di Cannes è quindi una vittoria per l'Europa e per chi ritiene necessaria una maggiore integrazione dei Paesi che la compongono.
Questa vittoria è stata confermata e amplificata dalla rinuncia della Gran Bretagna a partecipare al processo d'integrazione alle predette condizioni. La richiesta di Londra di esentare il proprio sistema finanziario dalle regole di trasparenza e di mantenere il principio dell'unanimità, che le avrebbe dato il potere di veto sui singoli provvedimenti, era irricevibile ed è stata giustamente respinta. Aver liberato l'unione Europea da questo fardello è fondamentale per poter procedere nella direzione di un'entità europea politica e non solo monetaria.
Come ha detto Prodi, che da ex Presidente della Commissione Europea se ne intende, in un'intervista al TG 3, la Gran Bretagna ha sempre scientificamente tentato d'impedire l'avanzamento della costruzione europea.  Senza questo ostacolo la prospettiva di unione economica si avvicina fortemente.
Come ho avuto modo di evidenziare in precedenti post, la City londinese è, insieme a Wall Street , l'ideatrice di quella "finanza creativa" che ha trasformato la Gran Bretagna da potenza industriale, ormai fortemente ridimensionata, a potenza finanziaria. E' quindi comprensibile che vi sia una difesa della maggiore fonte di benessere di questo Paese.  Quel tipo di finanza, però, ha creato degli autentici mostri: dai mutui subprime ai derivati (definiti da Warren Buffet, il maggior investitore mondiale "armi di distruzione di massa"), ai prodotti finanziari che impacchettavano titoli "spazzatura"  e che erano venduti, con la complicitàà delle agenzie di rating,  con la massima valutazione di solvibilità  (tripla A).
Gli squilibri sistemici attualmente esistenti nella finanza globale a causa di tali pratiche spericolate e rapaci non sono stati minimamente affrontati e saranno il terreno su cui si giocherà in futuro lo scontro fra le grandi potenze economiche. La crisi europea dei debiti pubblici ha per il momento oscurato questo  tema che verrà  però alla ribalta quando tale crisi sarà avviata definitivamente a soluzione. In tale scontro la Gran Bretagna probabilmente non sarà dalla parte dell'Europa.

Chi solleva critiche alle scelte fatte a Cannes ( ad esempio  Mario Deaglio su La Stampa di oggi 10 dicembre nel suo editoriale intitolato evocativamente "La camicia di forza") sostiene che la "ricetta Merkel" sia troppo rigida nell'imporre disciplina agli stati membri con il rischio di accentuare le tendenze depressive già in atto nelle economie europee e che ciò potrebbe avere serie implicazuioni sociali. Io non condivido affatto questa posizione perchè ritengo che siamo di fronte ad un cambiamento epocale, che comporta alti rischi ma potrebbe portare immensi benefici al nostro continente, consentendogli di acquisire uno status e una stabilità in precedenza ignoti. Per fare questo è necessario non essere spaventati dalla recessione: una riduzione dei consumi a favore di un aumento degli investimenti è indispensabile nei prossimi anni. Come dicono gli anglosassoni "non esistono pasti gratis": la recessione non è una iattura ma uno strumento, certamente doloroso ma necessario,  per riportare in equilibrio sistemi economici che hanno troppo a lungo vissuto al di sopra dei propri mezzi.
La cosiddetta "rigidezza"c della Merkel è ciò di cui abbiamo assolutamente bisogno e che, alla fine di un difficile percorso, ci salverà.
Venendo  ora alle iniziative volte a ricreare la fiducia dei mercati l'Italia, con la dura manovra messa a punto dall'attuale governo ," ha fatto la sua parte", come ha giustamente dichiarato il Presidente del Consiglio., che ha osservato peraltro come la manovra sarebbe stata migliore, sul piano dell'equità e della crescita, se vi fosse stato un tempo e strumenti più adeguati per confezionarla. Anche il Presidente Napolitano ha rimarcato che questa manovra è solo "il primo passo" cui altri dovranno seguire per raggiungere una migliore distribuzione  degli oneri e per evitare che l'impatto recessivo della manovra impedisca di riavviare il percorso di sviluppo dell'economia nazionale.
Circa le reazioni alla manovra, mi ha colpito il fatto che, per una volta, i politici sono più avanti dei cittadini: i primi, infatti, pur mugugnando (faccio riferimento ai partiti che sostengono il governo) hanno perfettamente capito che la manovra era inevitabile e non mancheranno certamente di approvarla. I secondi invece protestando per la reintroduzione dell'ICI sulla prima casa ( un sondaggio di Mannheimer ha messo in evidenza la contrarietà della grande maggioranza degli italiani a questo provvedimento) hanno manifestato non solo il legittimo  e comprensibile dispiacere a rinunciare al "regalo elettorale" fatto loro dal precedente governo, ma sembrano non capire che tale regalo era del tutto inconmpatibile con lo stato delle finanze pubbliche e non poteva assolutamente essere confermato. In tutti i Paesi europei, anche in quelli in condizioni assai migliori delle nostre, tale imposta viene pagata. Si potrà dire che i politici hanno potuto ingoiare più facilmente l'amara pillola della manovra perchè i loro privilegi sono stati solo minimamente toccati. Ma non va comunque sottovalutato il senso di responsabilità che le forze politiche hanno dimostrato in questa drammativa circostanza e che potrebbe avere positive conseguenze sull'evoluzione del nostro quadro politico, una volta superata la fase dell'emergenza. Pierferdinando Casini ha acutamente osservato in una recente intervista al Corriere della Sera che la forzata collaborazione imposta dalla crisi alle maggiori forze politiche è destinata a modificare profondamente il sistema delle future alleanze: non nel senso di portare alle "ammucchiate" ma di rivedere i confini storici delle alleanze  tradizionali per produrre coalizioni capaci di affrontare realmente e non rinviare le sfide non facili che ci attendono nei prossimi anni. L'atteggiamento che le forze politiche terranno verso  il governo Monti sarà il fattore discriminante fra le forze in gioco.

lunedì 28 novembre 2011

Crisi finanziaria: ha ragione la Merkel

La cancelliera tedesca è sottoposta a fortissime pressioni, da parte di Governi, soprattutto americano e inglese,  di economisti e di opinionisti affinchè acconsenta a che la Banca Centrale Europea acquisti quantità illimitate di titoli di Stati europei per calmare i mercati e riportare i tassi d'interesse a livelli sopportabili. Dovrebbe, cioè, imitare quanto gia fanno la Federal Reserve negli USA e la Banca Centrale nel Regno Unito.
 Un'altra richiesta che le viene fatta dalla Commissione Europea e in particolare da Sarkozy, data la situazione di deterioramento del debito francese, è quella di aderire alla proposta di emissione degli eurobond che dovrebbero essere garantiti dall'insieme degli Stati.
La cancelliera ha finora detto no ripetutamente ad entrambe le richieste perchè la prima è contraria a quanto prevedono i trattati europei, stravolgerebbe il ruolo della BCE e metterebbe a rischio la stabilità della moneta unica; la seconda perchè accollerebbe in sostanza alla Germania la parte maggiore dei costi e dei rischi e produrrebbe inevitabilmente un abbassamento del rating del suo debito.
Data questa "ostinata" opposizione, la Merkel viene accusata di mancare di visione e/o di coraggio: la sua ostinazione metterebbe a repentaglio l'euro e la stessa costruzione europea.
Che esista un rischio d'implosione della moneta unica e dell'area Euro non v'è dubbio, ma la proposta di rendere la BCE il "prestatore di ultima istanza" è una soluzione di gran lunga peggiore del male che si deve affrontare, in quanto vorrebbe dire che si cerca di curare le economie drogate dal debito, non cercando di ridurlo, ma offrendo agli Stati indebitati i mezzi finanziari per perpetuarlo e creando le condizioni per un ulteriore indebitamento. Ciò aumenterebbe fortemente l'"azzardo morale", cioè la propensione a prendere ulteriori rischi.
Che questa ricetta sia pessima lo dimostra quanto sta avvenendo negli USA dove essa viene applicata: i mercati hanno reagito molto positivamente alla "monetizzazione del debito", fatta dalla Federal Reserve,  ma il debito ha continuato a salire producendo il declassamento degli Stati Uniti. Ormai il rapporto debito/pil in questo Paese ha raggiunto il 105% e, considerando l'elevatissimo deficit federale, il prossimo anno sarà molto vicino al livello attuale del debito italiano, il che comporterà certamente un ulteriore downgrading. Nel frattempo, stante l'apparentemente minore drammaticità della crisi finanziaria USA rispetto a quella europea, la ricerca di vere soluzioni viene sempre rinviata: i democratici e i repubblicani non sono infatti riusciti a trovare un accordo per la riduzione del deficit federale. Così negli USA si continua ad agire sugli effetti, ignorando le cause e aggravando le difficoltà.
Quindi il vero malato è  proprio l'America perchè ha sei problemi irrisolti che s'intrecciano in modo perverso e che possono produrre esiti letali: le conseguenze dei mutui subprime sul mercato immobiliare, la bolla dei derivati, la crisi del sistema bancario, l'elevato indebitamento delle famiglie, l'abnorme debito pubblico e un crescente deficit federale.
Ha quindi pienamente ragione la Merkel a diffidare dei consigli che le vengono d'oltreatlantico. L'unica via che può salvare l'Europa è, come lei sostiene, la creazione di un governo unico dell'economia, a livello  di saldi di bilancio ( non delle singole misure, che resterebbero di competenza degli Stati) e un sistema forte di controlli e sanzioni nei confronti degli Stati membri che sgarrano rispetto alla disciplina fiscale. A questa posizione si obietta che richiede tempi lunghi e che i mercati non sono disposti ad aspettare. Ma è una falsa obiezione anzitutto perchè, con la scorciatoia degli accordi bilaterali fra Stati, i tempi sarebbero molto  ridotti rispetto a quelli richiesti dalla modifica dei trattati europei e poi perchè i mercati vogliono vedere proposte di soluzione credibili, anche se di medio periodo. Se le proposte che Merkel e Sarkozy presenteranno al summit europeo di dicembre saranno contemporaneamente ambiziose e realistiche, i mercati si calmeranno, dato che è ormai chiaro che le soluzioni puramente monetarie danno un beneficio a breve, ma complicano i problemi in un'ottica più lunga. La concessione della liquidità necessaria nella fase di transizione al nuovo assetto dell'area Euro potrebbe essere fatta dal Fondo Monetario Internazionale il cui ruolo è proprio quello di aiutare gli Stati in difficoltà e che, a differenza della Federal Reserve, ha sempre strettamente condizionato il finanziamento a uno stringente piano di rientro dal debito, riducendo così l"azzardo morale" dei debitori.
 E a quel punto la Merkel potrebbe anche accettare, come ha lasciato in qualche modo intendere, l'emissione di eurobond perchè il sacrificio che essi comporterebbero per la Germania sarebbe compensato dal giusto e riconosciuto ruolo di leadership che essa dovrebbe assumere nel processo d'integrazione europea.